Quesiti Operativi

Accompagnamento del fallito e superamento delle restrizioni della sfera personale

Se il fallito non si presenta dopo tre avvisi convocazione per l'audizione, spetta al giudice autorizzare l'accompagnamento forzato dello stesso fallito da parte della forza pubblica?

 

Nella legge fallimentare vigente prima della riforma introdotta nel 2006 incombevano sul fallito pesanti restrizioni della sfera personale, che limitavano grandemente la segretezza della sua corrispondenza (art. 48 l. fall.) e la sua libertà di movimento (art. 49 l. fall.).
Con riferimento a quest’ultima, il fallito doveva chiedere l’autorizzazione al G.D. prima di spostare la sua residenza o il suo domicilio, e persino prima di andare in vacanza per periodi lunghi.
Era previsto anche che il G.D. potesse ordinare di accompagnarlo con la Forza Pubblica, nel caso in cui non comparisse spontaneamente, ove fosse stato chiamato dal Curatore.
Tutta la corrispondenza veniva automaticamente dirottata dalle Poste al curatore, che restituiva al fallito, dopo averla letta, solo quella di carattere personale.
Ora gli obblighi del fallito sono stati fortemente attenuati, nel senso che è il fallito persona fisica a dover consegnare al curatore la propria corrispondenza di ogni genere, inclusa quella elettronica, riguardante i rapporti compresi nel fallimento, quindi con esclusione di quella di carattere personale, mentre la corrispondenza diretta al fallito che non sia persona fisica è ancora consegnata al curatore.
Quanto ai limiti di movimento, l'imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento, nonché gli amministratori o i liquidatori di società o enti soggetti alla procedura di fallimento, sono tenuti a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio. Se occorrono informazioni o chiarimenti ai fini della gestione della procedura, i soggetti di cui al primo comma devono presentarsi personalmente al giudice delegato, al curatore o al comitato dei creditori.
Non è previsto più l’accompagnamento coattivo, per cui il curatore non ha in pratica alcuno strumento direttamente efficace per costringere il fallito a presentarsi davanti a lui.
Tuttavia, non solo il contegno del fallito può essere considerato negativamente ai fini dell’eventuale concessione della esdebitazione, ex art. 142, comma 1, n.1; ma ancor prima il curatore può denunciare il fallito in base al combinato disposto dell’art. 16, comma 1, n. 3, dell’art. 49, e degli artt. 220 e 226 l.fall., poiché costituiscono ancora reato sia la violazione all’obbligo di consegnare le scritture contabili, sia dell’obbligo di presentarsi personalmente, e per tali violazioni è prevista una pena andante da 6 a 18 mesi di reclusione.
In tale prospettiva può essere evidentemente consigliabile convocare il fallito già indicando tale rischio di incorrere nella sanzione penale in caso di inosservanza.
 

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