Quesiti Operativi

Automatic stay e procedura esecutiva individuale già iniziata ante concordato

11 Gennaio 2017 | Automatic stay

Siamo in procinto di predisporre una domanda di concordato preventivo per conto di un cliente. L'azienda futura concordataria ha concesso in affitto d'azienda la sua attività. Diversi suoi creditori hanno effettuato il pignoramento dei canoni dell'affitto d'azienda in oggetto e le somme sono, in alcuni casi, già state assegnate dal Giudice. Le somme però non sono ancora state corrisposte dall'Affittuaria ai creditori. Nel caso in oggetto, l'eventuale omologa della domanda di concordato preventivo va a travolgere i pignoramenti in oggetto in favore della par condicio creditorum oppure l'affittuaria dovrà ugualmente corrispondere tali somme direttamente ai creditori?

 

Riferimenti normativi – L’art. 168, comma 1, l. fall. enuncia che “dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore”.

L’art. 187-bis disp. att. c.p.c. dispone che “In ogni caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo avvenuta dopo l'aggiudicazione, anche provvisoria, o l'assegnazione, restano fermi nei confronti dei terzi aggiudicatari o assegnatari, in forza dell'art. 632, secondo comma, del codice, gli effetti di tali atti. Dopo il compimento degli stessi atti, l'istanza di cui all'art. 495 del codice non è più procedibile”.

 

 

A mente dell’art. 168, comma 1, l. fall., non è possibile, a pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore in concordato (cd. automatic stay).

La norma de qua – riformata dalla L. n. 134/2012 – prescrive una moratoria generalizzata del soddisfacimento dei creditori e una cristallizzazione della loro posizione, al fine di garantire da aggressioni o interventi esterni l’integrità del patrimonio destinato alla attuazione del concordato preventivo.

Tale divieto opera, per espressa previsione legislativa, dalla pubblicazione nel registro delle imprese del ricorso contenente la domanda di concordato preventivo, sino alla data di definitività del decreto di omologazione.

La ratio di tale disposizione è, evidentemente, la tutela della par condicio creditorum, che viene perseguita attraverso la nullità di qualsivoglia procedura esecutiva, già avviata o da intraprendersi, azionata nei confronti del patrimonio del debitore che abbia pubblicato nel registro delle imprese il ricorso di cui all’art. 161, comma 6, l. fall.

Essendo questa la disciplina generale, occorre ora analizzare gli effetti della domanda concordataria sulle procedure esecutive già iniziate e, in particolare, con provvedimento d’assegnazione già emesso, ma non eseguito.

A tale proposito, è significativo rilevare come l’ordinanza di assegnazione del credito emessa ai sensi dell'art. 553, comma 1, c.p.c., determina, col trasferimento coattivo del credito dal debitore esecutato (assegnante) al creditore pignorante (assegnatario), il momento finale e l'atto giurisdizionale conclusivo del processo di espropriazione presso terzi (ex multis, Cass. 29 ottobre 2003, n. 16232).

Di contro, la disciplina del concordato preventivo non prevede la possibilità di revocatorie o di azioni ai sensi dell'art. 44 l. fall., non essendo nemmeno previsto un ufficio in tal senso abilitato ad agire, in quanto l'art. 169 l. fall. richiama, con riferimento alla data di presentazione della domanda di concordato, le sole disposizioni degli artt. da 55 a 63 .

La disciplina normativa, quindi, impone di considerare efficace il pagamento del debitor debitoris eseguito in fase di concordato, ma in forza di un provvedimento di assegnazione reso in un epoca antecedente, dovendosi qualificare come un atto estintivo dell'obbligazione giuridicamente estraneo e successivo al processo di espropriazione presso il terzo, definitivamente chiuso dall'ordinanza di assegnazione (in questo senso Cass. 7 giugno 2016, n. 11660 e 29 novembre 2005, n. 26036).

 

A conclusioni parzialmente diverse deve pervenirsi nel caso in cui il provvedimento di assegnazione segua la proposizione della domanda di concordato preventivo. In tal senso, sebbene non possa dirsi intaccata l’efficacia liberatoria del pagamento per il debitor debitoris, deve ritenersi violata la disposizione contenuta nell’art. 168 L. Fall., laddove viene fatto divieto ai creditori – a pena di nullità – di iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore. Con il risultato che, al verificarsi di tali circostanze, il creditore accipiente sarà tenuto a restituire alla massa quanto indebitamente percepito dal terzo debitore (cfr. Cass. 2 ottobre 2008, n. 24476).

Sulla scorta di tali argomentazioni e venendo al caso de quo, è possibile sostenere che il pagamento dell’affittuaria di quelle somme assegnate in epoca antecedente alla proposizione della domanda di concordato conserva efficacia liberatoria, dovendosi il procedimento esecutivo dirsi concluso con il provvedimento di assegnazione stesso. Mentre, nel caso in cui il provvedimento di assegnazione intervenga successivamente alla presentazione della domanda di concordato, benché il pagamento del terzo debitore conservi efficacia liberatoria, ciò non esime il creditore concordatario dall’obbligo di restituire quanto percepito in favore della massa.

 

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