Quesiti Operativi

Concordato in continuità e prospettata percentuale di soddisfazione dei chirografari

15 Giugno 2015 | Soddisfazione dei crediti

In un concordato in continuità aziendale omologato la ricorrente aveva prospettato una percentuale di liquidazione ai creditori chirografari del 30% mentre il commissario nelle sue relazioni ha previsto più prudentemente una percentuale di soddisfazione del 18% in funzione di crediti a suo parere non incassabili e di maggiori oneri prededucibili legati alla mobilità di alcuni lavoratori. La ricorrente non ha mai dichiarato, in nessuna fase, di garantire la percentuale prospettata ed il commissario ed il tribunale non hanno mai rilevato che la percentuale prospettata dalla ricorrente fosse vincolante per l'esecuzione del concordato. Ad oggi, avendo eseguito il pagamento integrale delle spese prededucibili e dei creditori privilegiati, si prospetta una percentuale di liquidazione per i chirografari di circa il 13% dovuta a ulteriori crediti probabilmente non incassabili. Il concordato si potrà dire eseguito qualsiasi sia la percentuale pagata ai creditori chirografari? O la percentuale prospettata deve essere ritenuta vincolante?

 

L’art. 186, comma 2, l.fall. prevede che “Il concordato non si può risolvere se l'inadempimento ha scarsa importanza.”, dovendosi valutare l’importanza dell’inadempimento alla stregua dei canoni civilistici.
Tuttavia questa norma generale va rapportata quanto meno alle due forme più ricorrenti di concordato, quella cd. di ristrutturazione, o promissoria Un tempo chiamata anche concordato per garanzia), e quella per cessione dei beni.
Nel primo caso è elemento costitutivo ed essenziale della stessa proposta una promessa di pagamento ai creditori in una precisa percentuale, poiché il debitore non cede i beni ai creditori, ma li tiene per sé, limitandosi a fornire solo garanzie di poter pagare la percentuale promessa.
Diversamente, nel concordato preventivo per cessione dei beni, il debitore cede tutti i suoi beni e quindi si reputa di solito che possa limitarsi a chiedere che la sua responsabilità sia limitata al relativo realizzo, anche se in concreto prospetti che con esso sia attuabile il pagamento – indicativamente – in una data percentuale.
Nel caso di specie non è chiaro se il concordato preventivo in concreto proposto, definito come concordato con continuità aziendale, sia del primo o del secondo tipo, sia cioè in continuità pura, o mista.
Nel primo caso, vi sarebbe una promessa da mantenere, e, a fronte di una percentuale promessa del 30%, uno scostamento superiore al 25% potrebbe fuoriuscire dalla normale alea contrattuale e dar luogo a risoluzione.
Anche rispetto alla fattispecie civilistica della risoluzione è stato peraltro affermato che “Ai fini della legittimità del recesso di cui all'art. 1385 c.c., come in materia di risoluzione contrattuale, non è sufficiente l'inadempimento, ma occorre anche la verifica circa la non scarsa importanza prevista dall'art. 1455 c.c., dovendo il giudice tenere conto dell'effettiva incidenza dell'inadempimento sul sinallagma contrattuale e verificare se, in considerazione della mancata o ritardata esecuzione della prestazione, sia da escludere per la controparte l'utilità del contratto alla stregua dell'economia complessiva del medesimo.” (Cass. 13 gennaio 2012 n. 409). Si tratta quindi di valutazione da fare in concreto, volta per volta.
Se la proposta fosse invece da qualificare come concordato preventivo con cessione dei beni, potrebbe farsi riferimento a recenti pronunce della Cassazione.
La sentenza Cass. SS.UU. 23 gennaio 2013 n. 1521, proprio con riferimento al concordato con cessione dei beni, ha affermato che “La causa della procedura di concordato sopra richiamata esclude che l'indicazione di una percentuale di soddisfacimento dei creditori da parte del debitore possa in qualche modo incidere sull'ammissione del concordato e d'altro canto, come questa Corte ha pure avuto modo di precisare con recente decisione, quando si tratti di proposta concordatizia con cessione dei beni la percentuale di pagamento eventualmente prospettata non è vincolante, non essendo prescritta da alcuna disposizione la relativa allegazione ed essendo al contrario sufficiente "l'impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscano la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore", salva l'assunzione di una specifica obbligazione in tal senso (C. 11/13817)”.
Tuttavia Cass. 4 marzo 2015 n. 4398, sempre per il concordato con cessione dei beni, ha anche precisato che “Il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori deve essere risolto, a norma dell'art. 186 legge fall. (nella sua formulazione conseguente alle modifiche di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e prima di quelle intervenute con il d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, introduttivo del requisito dell'importanza dell'inadempimento, applicabile alle sole procedure concorsuali aperte successivamente al 1° gennaio 2008), qualora emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione, in quanto, secondo il prudente apprezzamento del giudice del merito, le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni ceduti si rivelino insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare, anche in minima parte, i creditori chirografari e, integralmente, i creditori privilegiati, ovvero quando venga accertata l'obiettiva impossibilità sopravvenuta di attuare le condizioni minime previste dalla legge fallimentare. In proposito, nessun rilievo può assumere l'eventuale colpa del debitore che, con la consegna dei beni, ha esaurito la sua prestazione, ove non sia prevista la sua liberazione immediata ed invece operi il trasferimento in favore degli organi della procedura della legittimazione a disporre dei beni ceduti ex art. 1977 cod. civ.”.

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