News

Non ricorribilità per cassazione del decreto di ammissione al concordato nemmeno quando statuisce sulla prededucibilità o meno del compenso dell’attestatore

31 Maggio 2017 |

Cass. Civ.

Prededuzione

Il provvedimento con cui il Tribunale, in sede di ammissione al concordato preventivo, nega la natura prededucibile al credito del professionista che ha attestato la fattibilità della proposta di concordato non è ricorribile in cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. perché privo dei requisiti di decisorietà e di definitività.

 

Il caso. Un professionista redigeva la relazione ex art. 161, comma 3, l.fall. in merito alla veridicità dei dati aziendali e alla fattibilità del piano concordatario proposto da una società. Il Tribunale dichiarava aperta la procedura di concordato preventivo ma nulla stabiliva relativamente alla prededucibilità del compenso del professionista attestatore.  Avverso tale provvedimento il professionista proponeva ricorso per cassazione denunciando la violazione dell’art. 182-quater l.fall.

 

Solo il decreto con cui il Tribunale definisce il giudizio di omologazione possiede carattere decisorio, non il precedente decreto di ammissione. Il decreto di ammissione al concordato preventivo non ha carattere decisorio e non è definitivo e quindi non è suscettibile di ricorso straordinario per cassazione. Ha invece carattere decisorio, poiché emesso all’esito di un procedimento di natura contenziosa, il decreto con cui il Tribunale definisce, in senso positivo o negativo, il giudizio di omologazione del concordato preventivo, anche senza emettere consequenziale sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, benchè anch’esso non possieda carattere definitivo, essendo soggetto a reclamo presso la Corte d’Appello.

Di conseguenza neppure è soggetto a ricorso straordinario per cassazione.

Un ricorso per cassazione è invece proponibile contro il provvedimento conclusivo della Corte d’appello emesso sull’eventuale reclamo.

Leggi dopo