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Truffa e bancarotta per distrazione possono coesistere

La contestazione del delitto di truffa, avente ad oggetto l’erogazione di finanziamenti bancari indotti mediante falsificazione dei bilanci e di altra documentazione relativa alla situazione economico-patrimoniale di una società non impedisce, in ragione del divieto di “bis in idem”, di giudicare l’imputato per il delitto di bancarotta per distrazione , contestato nel medesimo procedimento, in relazione alle somme successivamente sottratte, in presenza di una condotta complessivamente dolosa che avvince in sé anche il fallimento delle società finanziate, trattandosi di fatti illeciti naturalisticamente differenziati.

 

Il caso. Il tribunale, in parziale accoglimento del ricorso presentato da un amministratore di fatto di tre S.r.l. avverso l’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, annullava il titolo cautelare in relazione alle imputazioni di bancarotta. In riferimento ai fatti di bancarotta, il tribunale affermava che dovessero ritenersi assorbiti nelle contestazioni di truffa, in presenza della distrazione di somme esclusivamente coincidenti con il profitto di tale reato, in mancanza di creditori diversi dagli istituti di credito che le avevano erogate. Avverso il provvedimento del tribunale, il Pubblico Ministero ricorreva in Cassazione.

 

La bancarotta fraudolenta integra un ipotesi di reato complesso. La Corte di Cassazione, riprendendo la consolidata giurisprudenza relativa al rapporto tra bancarotta e appropriazione indebita, ha ribadito il principio secondo il quale la bancarotta fraudolenta integra un’ipotesi di reato complesso ai sensi dell’art. 84 c.p.. Gli elementi normativi descrittivi della bancarotta sono diversi e più ampi rispetto a quelli descrittivi dell’appropriazione, giacché nella bancarotta assume rilevanza la pronuncia di fallimento, che manca all’altra figura di reato.

 

Ne bis in idem. In merito all’impatto del ne bis in idem sul concorso di norme è consentito un nuovo giudizio solo se il fatto che si vuole punire è, naturalmente inteso, diverso, e non già perché con la medesima condotta sono state violate più norme penali e offeso più interessi giuridici.

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