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Osservatorio sulla Cassazione - Febbraio 2017

16 Marzo 2017 | Fallimento: disciplina generale

Fallimento e revoca della sentenza dichiarativa

Cass. Civ. – Sez. I – 3 febbraio 2017 – n. 2958, sent.

 

La statuizione di revoca della sentenza dichiarativa di fallimento per difetto di una condizione di procedibilità, inidonea ad assumere autorità di giudicato in senso sostanziale, non osta all'emissione di una nuova sentenza dichiarativa nei confronti della società, ancorché fondata sui medesimi elementi di fatto che, già nella prima sentenza, erano stati ritenuti indicativi del suo dissesto.

 

Il socio non può proporre reclamo contro la sentenza che ha dichiarato fallita la società

Cass. Civ. - Sez. I – 2 febbraio 2017 - n. 2957, sent.

 

Qualora una società abbia domandato il proprio fallimento, il socio non è legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza dichiarativa, in quanto la delibera assembleare che ha autorizzato l’organo amministrativo alla presentazione dell’istanza ha efficacia vincolante, ex art. 2377, comma 1, c.c., per tutti i soci, salvo che non sia stata impugnata e poi sospesa o annullata. Tale principio vale anche nel caso in cui il reclamo sia stato proposto dal socio dichiarato fallito in estensione: anch’egli, infatti, pur rappresentato in assemblea dal curatore, può comunque impugnare la delibera assembleare.

 

 

La tutela dei creditori in caso di riduzione volontaria del capitale sociale ante-concordato preventivo

Cass. Civ. – Sez. I – 2 febbraio 2017 - n. 2773, sent.

 

Deve ritenersi inammissibile, per atti in frode ai creditori, la proposta di concordato preventivo formulata da una società che non contenga adeguata informazione sull’operazione di riduzione volontaria del capitale sociale: non sussiste alcun antagonismo tra il mancato esercizio dell’opposizione dei creditori alla riduzione del capitale, ex art. 2482, comma 2, c.c., e lo statuto di informazione che va assicurato ai creditori per effetto della domanda di concordato, ex art. 161 l. fall., trattandosi di istituti che presidiano beni giuridici diversi.

 

 

Ammissione al passivo: domanda supertardiva e mancato avviso al creditore

Cass. Civ. – Sez. VI – 24 febbraio 2017 - n. 4863, sent.

 

Ai fini dell'ammissibilità della domanda cd. supertardiva, di cui all’art. 101, ultimo comma, l.fall. il mancato avviso al creditore da parte del curatore del fallimento, previsto dall’art. 92 l.fall., integra la causa non imputabile del ritardo da parte del ricorrente. il curatore ha facoltà di provare che il creditore, pur in mancanza del predetto avviso, abbia comunque avuto notizia del fallimento. Spetta al giudice di merito la valutazione dell'avvenuta conoscenza.

 

 

Socio accomandatario e fallimento in estensione

Cass. Civ. – Sez. I – 28 febbraio 2017 – n. 5069, sent.

 

Il fallimento in estensione è da associare, nell'ottica dell’art. 147 l.fall., alla responsabilità gestoria del socio illimitatamente responsabile, derivata dalla struttura di governo della società. In tale specifico senso la norma impone la fallibilità anche del socio che si sia ingerito nella gestione. Nella società in accomandita semplice il socio accomandante incorre nella decadenza dalla limitazione di responsabilità, la quale è volta a impedire che sia perduto il connotato essenziale di tale società, costituito dalla spettanza della sua amministrazione, ai sensi dell'art. 2318 c.c., al solo socio accomandatario.

 

 

Concordato preventivo e comunicazione della domanda al PM

Cass. Civ. - sez. I - 28 Febbraio 2017 - n. 5074, sent.

 

La comunicazione al pubblico ministero della domanda di concordato preventivo non comporta la necessaria partecipazione, a pena di nullità, di tale organo nel processo di concordato o alla sua fase di impugnazione. La comunicazione ha lo scopo di provocare controlli nell’interesse pubblico alla verifica della regolarità della procedura.

 

 

Fallimento e principio di non contestazione

Cass. Civ. - Sez. I - 28 Febbraio 2017 - n. 5067, sent.

 

Il principio di non contestazione ex art. 115 c.p.c., sintetizzando una tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, ha dignità di regola generale e, come tale, opera a pieno titolo anche nel processo di fallimento. 

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