Quesiti Operativi

Accoglimento del reclamo avverso la sentenza di fallimento: notifica PEC ed efficacia

20 Gennaio 2015 | , Dichiarazione di fallimento

Il legale rappresentante di un’impresa, dichiarata fallita nel maggio 2014, ha proposto reclamo, nei termini di cui all'art. 18 l. fall. , eccependo l'invalidità della notificazione del ricorso e del provvedimento di fissazione di udienza prefallimentare con evidente pregiudizio al proprio diritto al contradditorio. La notificazione, come appurato dalla Corte, è stata effettuata correttamente dal Cancelliere all'indirizzo PEC della società fallita (all'epoca fallenda) dichiarato al registro delle imprese, che tuttavia nel corso del giudizio d'appello è stato appurato non essere attivo in riferimento al codice fiscale della medesima società, ma di altra (ancorchè strettamente collegata alla prima). La Corte d'Appello (di Bologna) ha accolto il reclamo, dichiarato la nullità della sentenza dichiarativa di fallimento e rimettendo gli atti avanti il tribunale di Modena ex art. 354 c.p.c., considerata la semplice nullità della notificazione e non la sua inesistenza, senza disporre la sospensione dell'attivo seppur richiesto, ritenendo non vi fosse motivo per disporla. Come deve muoversi il curatore, tenuto conto che alla data della sentenza di accoglimento del reclamo non è stato depositato il programma di liquidazione, è stata depositata relazione sommaria ex art. 33, mentre il termine concesso per il deposito della relazione ex art. 33 è il 15 ottobre pv? Posto che la sentenza di accoglimento del reclamo non pare immediatamente esecutiva, e che è stata prevista la rimessione del giudizio al primo giudice, quando essa esplicherà i suoi effetti? E nel frattempo? Fra l'altro per il giorno 13/11/2014, è fissata l'udienza per l'esame dello stato passivo...

 

RIFERIMENTI NORMATIVI – L’art. 16, comma 2, l. fall. dispone che “La sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione ai sensi dell’art. 133, primo comma, del codice di procedura civile”.
L’art. 18, comma 1, l. fall., a sua volta, dispone che “Contro la sentenza che dichiara il fallimento può essere proposto reclamo dal debitore e da qualunque interessato con ricorso da depositarsi nella cancelleria della corte d’appello nel termine perentorio di trenta giorni” e, al comma terzo, che “il reclamo non sospende gli effetti della sentenza impugnata, salvo quanto previsto dall’art. 19, primo comma”.

OSSERVAZIONI – L’art. 16, comma 3, l. fall., così come novellato dal D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, prevede che la sentenza di fallimento produce i suoi effetti dalla data della sua pubblicazione, ex art. 133 c.p.c.
L’art. 18, l. fall., recante, tra l’altro, la disciplina del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, al comma terzo dispone, altresì, che la proposizione del giudizio di reclamo e la successiva sentenza di accoglimento non sospendono gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento, giusta gli effetti di cui all’art. 16, l. fall.
Del resto, la sentenza che conclude il giudizio di reclamo non è provvisoriamente esecutiva, sia perché non si tratta di sentenza di condanna, sia perché, trattandosi di sentenza costitutiva, che rimuove gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento, diviene esecutiva soltanto all’atto e per l’effetto del suo passaggio in giudicato.
Sicché è da ritenere che la sentenza resa a conclusione del giudizio di revoca produca i suoi effetti solo successivamente al passaggio in giudicato.
A conferma, si rileva che anche la Suprema Corte di Cassazione ha più volte statuito che “l’esecutività della sentenza dichiarativa di fallimento non è suscettibile di sospensione per effetto della sentenza di reclamo (…) confermando che gli effetti della sentenza di fallimento possono essere rimossi soltanto con il passaggio in giudicato della sentenza di revoca” (ex multis, Cass., 4 novembre 2003, n. 16505; in tal senso, cfr. 18 aprile 1991, n. 4187).
Orbene, applicando tali pacifici principi al caso di specie, si ritiene che la sentenza di reclamo pronunciata dalla Corte d’Appello di Bologna non sospenda gli effetti della sentenza dichiarativa del fallimento della società.
Infatti, la Corte d’Appello adìta, rilevato il vizio della notificazione, ha accolto il reclamo e dichiarato la nullità della sentenza di fallimento, rimettendo gli atti avanti il Tribunale di primo grado.
Pertanto, fintanto che non vi sia il suo passaggio in giudicato della sentenza di accoglimento del reclamo, detta decisione non è di per se idonea a produrre l’automatica sospensione della sentenza dichiarativa di fallimento, tanto più che, nel caso di specie, la reclamante con il ricorso in appello aveva altresì richiesto, giusta il disposto dell’art. 19 l. fall., la sospensione della sentenza di fallimento, che non è stata concessa dalla Corte d’Appello, ritenuti insussistenti i presupposti per la sua concessione.
Sicché si ritiene che il Curatore debba procedere agli adempimenti cui è tenuto, ex lege, ivi compresa la redazione del programma di liquidazione e la predisposizione degli atti per l’imminente udienza per l’esame dello stato passivo.

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