News

Valida la notifica via PEC all’imprenditore cancellato dal Registro delle Imprese

La vicenda. La Corte d’Appello di Bari rigettava il reclamo proposto ex art. 18 l. fall. da un imprenditore individuale avverso la sentenza del Tribunale che ne aveva dichiarato il fallimento, ritenendo valida ed efficace la notifica effettuata all’indirizzo PEC dell’imprenditore cessato.

Ricorre per Cassazione l’imprenditore avverso la pronuncia d’Appello, denunciando anche l’illegittimità costituzionale dell’art. 15 l. fall. - in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., in quanto la cancellazione dell’impresa equivale all’imprenditore defunto e renderebbe privo di valore l’uso della casella PEC per le notificazioni e comunicazione ad un ormai privato cittadino, tenuto a risponderne anche in termini assai ristretti in sede prefallimentare.

 

Il duplice meccanismo di ricerca dell’imprenditore. Rigettando i due motivi di ricorso, la S.C. opera un richiamo alla sentenza n. 146/16 della Corte Costituzionale (si veda la news in questo portale; di prossima pubblicazione anche il commento). Con tale sentenza viene infatti ricordato che «il diritto di difesa dell’imprenditore, nel procedimento fallimentare a suo carico, è adeguatamente garantito» dall’art. 15, comma 3, l. fall. «in ragione del predisposto duplice meccanismo di ricerca» da tale norma previsto. Inoltre, tale articolo si pone in piena compatibilità anche con l’art. 111 Cost. anche per le «esigenze di compatibilità tra il diritto di difesa e gli obblighi di speditezza e operatività» al quale è improntato il procedimento concorsuale, esigenze che giustificano «che il Tribunale resti esonerato dall’adempimento di ulteriori formalità, ancorché normalmente previste dal codice di rito, allorquando la situazione di irreperibilità dell’imprenditore debba imputarsi alla sua stessa negligenza e a condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico».

 

La disattivazione della casella PEC. In tale situazione rientra anche l’imprenditore individuale che, cancellatosi dal Registro delle Imprese per cessata attività, abbia disattivato la propria casella PEC anche nel periodo dell’anno successivo nel quale, ex art. 10 l. fall., egli può essere dichiarato fallito. L’art. 10 cit. non si pone in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost. pur ponendo a carico del creditore che ha tempestivamente presentato istanza di fallimento il rischio della durata del relativo procedimento, poiché «con riferimento al diritto di difesa, la previsione di un termine annuale rappresenta il punto di mediazione nella tutela di interessi contrapposti, quali, da un lato, quelli dei creditori, e, dall’altro, quello generale, e non del solo cessato imprenditore, alla certezza dei rapporti giudizi» (Cass. Civ. n. 8932/13).

Peraltro, l’imprenditore individuale è univocamente quella persona fisica la cui casella PEC ha come indirizzo proprio il suo nome e cognome, sicché la deliberata sua disattivazione è produttiva di una delle ipotesi di irreperibilità dell’imprenditore che la stessa Corte Costituzionale nella sentenza n. 146 di cui sopra ha definito come imputabili «alla sua stessa negligenza e a condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico».

Leggi dopo