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L.c.a.: il rimedio contro il silenzio del commissario sulle istanze dei creditori è l’opposizione al passivo

Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa la presentazione, da parte del preteso creditore, di domande ai sensi dell'art. 208 l. fall., o di osservazioni o istanze, ai sensi dell'art. 207 l. fall., comporta l'obbligo del commissario liquidatore di provvedere su di esse; ne consegue che, nel caso in cui il credito non sia contemplato, in tutto o in parte, nell'elenco dei crediti ammessi o respinti, il "silenzio" assume il valore di implicito rigetto, contro il quale, per evitare il formarsi di una preclusione, il creditore deve proporre opposizione allo stato passivo. E’ questo il principio di diritto enunciato dalla Cassazione, con la sentenza n. 25301, dell’11 novembre.

La fattispecie. Il creditore di una società in liquidazione coatta amministrativa proponeva opposizione allo stato passivo, lamentando la mancata ammissione di un importo, sul  quale il commissario liquidatore non si era pronunciato. L’opposizione veniva, però, ritenuta inammissibile, in primo e secondo grado, e il creditore istante proponeva ricorso per cassazione.
Il silenzio del commissario su una richiesta di ammissione al passivo ha valore di rigetto. La Cassazione afferma, invece, che il silenzio del commissario su una domanda relativa al preteso credito di un terzo assume significato di rigetto, a condizione che il creditore abbia proposto di domanda di ammissione o anche soltanto formulato le sue osservazioni ai sensi dell’art. 207 l. fall.: in questi casi, infatti, egli non ha altro rimedio che l’opposizione ex art. 98 l. fall.
Il commissario, infatti, ha l’obbligo giuridico di pronunciarsi sulle istanze, domande e osservazioni relative al passivo, e un suo silenzio assume implicitamente valore di rigetto, contro cui, per evitare la preclusione endofallimentare, occorre reagire ai sensi dell’art. 98.
Per avallare ulteriormente questa tesi, la Cassazione cita anche il recente intervento del legislatore che, con il c.d. Decreto Sviluppo-bis, ha modificato gli artt. 207 e 208 l. fall. prevedendo a carico del creditore l’onere di indicare un indirizzo Pec al quale il commissario deve effettuare le successive comunicazioni. Tali disposizioni, pur non applicabili ratione temporis alla vicenda in esame, confermano l’esistenza di un obbligo di provvedere in capo al commissario.
 

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