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Omesso versamento IVA e crisi di liquidità

In tema di omesso versamento IVA, non può essere invocata, al fine di escludere la colpevolezza, la crisi di liquidità; devono essere assolti, sul punto, precisi oneri di allegazione che devono investire l’aspetto della non impunibilità al contribuente della crisi economica che improvvisamente avrebbe investito l’azienda.

 

Il caso. La Suprema Corte, con la sentenza n. 11035 depositata lo scorso 13 marzo, ha accolto il ricorso di un legale rappresentante di una Sas ritenuto, in primo e secondo grado di giudizio, responsabile del reato di cui all’art. 10-ter d.lgs 74/2000. Il ricorrente deduceva che l’omesso versamento IVA, nelle annualità contestate, non era dovuto ad una condotta volontaria ma alla crisi di liquidità nella quale versava l’azienda, che vantava crediti non riscossi per importi di gran lunga superiori al debito fiscale.

 

L’integrale pagamento dei debiti tributari estingue il reato. L’art. 11 D.Lgs. n. 158/2015 ha attribuito all’integrale pagamento dei debiti tributari nei casi dei reati di cui agli artt. 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1, D.Lgs. 74/2000, efficacia estintiva, e non più soltanto attenuante. Tale causa di non punibilità, precisano i Giudici, è applicabile ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 158/2015 anche qualora, a quel momento, fosse già stato aperto il dibattimento.

 

Crisi di liquidità ed oneri per la non imputabilità del contribuente. I Giudici hanno inoltre precisato che risulta necessario assolvere precisi oneri di allegazione che devono investire non solo l’aspetto della non imputabilità al contribuente della crisi economica che improvvisamente avrebbe investito l’azienda, ma anche la circostanza che detta crisi non potesse essere adeguatamente fronteggiata tramite il ricorso ad idonee misure da valutarsi in concreto.

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