News

No alla prededuzione se il professionista ha taciuto atti in frode rilevanti ex art. 173 l. fall.

22 Maggio 2020 |

Cass. Civ.

Prededuzione

 

Un professionista, dopo aver assistito una società per l'accesso a una procedura di concordato poi sfociata in fallimento, insinuava nel passivo il proprio credito per le prestazioni professionali fornite.
Chiedeva in particolare l'ammissione in prededuzione, ma il Giudice Delegato accordava solo il privilegio ex art. 2751-bis n. 2 c.c.
In sede di opposizione il Tribunale confermava la decisione del Giudice Delegato spiegando che l'attività del professionista si era dimostrata manifestamente inutile e addirittura dannosa per i creditori.

 

Il creditore aveva richiesto l'ammissione del proprio credito in prededuzione invocando l'art. 111 l.fall. che accorda simile priorità ai crediti sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali.
Nel caso di specie l'attività del professionista doveva essere intesa come "strumentale" e "funzionale" all'accesso alla procedura concordataria e allo svolgimento delle stessa.
Il Tribunale però (e prima ancora il Giudice Delegato in sede di verifica crediti) aveva accertato che il creditore, nel corso della procedura concordataria, aveva taciuto la sussistenza di un sequestro penale per omessi versamenti iva sull'immobile della società.
Ciò aveva evidentemente minato la fattibilità del piano concordatario e aveva comportato la revoca della procedura concordataria stessa exart. 173 l. fall..
Il Tribunale ha quindi espresso un giudizio negativo circa l'«adeguatezza funzionale» dell'attività svolta dato che la revoca ex art. 173 l.fall. era conseguita «proprio in virtù della violazione da parte del professionista di quegli obblighi che se assolti diligentemente avrebbero al contrario portato all'omologa».

 

La Cassazione nel provvedimento in commento torna dunque ad occuparsi del credito del professionistache ha assistito l'imprenditore (individuale o collettivo) nell'accesso e nella gestione della procedura concordataria cui sia conseguito il fallimento.
I Giudici della S. Corte dapprima ricordano il percorso giurisprudenziale che ha consentito di “affrancare” la prededuzione del credito del professionista che ha assistito la società in concordato dalla condizione dell' “utilità”.
Nello specifico la norma di riferimento, come detto, è l'art. 111 l. fall. che accorda la prededuzione in base a due criteri distinti: uno cronologico per i crediti sorti in occasione di una procedura concorsuale, l'altro teleologico cioè per i crediti sorti "in funzione" di una procedura concorsuale.
In particolare, la “funzionalità” è stata considerata sinonimo di “strumentalità” e sussiste per il credito del professionista che ha assistito la società per accedere alla procedura di concordato.
La norma ha come ratio l'intento di favorire soluzioni concordate alle crisi di impresa ed è - in questo senso - "speculare" all'art. 67, lett. g) che esclude dal rischio revocatoria i pagamenti dei debiti eseguiti dall'imprenditore per ottenere le prestazioni di servizi strumentali all'accesso alla procedura concordataria.
Simile esenzione vale dunque per il pagamento delle parcelle dei professionisti che assistono il debitore per l'accesso al concordato preventivo, per la redazione della domanda e per la predisposizione del piano).
Si tratta infatti di crediti certamente strumentali/funzionali ex art. 111 l. fall. non rilevando la circostanza che siano sorti prima della procedura stessa (si veda Cass. n. 5098/14), né che la procedura concordataria sia poi "naufragata" in fallimento (Cass. n. 1765/15).

 

La Corte evidenzia al riguardo che la verifica del nesso di funzionalità/strumentalità deve essere compiuta controllando se l'attività del professionista possa essere ricondotta nell'alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante, non potendo l'evoluzione in fallimento essere di per sé idonea ad escludere la prededuzione.
Nessuna verifica deve essere invece fatta circa l'ulteriore requisito dell'utilità in concreto per la massa dei creditori poiché, secondo giurisprudenza costante, già l'accesso alla procedura concordataria comporta di per sé vantaggi per i creditori quali la cristallizzazione del passivo e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'azione revocatoria (si veda l'art. 69-bis l.fall. al riguardo).

 

Delineato il quadro generale nei termini brevemente esposti, la Cassazione afferma però che nel caso specifico in esame la procedura concordataria è stata revocata per la scoperta da parte dei commissari giudiziali di alcuni atti in frode imputabili all'imprenditore e condivisi e taciuti dal professionista.
È evidente che simili accertamenti impediscono l'applicazione dei principi sopra richiamati.
La prededuzione in questo caso non può essere riconosciuta non tanto per la mancanza di "utilità" quanto perché la prestazione del professionista che concorre nella commissione di atti in frode è in radice estranea alle forme di soluzione concordata della crisi di impresa che l'art. 111, comma 2, l. fall. intende favorire.
La norma infatti premia con la prededuzione l'attività di chi si sia adoperato lecitamente per il risanamento dell'impresa (anche se poi il risanamento non si raggiunge), ma non può operare se in concorso con l'imprenditore sono stati compiuti atti in frode tanto gravi da comportare una revoca ex art. 173 l.fall..
Interessante sul punto anche la risposta che la Cassazione fornisce all'obiezione di incongruenza e illogicità sollevata dal professionista al Tribunale che da un lato ha ritenuto il creditore corresponsabile con l'imprenditore per gli atti in frode negando la prededuzione e dall'altro ha riconosciuto il credito professionale nella sua interezza ammettendolo al privilegio.
Gli Ermellini osservano che simili argomenti sono privi di pregio dato che l'ammissione al passivo riguarda analisi squisitamente civilistiche in ordine all'esistenza del credito, al contrario la collocazione in prededuzione richiede un'indagine in merito agli ulteriori presupposti processuali (più che sostanziali) di cui all'art. 111, comma 2 l.fall..
In altri termini un'analisi civilistica circa la sussistenza sostanziale di un credito non investe l'ulteriore requisito processuale della strumentalità ex art. 111 l.fall. necessario per il premio della prededuzione.
Peraltro, la Cassazione osserva che il profilo dell'esistenza del credito non era stato esaminato dal Collegio in sede di opposizione, né poteva esserlo perché non oggetto di impugnazione (in questi termini Cass. n. 9928/18).
Il ricorso viene quindi rigettato dalla Suprema Corte.

Leggi dopo