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Proposta concordataria dilatoria: inopponibile al fallimento il credito dell’avvocato

19 Settembre 2019 |

Cass. Civ. – Sez. VI – 16 settembre 2019 – n. 23004, ord.

Domanda di concordato

Deve essere esclusa l’opponibilità al fallimento del credito relativo all’incarico conferito all’avvocato per la presentazione di una proposta concordataria in assenza di autorizzazione del giudice delegato e conferito per esigenze personali e dilatorie.

 

Il caso. Un avvocato proponeva ricorso avverso il decreto del tribunale che rigettava l’istanza di insinuazione tardiva al passivo del fallimento di una s.r.l. per il credito dovuto all’attività professionale prestata a favore della società ai fini della presentazione di una proposta concordataria non andata a buon fine per carenza dei requisiti di fattibilità giuridica della proposta. Avverso il provvedimento, il professionista proponeva ricorso in Cassazione.

 

Inopponibilità del credito. Il Collegio coglie l’occasione per ricordare che, ai fini dell’opponibilità alla massa del credito derivante da una prestazione d’opera professionale resa in pendenza della procedura, la qualificazione di tale incarico come atto eccedente l’ordinaria amministrazione ex art. 167, comma 2, l. fall. deve fondarsi sul duplice criterio della pertinenza ed idoneità dello stesso rispetto alla finalità della procedura. Non può poi essere trascurato l’elemento dell’adeguatezza funzionale della prestazione alle necessità risanatorie dell’azienda da valutarsi con giudizio ex ante. Di conseguenza, deve essere esclusa l’opponibilità al fallimento laddove l’incarico non sia stato autorizzato dal giudice delegato e risulti conferito per esigenze personali e dilatorie, come affermato nel caso di specie dal Tribunale. Facendo riferimento alle conclusioni a cui erano pervenuti i commissari giudiziali prima del conferimento dell’incarico, il Tribunale ha infatti sottolineato come erano già venute meno le condizioni di fattibilità dell’ipotesi concordataria.
Inutile risulta anche il riferimento del ricorrente al nesso di occasionalità tra il conferimento dell’incarico e la procedura di concordato, il quale potrebbe assumere rilevanza ai soli fini della collocazione in prededuzione del credito ma non in relazione all’autorizzazione del giudice delegato richiesta dall’art. 167 l. fall. proprio in virtù del compimento dell’atto in pendenza di procedura.
In conclusione, la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

 

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