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Osservatorio sulla Cassazione - Dicembre 2019

20 Gennaio 2020 | Fallimento: disciplina generale

 

Bancarotta preferenziale e pagamenti finalizzati alla salvaguardia dell’attività sociale

Cass. Pen. – Sez. V – 17 dicembre 2019, n. 50961, sent.

Non è configurabile il reato di bancarotta preferenziale allorchè, in una situazione di insolvenza, l’imprenditore abbia effettuato pagamenti finalizzati, in via esclusiva o prevalente, alla salvaguardia dell'attività sociale, nella ragionevole prospettiva di evitare il fallimento o di attenuarne gli effetti (nel rispetto della par condicio creditorum), nonchè nell'ipotesi che vengano soddisfatti creditori aventi titoli di preferenza certamente poziori. La prova di dette situazioni "scriminanti" è, a carico dell'imprenditore, che è l'unico soggetto in grado di chiarire quale destinazione abbia dato ai beni aziendali ed è responsabile del corretto utilizzo delle risorse dell'impresa.

 

La domanda di esecuzione in forma specifica del contratto preliminare di compravendita

Cass. Civ. – Sez. I – 16 dicembre 2019, n. 33238, sent.

Il curatore fallimentare mantiene, anche in caso di domanda di esecuzione in forma specifica del contratto preliminare di compravendita immobiliare, il potere di sciogliersi da tale vincolo contrattuale. Laddove però il promissario acquirente/attore abbia trascritto la domanda prima della trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel registro delle imprese, la dichiarazione di scioglimento del curatore non avrà effetti nei suoi confronti.

 

Mala gestio degli amministratori: le dimissioni non salvano il sindaco

Cass. Civ. – Sez. I – 11 dicembre 2019, n. 32397, sent.

In caso di azione di responsabilità promossa dal fallimento di una società nei confronti degli organi sociali e, in particolare, del collegio sindacale, le dimissioni di un sindaco, a fronte di una condotta contra legem dell’amministratore, non sono idonee ad escludere la responsabilità quando non siano accompagnate da concreti atti volti a contrastare, porre rimedio o impedire il protrarsi degli illeciti.

 

Trasferimento d’azienda e responsabilità solidale del cessionario

Cass. Civ. – Sez. I – 10 dicembre 2019, n. 32134, sent.

In tema di cessione di azienda, il principio di solidarietà fra cedente e cessionario, fissato dall'art. 2560, comma 2, c.c., con riferimento ai debiti inerenti all'esercizio dell'azienda ceduta anteriori al trasferimento, principio condizionato al fatto che essi risultino dai libri contabili obbligatori, deve essere applicato tenendo conto della "finalità di protezione" della disposizione, finalità che consente all'interprete di far prevalere il principio generale della responsabilità solidale del cessionario ove venga riscontrato, da una parte, un utilizzo della norma volto a perseguire fini diversi da quelli per i quali essa è stata introdotta, e, dall'altra, un quadro probatorio che, ricondotto alle regole generali fondate anche sul valore delle presunzioni, consenta di fornire una tutela effettiva al creditore che deve essere salvaguardato.

 

La nozione di insolvenza rilevante ai fini della segnalazione alla Centrale rischi di un credito in sofferenza

Cass. Civ. – Sez. I – 6 dicembre 2019, n. 31921, ord.

Deve ritenersi legittima la segnalazione alla Centrale rischi di un credito "in sofferenza", inteso come esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, ovvero in condizione di incapacità non transitoria di adempiere alle obbligazioni assunte, o in situazione sostanzialmente equiparabile. La nozione di insolvenza rilevante ai fine della segnalazione, infatti, non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come deficitaria, ovvero come di grave difficoltà economica, senza, quindi, alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità e senza che assuma rilievo la manifestazione di volontà di non adempiere, che sia giustificata da una seria contestazione sull'esistenza del credito. Tale segnalazione richiede una valutazione, da parte dell'intermediario, riferibile alla complessiva situazione finanziaria del cliente.

 

La mancata impugnazione del piano di riparto preclude la possibilità di far valere le ragioni dei creditori concorrenti

Cass. Civ. – Sez. I – 4 dicembre 2019, n. 31659 - sent.

A seguito dell'approvazione del piano di riparto fallimentare e della sua mancata impugnazione nei termini di legge, con susseguente chiusura della procedura concorsuale, rimane preclusa ai creditori concorrenti, ancorchè pretermessi, la possibilità di far valere in separato giudizio le proprie ragioni - invero attinenti a rapporti giuridici ormai definiti nell'ambito della procedura medesima – mediante inammissibili azioni di ripetizione dell'indebito o arricchimento senza causa nei confronti del creditore avvantaggiato nel concorso e del curatore del fallimento.

 

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