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Richiesta di autofallimento ad opera del liquidatore senza approvazione dei soci

Il liquidatore non può essere privato, ad opera dei soci, del potere-dovere di richiedere il fallimento della società che versi in stato di insolvenza. Può solo dibattersi, com’è naturale, di una responsabilità per aver domandato l'apertura della procedura concorsuale in una situazione in cui ne difettavano le condizioni.

 

Il caso. La società liquidatrice formulava istanza di fallimento di una S.r.l. per lo stato di insolvenza in cui la stessa versava; istanza che il tribunale di accoglieva. La sentenza veniva impugnata da due società., socie della S.r.l.. Il reclamo veniva respinto e la Corte di appello - dopo aver rilevato che la liquidatrice era pienamente legittimata a presentare domanda di fallimento per la società da lei rappresentata, senza necessità di essere a ciò specificamente autorizzata dall'assemblea dei soci - riteneva sussistente lo stato di insolvenza della S.r.l.. Avverso il provvedimento le socie proponevano ricorso in Cassazione.

 

Fallimento e scioglimento della società. L'art. 2484 c.c. non annovera più tra le cause di scioglimento della società il fallimento: non può sostenersi quindi, come in passato, che la decisione dell'amministratore o del liquidatore di richiedere il fallimento della società incida sulla vitalità dell'ente e sia conseguentemente riservata alla competenza dell'assemblea dei soci. Va inoltre rimarcato che sono venuti meno alcuni indici normativi ritenuti in passato particolarmente significativi da parte di chi conferiva centralità alla volontà assembleare. Non sono infatti più in vigore le previsioni, contenute nella vecchia versione degli artt. 152, 161 e 187 l.fall., che assegnavano all'assemblea straordinaria il potere di assumere una deliberazione circa la sottoposizione della società alle c.d. procedure minori del concordato fallimentare, del concordato preventivo e dell'amministrazione controllata: previsioni da cui era stato desunto, con l'argomento a fortiori, che nemmeno l'istanza di auto-fallimento sfuggisse alla competenza dell'organo deliberativo. Di contro, oggi l'art. 152, comma 2, lett. b), in tema di concordato fallimentare, richiamato dall'art. 161, comma 4, l.fall., per il concordato preventivo, precisa che la proposta di concordato sia sottoscritta da coloro che hanno la rappresentanza della società e che nelle società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata, nonché nelle società cooperative, essa sia deliberata dagli amministratori, salva diversa disposizione dell'atto costitutivo o dello statuto: ed è stato precisato, di recente, che l'iniziativa dell'avvio della procedura concordataria possa essere attualmente autonomamente assunta, di norma, anche dal liquidatore, il quale è investito, giusta l'art. 2489, comma 1, c.c., del potere di compiere ogni atto utile per la liquidazione della società.

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