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Osservatorio sulla Cassazione - Luglio e Agosto 2019

24 Settembre 2019 | Fallimento: disciplina generale

Contratto di locazione e recesso del curatore

Cass. Civ. - Sez. I – 3 luglio 2019 - n. 17804, ord.

L'art. 80, comma 2, l. fall., secondo il quale il curatore fallimentare può in qualunque momento recedere dal contratto di locazione corrispondendo al locatore un giusto compenso, è applicabile solo nel caso in cui, alla data della dichiarazione di fallimento, sia in vigore una locazione di cui il fallito sia parte. Tale norma non è invece applicabile laddove il contratto risulti in quel momento già caducato. In tal caso la protrazione della detenzione del bene da parte della curatela risulta priva di titolo giuridico e quindi fonte di responsabilità extracontrattuale. Ne consegue che il creditore del proprietario del bene ha natura integralmente riparatoria e non meramente indennitaria e l'obbligazione risarcitoria viene a carico del fallimento ex art. 111, n. 1, l. fall..

 

La revocatoria degli atti costitutivi di un diritto di prelazione per debiti contestualmente creati

Cass. Civ. - Sez. I – 3 luglio 2019 - n. 17808, ord.

In tema di azione revocatoria fallimentare, l'espressione, adoperata dall'art. 67, comma 2, l.fall., secondo cui sono revocabili, fra l'altro, gli atti "costitutivi di un diritto di prelazione per debiti contestualmente creati", si riferisce al caso in cui il diritto di prelazione sorga come effetto giuridico di un atto negoziale diretto a crearlo e, quindi, esclusivamente come effetto di una dichiarazione di volontà delle parti e non per diretta volontà della legge.

 

Risoluzione del contratto di leasing finanziario per inadempimento dell'utilizzatore

Cass. Civ. - Sez. I – 10 luglio 2019 n. 18543, sent.

Gli effetti della risoluzione del contratto di leasing finanziario per inadempimento dell'utilizzatore, verificatasi in data anteriore alla data di entrata in vigore della L. 124 del 2017 (art. 1, commi 136-140), sono regolati dalla disciplina dell’art. 72-quater l.fall., applicabile anche al caso di risoluzione del contratto avvenuta prima della dichiarazione di fallimento dell'utilizzatore. In caso di fallimento dell'utilizzatore, il concedente avrà diritto alla restituzione del bene e dovrà insinuarsi al passivo fallimentare per poter vendere o allocare il bene e trattenere, in tutto o in parte, l'importo incassato. La vendita avverrà a cura dello stesso concedente, previa stima del valore di mercato del bene disposta dal giudice delegato in sede di accertamento del passivo.

 

Bancarotta semplice: la ritardata richiesta di fallimento deve essere stata compiuta con colpa grave

Cass. Pen. – Sez. V – 12 luglio 2019, n. 30741, sent.

Nel reato di bancarotta semplice per mancata tempestiva richiesta di fallimento, ex art. 217, comma 4, l. fall., ciò che rileva è l’aggravamento del dissesto dipendente dal semplice ritardo nell'instaurare la concorsualità, non essendo richiesti ulteriori comportamenti concorrenti. Nondimeno, la scelta di ritardare la dichiarazione di fallimento deve essere, in sé stessa, determinata da un atteggiamento gravemente colposo.

 

Bancarotta fraudolenta prefallimentare: la rilevanza dei fatti distrattivi anteriori al fallimento

Cass. Pen. – Sez. V – 18 luglio 2019, n. 32018, sent.

Il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale prefallimentare si configura come fattispecie di pericolo concreto, in cui l'atto di depauperamento deve risultare idoneo ad esporre a pericolo l'entità del patrimonio della società in relazione alla massa dei creditori e deve permanere tale fino all'epoca che precede l'apertura della procedura fallimentare. In tale quadro, i fatti di distrazione, una volta intervenuta la dichiarazione di fallimento, assumono rilievo in qualsiasi momento siano stati commessi e, quindi, anche se la condotta si è realizzata quando ancora l'impresa non versava in condizioni di insolvenza.

 

Anche la falsificazione dei libri sociali può rilevare ai fini della bancarotta

Cass. Pen. – Sez- V – 26 luglio 2019, n. 34146, sent.

L'art. 216, comma 1, n. 2, l. fall., punisce la condotta di falsificazione dei libri o delle altre scritture contabili: la falsificazione dei c.d. libri sociali, che rappresentano fatti di organizzazione interna all'impresa e non il possibile tramite della ricostruzione del movimento degli affari, normalmente non rileva, ai fini della configurazione del rato, a condizione che l'alterazione del vero (o la sottrazione, distruzione) non incida direttamente ed immediatamente sulla rappresentazione contabile dei fatti di gestione.

 

I soci con crediti postergati non sono creditori chirografari

Cass. Civ. – Sez. I – 31 luglio 2019, n. 20649, sent.

In tema di suddivisione dei creditori in classi nell'ambito della domanda di ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo, i crediti di rimborso dei soci per finanziamenti a favore della società - in quanto postergati rispetto al soddisfacimento degli altri creditori, se i finanziamenti sono stati effettuati verso una società in eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto o in una situazione che avrebbe giustificato un conferimento di capitale, ex art. 2467, comma 2, c.c. - non possono essere inseriti in un piano di cui facciano parte anche altri creditori chirografari, violando tale collocazione la necessaria omogeneità degli interessi economici alla cui stregua vanno formate le classi ai sensi dell’art. 160, comma 1, lett. c) l. fall.

 

Omesso versamento delle imposte: la domanda di concordato preventivo salva l’imprenditore

Cass. Pen. – Sez. III – 22 agosto 2019, n. 36320, sent.

In tema di omesso versamento delle imposte, non sussiste il fumus del reato nel caso in cui il debitore sia stato ammesso, prima della scadenza, al concordato preventivo con pagamento dilazionato e/o parziale dell’imposta: a tal fine, la decorrenza degli effetti dell’ammissione al concordato decorre non dalla data adozione del provvedimento di formale ammissione, ma a quella, anteriore, di presentazione della domanda.

 

L’accertamento della scientia decoctionis

Cass. Civ. - Sez. VI – 27 agosto 2019 - n. 21749, ord.

La prova della scientia decoctionis non deve essere assunta quale conoscenza effettiva o valutata secondo criteri astratti ma deve ritenersi riferita in termini di probabilità a presupposti e condizioni di cui al contesto negoziale intercorso fra creditore e debitore fallito (condizioni economiche, sociali, organizzative).

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