News

Modifiche migliorative alla proposta dopo l’inizio delle operazioni di voto

Cass. Civ. - Sez. I - 28 aprile 2015, n. 8575, sent.

Il divieto di apportare modifiche alla proposta di concordato preventivo dopo l’inizio delle operazioni di voto dei creditori, sancito dall’art. 175, comma 2, l. fall., vale anche per quelle modifiche qualificate dal debitore come migliorative: ciò al fine di evitare che il piano su cui i creditori hanno espresso il voto risulti diverso da quello che verrà effettivamente eseguito. È questo il principio affermato dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8575 del 28 aprile.
Il caso. Il tribunale di Firenze rigettava la domanda di omologazione del concordato preventivo, formulata da una società, e ne dichiarava il fallimento. La Corte d’Appello (in questo portale, con nota di Iucci, Limiti del controllo giudiziale sulla fattibilità giuridica e problematiche sulle integrazioni delle modalità esecutive della proposta di concordato) in accoglimento del reclamo, revocava la dichiarazione di fallimento e omologava il concordato, ritenendo ammissibili le modifiche apportate dalla società debitrice alla proposta concordataria, anche se avvenute dopo le operazioni di voto, in quanto considerate non modificazioni della proposta, ma mere integrazioni incidenti in senso migliorativo per i creditori. Questi ultimi proponevano, infine, ricorso per cassazione.
Il limite temporale per la modifica della proposta concordataria. La sentenza impugnata ha escluso l’applicabilità della norma che sancisce il divieto di apportare modifiche alla proposta concordataria, una volta iniziate le operazioni di voto, ritenendo che nel caso di specie le modifiche avessero natura integrativa, incidenti solo sulle modalità esecutive della proposta, e fossero in ogni caso migliorative per i creditori, rispetto a quelle originariamente offerte.
La Cassazione ribadisce, però, la portata generale del divieto di cui all’art. 175, comma 2, l. fall.: contrariamente a quanto affermato dalla Corte territoriale, infatti, nonostante le riforme degli ultimi anni abbiano inteso valorizzare l’aspetto privatistico della procedura concordataria e il potere dispositivo delle parti, il legislatore del 2007 ha modificato l’art. 175 prevedendo espressamente un preciso limite temporale per la presentazione di modifiche alla proposta di concordato, senza distinguere tra modifiche migliorative o peggiorative.
Le modifiche migliorative e la ratio del divieto ex art. 175. Con tale previsione si è voluto evitare che “il calcolo delle maggioranze si fondi su voti espressi in riferimento ad un piano diverso da quello destinato ad essere effettivamente eseguito”.
Modifiche della proposta che non comportano un mutamento delle percentuali di soddisfazione dei crediti, prosegue la Suprema Corte, possono comunque assumere rilevanza sui tempi e sulla fruttuosità della liquidazione, incidendo dunque sulla fattibilità economica del concordato. E se è vero che, per pacifica giurisprudenza, tale ultimo aspetto è sottratto al controllo del tribunale, perché rimesso alla valutazione dei creditori, questi ultimi devono comunque essere informati sulle concrete prospettive temporali ed economiche della realizzazione del piano.
Le modifiche alle modalità esecutive del piano rendono necessaria una nuova attestazione. Poiché il piano non può essere disgiunto dalla proposta concordataria, della quale costituisce lo strumento di realizzazione, la sentenza impugnata appare censurabile anche nella parte in cui ha escluso la necessità di una nuova attestazione: secondo la S.C., infatti, la prognosi favorevole in ordine all’esito del concordato, formulata dal professionista attestatore ai sensi dell’art. 161, comma 3, è “inevitabilmente connessa, dal punto di vista causale, alla buona riuscita del piano”. Anche in caso di modifiche non sostanziali della proposta, che attengano solo alle modalità esecutive del piano, è pertanto necessario un aggiornamento della relazione attestatrice, non essendo sufficiente, come sostenuto dalla Corte territoriale, la nuova relazione predisposta dal commissario giudiziale.
La modifica della proposta che comporta una trasformazione del piano implica il superamento del precedente accordo. La Cassazione conclude affermando che le nuove condizioni prospettate, comportando una trasformazione del piano allegato alla proposta, hanno determinato il superamento della proposta originaria: una volta esclusa l’ammissibilità delle modifiche perché intervenute tardivamente, al tribunale sarebbe comunque preclusa la possibilità di tornare ad esaminare la proposta originaria, ed eventualmente omologarla se su di essa era stato già raggiunto il parere positivo dei creditori: le modifiche devono intendersi, in conclusione, come una revoca della precedente proposta.
Anche sotto questo profilo non appare condivisibile la conclusione adottata dalla sentenza d’appello, che viene, pertanto, cassata senza rinvio.

 

Potrebbe interessarti anche:
Corte d'Appello di Firenze - 10 febbraio 2014

 

Leggi dopo