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Omesso versamento IVA e ammissione al concordato

In tema di omesso versamento IVA, il reato è da considerare già perfezionato alla scadenza del termine anche se essa è successiva all’ammissione al concordato preventivo.

 

Il caso. Il tribunale assolveva il Presidente del consiglio di amministrazione e l’amministratore delegato di una S.p.a. dal reato di omesso versamento IVA osservando che la società – prima della scadenza del pagamento dell’imposta – aveva presentato domanda di concordato, che poi il tribunale aveva accolto, e questo impediva agli imputati di effettuare qualsivoglia pagamento, compreso il versamento dell’IVA. Avverso tale provvedimento il Procuratore generale presso la Corte d’appello proponeva ricorso in Cassazione ex  art. 569 c.p.p.

 

L’ammissione al concordato non esclude il reato di omesso versamento IVA. In tema di omesso versamento IVA, l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, seppure antecedente alla scadenza del termine previsto per il versamento dell’imposta, non esclude il reato previsto dall’art. 10-ter D.Lgs. n. 74/2000 in relazione al debito IVA scaduto e da versare. È pur vero che, secondo un diverso orientamento, non sarebbe configurabile il reato di cui all’art. 10-ter, per il mancato versamento del debito IVA scaduto, nel caso in cui il credito sia stato ammesso al concordato preventivo con pagamento dilazionato e/o parziale dell’imposta. Tuttavia, precisa la Suprema Corte, tale opinione giurisprudenziale non sarebbe  rilevante poiché, trattandosi di reato istantaneo, esso si perfeziona alla scadenza del proprio termine.

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