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Opposizione allo stato passivo e imposta di registro: illegittima la norma che prevede la misura proporzionale

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 177 del 13 luglio scorso, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, comma 1, lettera c), della Tariffa, Parte prima, allegata al d.P.R. n. 131/1986, nella parte in cui assoggetta all’imposta di registro proporzionale, anziché in misura fissa, anche le pronunce che definiscono i giudizi di opposizione allo stato passivo del fallimento con l’accertamento di crediti derivanti da operazioni soggette all’imposta sul valore aggiunto.

 

Il caso. La Commissione tributaria provinciale sollevava questione di legittimità costituzionale dell’art. 8, comma 1, lettera c), della Tariffa, Parte prima, allegata al d.P.R. n. 131/1986. La questione sorgeva nel corso di un giudizio promosso dal curatore del fallimento di una S.p.a. nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e la controversia aveva ad oggetto un avviso di liquidazione, che determinava  l’imposta di registro relativa ad un decreto pronunciato ai sensi dell’art. 98 l.fall.. Con esso il Tribunale, definendo un giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento, ammetteva al concorso un credito in precedenza escluso. Il ricorrente, pertanto, nel processo principale lamentava l’applicazione  dell’imposta di registro nella misura proporzionale dell’uno per cento, anziché nella misura fissa, nonostante si trattasse della registrazione di un provvedimento relativo a un credito derivante da operazioni soggette all’IVA. Il giudice a quo, dubitando della legittimità costituzionale dell’art. 8, comma 1, lettera c), della Tariffa, in riferimento agli artt. 3, 24, 53 e 10 Cost., rimetteva la questione alla Consulta.

 

Agevolazione fiscale e principio di alternatività tra imposta di registro e IVA. L’agevolazione fiscale trova il suo fondamento nel principio di alternatività fra l’imposta di registro e l’IVA, stabilito in via generale dall’art. 40 d.P.R. n. 131/1986 e diretto a evitare fenomeni di doppia imposizione, conseguenti alla simmetria del sistema IVA-registro. Il fatto che l’accertamento del diritto di credito costituisca il necessario antecedente logico-giuridico della condanna non rende omogenee le fattispecie messe a confronto, neppure ai fini del regime tributario agevolato. È evidente, infatti, la diversità degli effetti che derivano dai due tipi di pronunce, quanto alla realizzazione degli interessi del creditore, perché solo quelle di condanna sono suscettibili di esecuzione forzata, rientrando così nell’ambito di applicazione dell’IVA qualora dispongano il pagamento di corrispettivi o prestazioni soggetti a tale imposta.

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