Quesiti Operativi

Accertamento dei crediti: dichiarazione stragiudiziale da parte del commissario giudiziale

16 Febbraio 2015 | , Commissario giudiziale

L'Agenzia delle Entrate chiede al Commissario Giudiziale di un concordato preventivo (meramente liquidatorio ed ancora non omologato) di rendere la dichiarazione stragiudiziale di cui all'art. 75-bis D.P.R. n. 602/73, inerente una società inserita negli elenchi dei creditori concordatari, il tutto sotto comminatoria della relativa sanzione pecuniaria. Il commissario giudiziale è tenuto a rendere tale dichiarazione e su che base? Inoltre, la verifica dei crediti eseguita dal commissario giudiziale rileva ai soli fini del voto e perciò, nella sua concretezza, può essere anche disattesa, in caso di omologa, dal liquidatore?

 

RIFERIMENTI NORMATIVI - L’art. 75-bis, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, dispone che “decorso inutilmente il termine di cui all’articolo 50, comma 1, l’agente della riscossione, prima di procedere ai sensi degli articoli 72 e 72-bis del presente decreto e degli articoli 543 e seguenti del codice di procedura civile ed anche simultaneamente all’adozione delle azioni esecutive e cautelari previste nel presente decreto, può chiedere a soggetti terzi, debitori del soggetto che è iscritto a ruolo o dei coobbligati, di indicare per iscritto, ove possibile in modo dettagliato, le cose e le somme da loro dovute al creditore”.
L’art. 168, comma 1, l. fall. enuncia che “dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore”.
L’art. 171, comma 1, l. fall. dispone che “il commissario giudiziale deve procedere alla verifica dell'elenco dei creditori e dei debitori con la scorta delle scritture contabili presentate a norma dell'art. 161, apportando le necessarie rettifiche”.

OSSERVAZIONI - L’art 75-bis D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, per accelerare e rendere più proficua la riscossione da parte dell’Erario, prevede che l’Agente della riscossione possa chiedere ai presunti debitori del contribuente di indicare di quali somme o cose sono debitori nei confronti dello stesso.
La citata norma dispone la facoltà dell’Agente della Riscossione di chiedere la dichiarazione stragiudiziale del terzo prima di procedere al pignoramento nelle forme del rito ordinario ex artt. 543 e ss. c.p.c., ovvero sulla base della procedura speciale esattoriale di cui all’art. 72-bis del D.P.R. in parola.
In buona sostanza, la disposizione de qua disciplina uno strumento di accertamento preventivo degli eventuali crediti del contribuente pignorabili da parte dell’Agente della Riscossione.
Orbene, come noto, a mente dell’art. 168, comma 1, l. fall. non è possibile, a pena di inefficacia, iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore in concordato (cd. automatic stay).
Tale divieto opera, per espressa previsione legislativa, dalla pubblicazione nel registro delle imprese del ricorso contenente la domanda di concordato preventivo, sino alla data di definitività del decreto di omologazione.
La ratio di tale disposizione è, evidentemente, la tutela della par condicio creditorum, che viene perseguita attraverso la nullità di qualsivoglia procedura esecutiva, già avviata o da intraprendersi, azionata nei confronti del patrimonio del debitore.
L’art. 168 l. fall. non contiene alcuna clausola di salvezza e, pertanto, il divieto ivi previsto trova applicazione non solo alle esecuzioni promosse da soggetti privati, ma anche a quelle avviate da soggetti pubblici.
Ciò è stato anche confermato dalla giurisprudenza, assolutamente prevalente, della Suprema Corte, a mente della quale “l’esecuzione esattoriale, quale che ne sia la natura, è soggetta al divieto di cui all’art. 168 L.F.” (ex multis, Cass. 2 ottobre 2008, n. 24427; cfr., in senso conforme, Cass. 6 settembre 1990, n. 9201).
Applicando tali principi al caso di specie, si rileva che, in pendenza di concordato preventivo, ancorché non ancora omologato e meramente liquidatorio, operando il suesposto principio (cd. automatic stay) si ha l’interruzione o la sospensione delle azioni esecutive intraprese da parte dei singoli creditori nei confronti dell’imprenditore, nonché l’impossibilità di avviarne di nuove.
In tale prospettiva, la richiesta di dichiarazione stragiudiziale da parte dell’Agente della riscossione, finalizzata al pignoramento presso terzi, non pare applicabile nel caso in cui il debitore del contribuente sia un imprenditore in fase di concordato preventivo, atteso che, verso tale soggetto, l’Agente della riscossione non potrà agire in executivis.
In altri termini, la richiesta avanzata dall’Agente della Riscossione pare priva di giustificazione.
Sulla base di ciò pare possibile ritenere che il Commissario Giudiziale non sia tenuto a rendere la dichiarazione di cui all’art. 75-bis D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, ammesso e non concesso che a lui sia riferibile, in astratto, la norma in esame.
Quanto al secondo quesito, ovvero se la verifica dei crediti eseguita dal Commissario Giudiziale abbia, o meno, natura vincolante per il liquidatore, occorre prendere le mosse dal ruolo del Commissario e, in particolare, da quanto disposto dall’art. 171 l. fall.
A norma della citata disposizione, il Commissario Giudiziale procede alla verifica dell’elenco dei creditori e dei debitori con la scorta delle scritture contabili presentata a norma dell’art. 161 l. fall., apportando le necessarie rettifiche.
La finalità della verifica eseguita dal Commissario è duplice: da un lato, procede al controllo della presenza di tutti i creditori risultanti dalle scritture contabili; dall’altro, deve accertare eventuali omissioni del debitore, sia nell’indicazione dei debiti, sia nella previsione di passività inesistenti, ai fini di quanto previsto dall’art. 173 l. fall.
Tuttavia, è bene precisare che il compito del Commissario non è quello di predisporre un vero e proprio stato passivo, per come tipicamente previsto dalla procedura fallimentare agli artt. 92 e ss., ma quello di individuare l’effettiva esistenza del diritto di partecipare al voto da parte dei creditori per l’approvazione del concordato.
A conferma, si rileva che anche la Suprema Corte, in un arresto reso in un caso del tutto analogo a quello di specie, ha statuito che, “mancando nella disciplina del concordato preventivo (a differenza che nel fallimento) la previsione di un procedimento di verifica giudiziale dei crediti da ammettere al passivo, l'operazione di "verifica dell'elenco dei creditori e dei debitori" e l'eventuale rettifica, compiuta dal commissario giudiziale ai sensi dell'articolo 171 Legge Fallimentare, ha carattere meramente amministrativo e tende alla identificazione dei creditori aventi diritto al voto, ai fini del calcolo delle maggioranze prescritte per l'approvazione del concordato, lasciando impregiudicate le questioni relative alla sussistenza ed alla natura dei crediti (cfr. Cass. n. 1939-76)” (Cass. 14 aprile 1993, n. 4446; in senso conforme, più di recente, cfr. Tribunale di Siracusa, 11 novembre 2011, in “Rivista dottori commercialisti”, 2012, 1, 183).
Orbene, attesa la natura meramente amministrativa della verifica dei crediti, si ritiene che il liquidatore potrebbe disattendere la verifica svolta dal Commissario Giudiziale.

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