Quesiti Operativi

Concordato e notifica di cartelle di pagamento: aggio, interessi di mora e sanzioni

04 Agosto 2015 | , Cartelle esattoriali

Dopo la presentazione del concordato preventivo, la ricorrente nel piano concordatario indica il debito per ritenute, IVA e imposte varie anteriori, comprendendo le sanzioni al 10% come da avviso bonario e interessi legali fino alla data del presunto pagamento, e calcolando gli interessi come sopra ma escludendo il calcolo delle sanzioni per quei debiti non ancora oggetto di avviso bonario. Successivamente il Concessionario notifica cartelle con aggio, interessi di mora e con aggravio delle sanzioni al 30% e precisa il maggior credito al Commissario. Tali maggior importi modificano sensibilmente il fabbisogno previsto. Il Commissario deve tenerne conto nella sua relazione ex art. 172 l. fall. oppure tali maggiori somme non saranno dovute poiché la società non può effettuare pagamenti per debiti anteriori? In giurisprudenza c’è una sentenza della Corte di Appello di Milano del 08/07/2014 che sicuramente esclude gli aggi, ma le sanzioni?

 

RIFERIMENTI NORMATIVI – L’art. 168, l. fall. dispone che “dalla data di pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o per causa anteriore (…) non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore”.

 

OSSERVAZIONI – Nell’ipotesi in cui, come accaduto nel caso di specie, l’Agente della riscossione proceda a notificare, mediante cartella di pagamento, crediti erariali relativi a periodi di imposta anteriori al deposito della domanda di concordato preventivo, gli stessi dovranno essere trattati, come normali crediti concorsuali, senza che la notifica della cartella di pagamento incida sul rango del privilegio applicabile agli stessi, da soddisfarsi secondo la percentuale accordata a tale tipologia di creditori.
Si ritiene, giusta il disposto dell'articolo 90 del d.p.r. n. 602/1973, che l’Agente della riscossione debba procedere solamente all'inserimento (insinuazione) del credito nel passivo della procedura concordataria.
Conseguentemente si ritiene che l’aggio chiesto in pagamento dall’Agente della Riscossione a seguito della notifica della cartella di pagamento non possa trovare ingresso e soddisfazione nel passivo concordatario, atteso che, come stabilito dalla Suprema Corte nella sentenza n. 6646 del 15 marzo 2013, pur resa in tema di fallimento, “se tale attività (di riscossione) viene iniziata e svolta prima della dichiarazione di fallimento, sia pure con la sola notifica della cartella di pagamento, non è dubbio che all'esattore competa l'aggio di cui al D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 17. Nel caso, invece, in cui l'attività di esazione abbia avuto inizio dopo la dichiarazione di fallimento, l'aggio che compete per lo svolgimento di detta attività non riveste natura concorsuale in virtù del principio generale della cristallizzazione operata dalla dichiarazione di fallimento sulla situazione del passivo dell'imprenditore, che comporta che i diritti i cui elementi costitutivi non si siano integralmente realizzati anteriormente alla detta dichiarazione, trattandosi di crediti non ancora sorti, sono estranei alla procedura concorsuale ed ad essa inopponibili”.
Poiché l’art. 90 del d.P.R. n. 602/1973 fa espresso riferimento anche alla procedura di concordato preventivo, si ritiene, da un lato, che l’Agente della riscossione avrebbe dovuto attivarsi solo per far inserire tra i debiti concorsuali il ruolo formato dall’Agenzia delle Entrate.
Infatti l’art. 33 del d.lgs. n. 112/99 prevede che, qualora i debitori d'imposta siano sottoposti a procedure concorsuali, l'ente creditore iscriva a ruolo il credito ed il concessionario provveda all'insinuazione del credito in tali procedure secondo le modalità prescritte dal d.P.R. n. 602 del 1973, art. 87 e seguenti.
È ragionevole ritenere poi che la debitrice possa limitarsi ad indicare nel piano concordatario – come accaduto nel caso di specie – il debito per ritenute, i.v.a. e imposte varie, comprendendo le sanzioni al 10%, così come specificate nell’avviso bonario.
Le sanzioni maggiorate al 30% non sembrano in effetti dovute e ciò in quanto il mancato rispetto del pagamento degli importi indicati nell’avviso bonario, che ha determinato l’iscrizione a ruolo delle somme e i successivi aggravi, è dipeso da una situazione contingente e non dall’inadempimento della società.
A conferma, giova riportare un recente arresto della C.T.P. di Bari che, in un caso del tutto analogo alla fattispecie de qua, ha disposto che “il contribuente che non versa le rate in virtù del deposito del ricorso alla procedura di concordato preventivo ex art. 161 l.fall. non decade dalla rateazione, perché non poteva più effettuare il pagamento rateale delle somme riguardanti gli avvisi bonari ricevuti” (C.T.P. Bari, 12 dicembre 2014, n. 3167).

Leggi dopo