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Sostegno pubblico alle imprese e recupero dei crediti insinuati al passivo del fallimento

17 Marzo 2020 |

Cass. Civ., 9 marzo 2020, n. 6508

Crediti sorti dopo l’omologazione

 

Anche il credito dell’Amministrazione statale che deriva dall’escussione da parte dell’istituto di credito finanziatore della garanzia prestata secondo la legge dal Fondo di Garanzia delle PMI, in quanto credito di natura pubblicistica connesso alla finalità di pubblica utilità di sostegno dello sviluppo delle attività produttive , deve fruire del privilegio di cui all’art. 9, comma 5, D.Lgs. n. 123/1998, in ragione appunto della meritevolezza dell’interesse tutelato.

 

Sul tema la Corte di Cassazione con ordinanza n. 6508/20, depositata il 9 marzo.

 

La vicenda. Il Tribunale rigettava l’opposizione ex art. 98 l.fall. proposta da Equitalia nord s.p.a. avverso il provvedimento con cui era stato ammesso solo in chirografo il credito per il “recupero agevolazioni ex l. 662/96” insinuato allo stato passivo del fallimento di una s.r.l. in liquidazione. Per il Tribunale tale credito insinuato non poteva essere oggetto del privilegio di cui all’art. 9, comma 5, d.lgs. n. 123/1998 in quanto non richiamato espressamente nella L. n. 662/1996, non essendo la struttura di tale norma compatibile con la prestazione della garanzia del fondo PMI, con la sua escussione e con l’istituto della surroga nei diritti del creditore. Avverso tale decisione ricorre in Cassazione l’ente titolate del credito, una banca.
In particolare, sostiene la ricorrente che il D.lgs. n. 123/1998 è una norma intesa ad evitare che una misura di intervento pubblico rimanga sprovvista della garanzia del privilegio di cui all’art. 9. Inoltre, la ricorrente lamenta che il Tribunale avrebbe dovuto applicare il privilegio invocato, posto che l’esercizio della surroga nei diritti del creditore surrogato avviene a titolo autonomo.

 

I crediti ammessi al privilegio di cui all’art. 9, comma 5, D.Lgs. n. 123/1998. Con riferimento all’interpretazione dell’art. 9, comma 5, D.Lgs. n. 123/1998, quanto all’espressione “finanziamenti”, la S.C. ha ritenuto che essa debba essere interpretata in senso meno formale, ricomprendendovi tutti gli interventi di sostegno per lo sviluppo delle attività produttive effettuati alle pubbliche amministrazioni e possono consistere in credito d’imposta, bonus fiscale, contributo in conto capitale, finanziamento agevolato. Pertanto, non sussistono ragioni che giustifichino trattamenti normativi differenziati a seconda delle diverse forme di intervento e sostegno alle attività produttive.

In materia di surroga, inoltre, essendo il senso di essa quello di creare uno strumento idoneo ad apportare al solvens dei vantaggi ulteriori, ne consegue che il richiamo all’art. 1203 c.c. non potrebbe mai far venir meno un diritto proprio del solvens, solo perché estraneo alla posizione del creditore accipiens.

Pertanto, anche il credito dell’amministrazione statale che deriva dall’escussione, da parte dell’istituto di credito finanziatore, della garanzia prestata secondo la legge dal Fondo di Garanzia delle PMI, in quanto credito di natura pubblicistica connesso alla finalità di pubblica utilità di sostegno dello sviluppo delle attività produttive, deve fruire del privilegio di cui all’art. 9, comma 5, D.lgs. n. 123/1998, in ragione appunto della meritevolezza dell’interesse tutelato.

A tutto ciò consegue l’accoglimento del ricorso della banca.

 

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

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