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Le dichiarazioni rese dal fallito al curatore sono prove valide ai fini giuridici

06 Ottobre 2016 |

Cass. Pen.

Bancarotta preferenziale
 

Le dichiarazioni rese dal fallito al curatore fallimentare possono essere utilizzate a fini probatori non essendo soggette alla disciplina ex art. 63, comma 2, c.p.p., in quanto il curatore non appartiene alle categorie indicate da detta norma, e la sua attività non può considerarsi ispettiva o di vigilanza ai sensi e per gli effetti dell’art. 220 disp. coord. c.p.p. Così si è espressa la Corte di Cassazione nella sentenza n. 41429 pubblicata il 3 ottobre 2016.

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