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Rinnovazione della notifica del ricorso per dichiarazione di fallimento: spetta al ricorrente o alla cancelleria?

 

Questo il principio affermato dalla Cassazione con l’ordinanza n. 10511/20, depositata il 3 giugno.

 

Una società in liquidazione ha presentato ricorso per revocazione contro l’ordinanza con cui la Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso avverso la sentenza della Corte d’Appello di rigetto del reclamo alla sentenza di fallimento. La ricorrente denuncia l’errore revocatorio commesso dalla Suprema Corte per non essersi pronunciata sul motivo posto a sostegno della pregressa impugnazione, relativo alla validità della notificazione del ricorso per dichiarazione di fallimento. Infatti, la società ricorrente lamenta che la notificazione era viziata perché, dopo un primo tentativo, preceduto dalla fase destinata a svolgersi a cura della cancelleria, mediante notificazione a mezzo PEC era stato effettuato un secondo tentativo, su ordine di rinnovazione disposto dal giudice, perfezionatosi mediante deposito nella casa comunale, senza che tale notificazione in rinnovazione fosse stata preceduta dalla notificazione via PEC da parte della cancelleria.

 

Ricostruita la vicenda e ripercorsa la normativa di riferimento (art. 15, comma 3., l.fall) la Cassazione afferma il principio diritto, ai sensi dell’art. 363 c.p.c., secondo cui «in materia di notificazione del ricorso per dichiarazione di fallimento, ai sensi della L. Fall., art. 15, una volta che la notificazione a cura della cancelleria all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore sia risultata impossibile o non abbia avuto esito positivo, l’onere della notificazione ricade definitivamente sul ricorrente, sicché, ove sia stata disposta la rinnovazione della notificazione da questi eseguita, essa è effettuata a cura del ricorrente medesimo, senza che debba essere preceduta da un nuovo tentativo di notificazione a cura della cancelleria all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore».

Chiarito questo, il ricorso viene dichiarato inammissibile.

 

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

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