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Revocabili gli atti esecutivi di un piano di risanamento non fattibile

La Suprema Corte, chiamata ad esprimersi sull’art. 67, comma 3, lett d), l. fall., con riferimento al tema dell’esenzione da revocatoria (ordinaria o fallimentare) verso gli atti posti in essere in esecuzione di un piano attestato di risanamento, con sentenza n. 13719 del 5 luglio stabilisce il principio di diritto per il quale il giudice di merito può e deve verificare ex ante la manifesta possibilità di attuazione del piano stesso e, qualora questa fosse assente, può ritenere revocabili, da parte della curatela, gli atti considerati strumenti attuativi del programma di risanamento.

 

La vicenda. Il Tribunale di Roma aveva accolto, con decreto, l’opposizione allo stato passivo del Fallimento, proposta da una Banca per un credito pignoratizio a garanzia di un finanziamento erogato sulla base di un piano di risanamento regolarmente attestato di un gruppo societario, di cui era parte anche la società poi fallita. Il tribunale a quo aveva ritenuto impossibile concedere alla curatela la possibilità di revocare la garanzia concessa in ragione del finanziamento volto a permettere la prosecuzione dell’attività aziendale sulla base dell’art. 67, comma 3, lett. d), l. fall.

A seguito di ciò, la curatela ha esercitato ricorso in Cassazione affermando che non vi fosse stato, da parte del tribunale chiamato a pronunciarsi sulla questione, un controllo sul rispetto dei doveri dell’attestatore di valutare la veridicità dei dati aziendali e la ragionevolezza del piano.

 

La revocabilità degli atti esecutivi di un piano infattibile. L’art. 67, comma 3, lett. d), l. fall. prevede l’impossibilità di revocare gli atti, le garanzie e i pagamenti riconducibili ad un piano di risanamento idoneo a rimediare alla situazione di crisi di un’impresa e finalizzato a riequilibrarne la situazione finanziaria.

La procedura concorsuale in questione si denota per il suo carattere stragiudiziale: il controllo della sua fattibilità è demandato ad un soggetto terzo e privato: l’attestatore, che si caratterizza per la sua indipendenza nei confronti di debitore e creditore. Il professionista in questione ha il compito di verificare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano. Al fine di incentivare l’utilizzo di tale procedura, che permette la continuazione dell’attività aziendale, è stata prevista l’esenzione da revocatoria oggetto di discussione.

Sorvolando sul mancato controllo dei dati aziendali, considerato dalla Corte non pertinente al caso esaminato, si sottolinea come il giudice di merito sia invece chiamato a compiere una valutazione ex ante in tema di attuabilità del piano di risanamento.

La Corte richiama una passata sentenza (Cass. Civ. n. 11497/2014) in cui era stato stabilito che l’organo giudiziale, con riferimento alla fattibilità economica del piano, può fare una verifica della “sussistenza o meno di una sua assoluta, manifesta, inettitudine a raggiungere gli obiettivi prefissati”.

Il principio, che era stato stabilito in tema di concordato preventivo, si ritiene valido anche per questa procedura, considerato che risponde alla stessa ratio legis.

Per questa ragione, essendo nella decisione oggetto di ricorso mancata questa valutazione in tema di fattibilità del piano, la Cassazione lo accoglie e cassa il decreto impugnato con rinvio al Tribunale di Roma, invitato a riesaminare la controversia tendendo presente che: “in tema di azioni revocatorie relative agli atti esecutivi del piano attestato di risanamento, il giudice, per ritenere non soggette alla domanda della curatela gli atti esecutivi del piano attestato medesimo ha il dovere di compiere, con giudizio ex ante, una verifica mirata alla manifesta attitudine all’attuazione del piano di risanamento, del quale l’atto oggetto di revocatoria da parte della curatela costituisce uno strumento attuativo”.

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