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Valutazione del rischio di crisi nelle società a controllo pubblico: le raccomandazioni del CNDCEC

08 Marzo 2019 |

CNDCEC - Documento 20 febbraio 2019

Società a partecipazione pubblica

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con il documento “Relazione sul governo societario ex art. 6, comma 4, D.lgs. 175/2016” diffuso nella giornata di ieri, ha proposto una serie di raccomandazioni per l’applicazione di quanto previsto dal Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica.

 

Si tratta, sottolineano i commercialisti, di disposizioni destinate non a tutte le società partecipate da amministrazioni pubbliche bensì espressamente riservate a quelle c.d. “a controllo pubblico”; dunque, secondo la definizione di cui all’art. 2, comma 1, lett. m) del Testo unico, a “società in cui una o più amministrazioni pubbliche esercitano poteri di controllo ai sensi della lettera b)”, vale a dire “la situazione descritta nell’articolo 2359 del codice civile. Il controllo può sussistere anche quando, in applicazione di norme di legge o statutarie o di patti parasociali, per le decisioni finanziarie e gestionali strategiche relative all’attività sociale è richiesto il consenso unanime di tutte le parti che condividono il controllo”.

 

La relazione incorpora un format di “Programma di valutazione del rischio di crisi aziendale ex art. 6, comma 2, D.lgs. n. 175/2016” e di “Relazione sul monitoraggio e verifica di crisi aziendale” alla data di chiusura dell’anno solare oltre a una sezione dedicata agli strumenti integrativi di governo societario, in quanto prevista - sempre nell’ambito della medesima relazione sul governo societario - dal combinato disposto di cui ai commi 3, 4 e 5 dell’art. 6 del Testo unico , che però è stata lasciata volutamente abbozzata, esulando dall’oggetto del gruppo di lavoro.

 

Il CNDCEC evidenzia inoltre che, sul piano applicativo, nulla osta a che Programma di valutazione del rischio e Relazione sul monitoraggio costituiscano documenti formati in momenti distinti nell’arco dell’esercizio, per poi confluire nella Relazione sul governo societario; anzi – proseguono i commercialisti -  la necessità di procedere ad una continuativa attività di controllo suggerisce che gli esiti del monitoraggio siano verificati – attraverso la redazione della corrispondente relazione - con cadenza quantomeno semestrale, a fronte del Programma di valutazione del rischio da adottarsi a monte dell’esercizio.

 

Attraverso lo schema proposto, il Consiglio Nazionale offre agli operatori un'impostazione metodologica che, per sua natura, è inevitabilmente basata su principi generali, non potendosi a priori disciplinare in modo specifico l’insieme delle casistiche delle società a controllo pubblico. Si tratta, specificano i commercialisti, di una traccia elastica, non certo destinata a essere recepita in modo standardizzato e acritico.

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