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Procedure di sovraindebitamento ed "intangibilità dell'aggiudicazione" nell'esecuzione individuale

17 Aprile 2020 |

Tribunale di Genova

Sovraindebitamento

 

 

Il caso. Un debitore intendeva accedere ad una procedura di sovraindebitamento e presentava proposta di piano del consumatore (in data 29.1.2015) al professionista facente funzioni di OCC. La proposta prevedeva la soluzione dell'indebitamento senza vendere l'immobile di cui era proprietario il debitore - e già colpito da procedura esecutiva individuale in corso promossa dal creditore fondiario - con pagamenti rateali superiori al termine massimo previsto dall'art. 8, comma 4, L. n. 3/2012.

La proposta di piano veniva subito considerata inammissibile dal professionista in quanto non attestabile. In senso conforme provvedeva il G.D. concedendo termine per presentare una proposta conforme. L'esecuzione immobiliare intanto proseguiva e l'immobile veniva aggiudicato all'asta in data 1.7.2015. Il debitore proponeva allora opposizione all'esecuzione chiedendone la sospensione e in data 18.3.2016 presentava al professionista richiesta di liquidazione del patrimonio. Il giudice dell'esecuzione intanto rigettava in data 1.3.2016 la richiesta di sospensione e il 7.4.2016 emetteva decreto di trasferimento dell'immobile nell'ambito della procedura esecutiva individuale. Da ultimo giungeva il 19.4.2016 anche il provvedimento di inammissibilità della proposta di piano originaria da parte del G.D. Il debitore allora proponeva azione di responsabilità professionale nei confronti del professionista "reo" di non aver consentito al debitore di centrare l'obiettivo dell'esdebitazione.

 

La massima. La sospensione delle procedure esecutive pendenti a seguito del decreto di apertura di una procedura di sovraindebitamento ai sensi dell'art. 10 e 14-quinquies l. n. 3/2012 non opera in caso di già avvenuta aggiudicazione del bene nel corso della procedura esecutiva individuale. Infatti per il principio di intangibilità dell'aggiudicazione ex art. 187 bis disp. att. c.p.c. l'aggiudicazione stessa rimane valida e il giudice dell'esecuzione deve emettere il decreto di trasferimento dopo il pagamento del saldo prezzo da parte dell'aggiudicatario, in quanto atto dovuto e non già atto di ulteriore proseguimento dell'esecuzione.

 

La decisione del Tribunale. In primo luogo il Tribunale di Genova specifica che il professionista facente funzioni di organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento è figura complessa riconducibile giuridicamente a quella del: 1) professionista che presta opera di consulente del debitore; 2) ausiliario del giudice; 3) attestatore fidefacente a tutela dei creditori; 4) mandatario in rem propria dei creditori stessi.
La responsabilità di tale soggetto è pertanto inquadrabile nell'ambito della disciplina del contratto di prestazione d'opera intellettuale di cui all'art. 2230 c.c..
In argomento il Tribunale osserva che dalla successione cronologica degli avvenimenti sopra brevemente riepilogati il risultato dell'esdebitazione, obiettivo delle due istanze (prima proposta di piano e poi liquidazione del patrimonio), è stato vanificato per fatto imputabile esclusivamente al debitore stesso.
Infatti con riferimento alla prima istanza, la proposta formulata non era ammissibile perché palesemente contra legem dato che si pretendeva di pagare il creditore ipotecario con rate di durata superiore al termine di cui all'art. 8 comma 4, l. n. 3/2012 e senza liquidare l'immobile.
Nonostante lo spazio concesso dal G.D. per presentare una proposta conforme, il debitore ha insistito con la propria richiesta iniziale e ciò ha portato inevitabilmente al rigetto dell'istanza (19.4.2016).
Nel contempo l'esecuzione individuale è andata avanti dato che, come noto, fino al decreto di apertura di cui all'art. 10 e di cui all'art. 14-quinquies l. n. 3/2012 non è possibile la sospensione delle azioni esecutive. La procedura di sovraindebitamento però non poteva essere "aperta" dato che il piano non era attestabile dal professionista in quanto non ammissibile per le ragioni descritte.
Controversa è poi la possibilità del giudice dell'esecuzione di sospendere la procedura pendente avanti a sé in costanza di una richiesta di accesso alle misure di sovraindebitamento senza ancora la pronuncia di ammissione.
Non vi è una norma che prevede simile possibilità e l'orientamento giurisprudenziale prevalente tende ad escludere tale soluzione.
Se invece la procedura di sovraindebimento è formalmente aperta con il provvedimento di ammissione e con la relativa sospensione delle procedure esecutive, allora il giudice dell'esecuzione non potrà che prenderne atto. 

In ogni caso, osserva il Tribunale, il provvedimento di sospensione non intacca gli atti compiuti anteriormente che quindi conservano la loro efficacia.
Da ultimo nel provvedimento in commento si analizza l'ipotesi di sospensione intervenuta dopo l'aggiudicazione del bene nel corso della procedura esecutiva e prima del decreto di trasferimento.
Per il principio di "intangibilità dell'aggiudicazione" ex art. 187-bis disp. att. c.p.c. l'aggiudicazione rimane valida e il giudice deve emettere decreto di trasferimento dopo il pagamento del prezzo in quanto atto dovuto e non ulteriore proseguimento dell'esecuzione.
In caso poi di omologazione del piano o dell'accordo di sovraindebitamento il prezzo non potrà essere assegnato al creditore procedente, ma andrà a beneficio di tutti i creditori per via - come detto - dell'intervenuta sospensione della procedura esecutiva.
Ora, nel caso di specie, tenuto conto dei rapporti brevemente riepilogati tra sovraindebitamento e esecuzione individuale, il Tribunale ritiene non sussistere profili di negligenza/omissione professionale in capo al professionista.

Infatti la proposta di piano era ab origine non ammissibile e ciò era stato fatto presente sin dall'inizio da parte del professionista come poi confermato dal provvedimento di rigetto del G.D.
Ad analoga conclusione si arriva considerando la successiva richiesta di liquidazione di patrimonio formalizzata solo il 18.3.2016 ad aggiudicazione già intervenuta e quindi insufficiente a bloccare l'esecuzione individuale proposta dal creditore fondiario.
Nessun profilo di responsabilità può quindi essere mosso al professionista facente funzione di OCC dato che il fallimento delle procedure di sovraindebitamento non era imputabile a sue  negligenze/omissioni, ma solo alle iniziative del debitore medesimo.
L'azione risarcitoria non trova quindi accoglimento e viene respinta.

 

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

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