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Procedure concorsuali infruttuose e variazione in diminuzione dell'IVA

In caso di mancato pagamento a causa di procedure concorsuali “rimaste infruttuose”, si potrà operare una variazione in diminuzione dell'IVA anche se il soggetto insinuatosi nel passivo sia un soggetto diverso rispetto a quello che ha assolto l’IVA al momento dell’effettuazione dell’operazione. Questo il chiarimento emerso dalla risposta resa dall'Agenzia delle Entrate all’interpello n. 91 diffuso nella giornata ieri.

 

Il caso. Una società che fa parte di un gruppo tedesco, subentrava in tutte le situazioni giuridiche attive e passive originariamente facenti capo alla stabile organizzazione in Italia. Quest'ultima nel 2008 stipulava con una società un contratto di cessione di crediti commerciali, in cui era stabilito che tale società avrebbe rinunciato alla garanzia pro solvendo, assumendosi il rischio del mancato pagamento dei crediti, nei limiti di un certo importo massimo da definire, cioè di un "plafond". Nell'ambito dell'accordo, la stabile organizzazione comunicava alla controparte la cessione dei crediti nei confronti di tre società, successivamente dichiarate fallite dal Tribunale. Con l'interpello la società istante chiedeva se può emettere note di variazione in diminuzione dell’IVA per recuperare l’imposta originariamente assolta dalla ex stabile organizzazione.

 

Le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate. L'Agenzia sottolinea che nel caso concreto, sul piano temporale, la cessione dei crediti in esame, realizzata nel 2008, è precedente le dichiarazioni di fallimento, tutte pronunciate nel 2010. Di conseguenza, spiegano dalle Entrate, “legittimato a insinuarsi nel passivo (anche per conservare la garanzia della solvenza del debitore ai sensi del sopra citato art. 1267 c.c.) era solo il cessionario, come titolare del credito ceduto”. Inoltre, è aggiunto, “trattandosi nella fattispecie di una cessione pro solvendo, se con la chiusura del fallimento l’infruttuosità della procedura è formalmente accertata in via definitiva in capo al soggetto che si è insinuato nel passivo, sotto il profilo sostanziale, i suoi effetti si riverberano in capo al cedente che, appunto, con la cessione pro solvendo è responsabile dell’inadempimento del debitore”. Da queste considerazioni, le Entrate giungono alla conclusione che “la circostanza che il soggetto insinuatosi nel passivo sia un soggetto diverso rispetto a quello che ha assolto l’IVA al momento dell’effettuazione dell’operazione, non sia di ostacolo all’applicazione della disciplina delle variazioni in diminuzione dell’IVA ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. n. 633/1972”.

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