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Prededucibile il credito del professionista per il fallimento in proprio del debitore

16 Settembre 2014 |

Cass. Civ.

Prededuzione

Deve essere pagato in prededuzione, ex art. 111 l. fall., anche il credito professionale inerente all’attività prestata a favore del debitore per l’accesso alla procedura di fallimento in proprio. È il principio affermato dalla Cassazione, nell’ordinanza n. 18922, depositata il 9 settembre.

La vicenda. Un commercialista presentava domanda di insinuazione al passivo, per un credito vantato in virtù della sua attività professionale prestata in favore della società fallita e finalizzata all’analisi della situazione patrimoniale e finanziaria e alla presentazione dell’istanza di fallimento in proprio. Il Giudice delegato ammetteva il credito, ma non in prededuzione, come richiesto dal professionista, il quale, quindi, proponeva opposizione al decreto ai sensi dell’art. 98 l. fall. Il Tribunale rigettava l’opposizione, negando il diritto alla prededucibilità del credito in adesione alla tesi maggioritaria secondo la quale il dettato dell’art. 111, comma 2, si riferisce soltanto ai crediti sorti sotto il controllo degli organi della procedura
Proprio quest’ultimo aspetto costituisce il motivo su cui il professionista fondava il proprio ricorso per cassazione; la Suprema Corte ha ritenuto fondata la censura.
Prededuzione per il credito sorto in funzione di una procedura concorsuale. L’art. 111 afferma, infatti, che sono considerati crediti prededucibili quelli sorti in occasione o in funzione di una procedura concorsuale, così ricomprendendo anche quelli maturati prima dell’apertura di tali procedimenti, se funzionali al loro espletamento.
D’altronde, in una precedente pronuncia (Cass. civ. n. 8533/2013, già nelle news de IlFallimentarista), è stata riconosciuta la collocazione privilegiata del credito vantato da un professionista per l’attività finalizzata alla presentazione di una domanda di transazione fiscale, funzionale all’ammissione al concordato preventivo, situazione assimilabile a quella riscontrata nel caso di specie, in cui un professionista ha assistito il debitore in un’attività prodromica all’ammissione del fallimento in proprio.
L’art.111 l. fall., afferma in conclusione la Corte, ha natura di norma generale, applicabile alla pluralità di procedure concorsuali.
 

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