Quesiti Operativi

Condanna al risarcimento dei danni nei confronti di una società in concordato

01 Ottobre 2015 | , Concordato preventivo: disciplina generale

Nell'ambito di un concordato preventivo, in fase liquidatoria, interviene una sentenza di condanna della società ammessa al concordato nell'ambito di una causa civile che era in essere già al momento del deposito della domanda di concordato. Specifico che gli organi della procedura sono rimasti del tutto estranei alla causa non essendo sorto alcun litisconsorzio. Chiedo se il credito accertato (risarcimento danni) con la sentenza di condanna debba essere considerato opponibile alla procedura concordataria oppure unicamente alla società. Qualora fosse opponibile alla procedura si tratterebbe di un credito chirografario?

 

RIFERIMENTI NORMATIVI – Recita l’art. 184 l. fall.: “Il concordato omologato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori alla pubblicazione nel registro delle imprese del ricorso di cui all’articolo 161”.
A sua volta l’art. 173 l. fall., rubricato “Revoca dell'ammissione al concordato e dichiarazione del fallimento nel corso della procedura” dispone che “Il commissario giudiziale, se accerta che il debitore ha occultato o dissimulato parte dell'attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso altri atti di frode, deve riferirne immediatamente al tribunale, il quale apre d’ufficio il procedimento per la revoca dell’ammissione al concordato, dandone comunicazione al pubblico ministero e ai creditori. La comunicazione ai creditori è eseguita dal commissario giudiziale a mezzo posta elettronica certificata ai sensi dell'articolo 171, secondo comma.
All'esito del procedimento, che si svolge nelle forme di cui all'articolo 15, il tribunale provvede con decreto e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza, reclamabile a norma dell'articolo 18.
Le disposizioni di cui al secondo comma si applicano anche se il debitore durante la procedura di concordato compie atti non autorizzati a norma dell'articolo 167 o comunque diretti a frodare le ragioni dei creditori, o se in qualunque momento risulta che mancano le condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato”.

 

OSSERVAZIONI – I quesiti posti riguardano, in sostanza, la verifica dell’opponibilità, alla procedura concordataria, di un credito accertato in una sentenza di risarcimento danni ed, eventualmente, il grado di privilegio dello stesso.
Tuttavia, prima di entrare nel merito della questione, occorre precisare taluni aspetti, logicamente preordinati agli argomenti in esame.
In particolare, è appena il caso di ricordare che, giusta il disposto di cui all’art. 160 l. fall., il debitore deve presentare, tra l’altro, una aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa, tenendo conto di tutte le passività – reali o potenziali – della società.
Tra le passività che il debitore deve includere nell’aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società devono essere inserite, giusta il disposto dell’art. 2424-bis, comma 3, c.c., che trova applicazione anche in ambito fallimentare, gli accantonamenti per le perdite prevedibili, istituendo il cd. “fondo rischi”, così da poter far fronte alle probabili passività di cui il debitore potrebbe essere chiamato a rispondere nel corso della procedura concordataria.
Ciò premesso, si ritiene che il debito di cui alla sentenza di condanna dovesse già essere noto agli organi della procedura concorsuale per essere inserito in un fondo rischi, generico o specifico, con la conseguenza che l’omissione, ovvero l’occultamento di parte del passivo (rectius mancata previsione di un fondo rischi) potrebbe addirittura integrare la previsione di cui all’art. 173 l. fall., determinando la revoca dell’ammissione al concordato stesso.
Fatte queste brevi ed ineludibili premesse, occorre adesso verificare se, nel caso di specie, la sentenza con cui il debitore è stato condannato a risarcire un creditore, in mancanza di integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore, possa essere opponibile alla procedura stessa.
Proprio avendo riguardo alla questione del litisconsorzio necessario, v’è da rilevare che la materia è stata oggetto di ampia discussione in passato; sia la dottrina che la giurisprudenza, di merito e legittimità, hanno a lungo dibattuto, talvolta addivenendo a soluzioni divergenti, circa la necessità o meno dell’integrazione del contraddittorio nei confronti degli organi della procedura concordataria anche e soprattutto nell’ipotesi in cui il giudizio fosse stato promosso da un creditore dell’imprenditore prima del deposito del ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo. Da un lato, parte della giurisprudenza sosteneva la legittimazione passiva del liquidatore, dall’altro lato, Corti di merito e di legittimità ravvedevano una legittimazione esclusiva del debitore concordatario.
Le Sezioni Unite hanno poi composto il contrasto partendo dall’esame della titolarità del debito, ossia di chi sia effettivamente il debitore in ipotesi di società ammessa alla procedura di concordato preventivo. La Suprema Corte, infatti, statuendo “la scissione fra titolarità del debito, che resta all’imprenditore, e legittimazione all’adempimento, che compete al liquidatore”, ha ritenuto che tali soggetti assumano la qualità di litisconsorti necessari (Cass. S.U., 28 maggio 1987, n. 4779).
In buona sostanza, il credito accertato con una sentenza rimane opponibile alla società, in quanto è l’imprenditore titolare del debito, mentre l’adempimento dello stesso, in senso stretto, spetterà al liquidatore. Di qui la necessità di un litisconsorzio passivo tra il debitore concorsuale e il liquidatore, organo della procedura che rappresenta collettivamente i creditori concordatari.
Ad ulteriore conferma, si riporta il recente arresto di una Corte di merito, secondo il quale “in caso di intervenuta ammissione del debitore al concordato preventivo, se il creditore agisce proponendo non solo una domanda di accertamento del proprio diritto, ma anche una domanda di condanna o comunque idonea a modificare le operazioni di liquidazione e di riparto del ricavato, alla legittimazione passiva dell’imprenditore si affianca quella del liquidatore giudiziale, quale contraddittore necessario” (Trib. di Prato, 8 novembre 2013).
Ritenendo che il liquidatore sia litisconsorte necessario, il quale nel caso di specie è stato pretermesso, non è irragionevole ritenere che la sentenza, resa a contraddittorio non integro, sia inopponibile ai creditori collettivamente rappresentati dal liquidatore.
È anche vero, però, che la soluzione è controversa, e potrebbe anche reputarsi comunque efficace l’accertamento del debito ai fini concorsuali.
Da ultimo, quanto al privilegio riconosciuto al credito in esame ed in assenza di ulteriori specificazioni, pur ritenendo che esso - per quanto sopra esposto - non sia opponibile alla procedura concordataria, si ritiene che alla sentenza di condanna al risarcimento dei danni subiti da un creditore debba essere attribuito comunque il semplice rango chirografario, non potendo ravvedersi un’ipotesi di prededuzione, ex art. 111, comma 2, l. fall., né di privilegio, ai sensi degli artt. 2755 c.c. e ss.
Alla luce di tutto quanto sopra esposto, si ritiene congruo che la sentenza di condanna del debitore al risarcimento del danno subito da un creditore non sia opponibile alla procedura concordataria ai fini satisfattivi (e non a quelli meramente accertativi), stante la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore.

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