Quesiti Operativi

Il privilegio ipotecario sugli interessi nel fallimento

23 Febbraio 2017 | Fallimento: disciplina generale

Equitalia si insinua in un fallimento per un importo comprensivo di sorte, interessi per ritardata iscrizione a ruolo, aggi, ecc., richiedendo il privilegio ipotecario. Nella nota di iscrizione ipotecaria, viene riportato solo l'importo capitale senza fare cenno alcuno alla voce interessi. Il curatore, vista la mancanza di richiesta della tutela ipotecaria nella nota di iscrizione della stessa, esclude gli interessi da tale grado declassandoli a credito chirografario. Equitalia osserva che gli interessi sono stati inclusi nell'importo capitale per cui è stata iscritta l'ipoteca. Si domanda se gli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, i quali si applicano a partire dal giorno successivo a quello di scadenza del pagamento e fino alla data di consegna al concessionario dei ruoli nei quali tali imposte sono iscritte, e che Equitalia, nel caso in oggetto, ha capitalizzato nel montante poi richiesto nell'ipoteca, debbano essere invece considerati distintamente rispetto alla sorte e come tale, soggiacere in primis alle considerazioni svolte precedentemente circa il mancato riferimento degli interessi nella nota di iscrizione e, in subordine, alla disciplina dell'art. 2855 c.c. per la quale la tutela ipotecaria è limitata agli interessi maturati nelle due annate anteriori e a quella in corso al giorno del pignoramento (fallimento).

 

Secondo l’interpretazione più accreditata, l’art. 2855 c.c. consente la collocazione in via di prelazione ipotecaria soltanto degli interessi corrispettivi (prodotti dall’uso del capitale altrui), e non di quelli moratori (dovuti invece al ritardo nella restituzione del debito), inoltre limitatamente all’anno in corso alla dichiarazione di fallimento e alle due annate anteriori.

 

Condizione per il riconoscimento del privilegio ipotecario sugli interessi è comunque che la loro misura sia stata indicata nella nota di iscrizione ipotecaria, e ciò al fine di rendere immediatamente evidente ai terzi, senza costringerli ad effettuare complicati calcoli, la misura dell’onere gravante sul cespite, e poter valutare, ad esempio, se vi sia in concreto spazio per un’ulteriore iscrizione di ipoteca.

 

Peraltro, scopo della norma è anche quello di evitare un accumulo di annualità eccessive di interessi tale da pregiudicare gli altri creditori e il terzo proprietario. Quindi essa mira a tutelare non già il creditore ipotecario, ma i terzi. In quest'ottica, allora, ben si spiega perché la norma distingua tra "capitale iscritto che produce interessi" ed "interessi" prodotti dal credito capitale. La realtà è che vuole impedire che, in assoluto, la garanzia ipotecaria si estenda ad un credito per interessi superiore all'ammontare di quelli dovuti per un triennio. Nel contempo, come è palese, di fronte all'anzidetta finalità, per la concreta applicazione della disciplina dettata nella norma, il credito complessivo vantato dal creditore iscritto non può che essere riguardato distintamente nelle sue due componenti di credito, rispettivamente, per capitale e per interessi; e scisso nelle stesse componenti ove, eventualmente l'ipoteca sia stata iscritta per una somma globale comprendente, in modo promiscuo ed indistinto, il capitale e gli interessi (cfr. Cass. 20 marzo 1998 n. 2925). 

 

Le cose non dovrebbero quindi cambiare se il credito per interessi sia stato eventualmente conglobato nell’importo che è stato indicato come somma capitale, non potendosi consentire in tal modo l’elusione della duplice ratio della norma.

Insomma, l’art. 2855 c.c. trova applicazione in tutti i casi.

Ne consegue, anche nel caso concreto, la corretta collocazione chirografaria del credito per interessi la cui misura, intesa sia come totale per interessi, sia come percentuale che viene applicata al capitale, non sia stata riportata nella nota di iscrizione ipotecaria, anche nel caso di iscrizione di una somma globale per capitale ed interessi.

 

Riferimenti normativi

Art. 2855 c.c.

 

La dottrina

 

Si afferma in dottrina che le annate di interessi privilegiati sono circoscritte a tre, per evitare che il creditore garantito con la prima iscrizione lasci trascorrere il tempo senza iniziare l’esecuzione, facendo così maturare interessi fino all’esaurimento del valore del cespite ipotecato, e così vanificando le aspettative dei creditori con iscrizione successiva, che fanno invece affidamento sulla regolare riscossione degli interessi [Bozza G.-Schiavon G., L’accertamento dei crediti nel fallimento e le cause di prelazione, Giuffré 1992, p. 335].

Ai sensi dell’art. 2855 c.c. il tasso di interesse deve essere indicato nella nota di iscrizione ipotecaria; se ciò non avviene, la prelazione non copre gli interessi neppure nella misura legale [cfr. Cass. 28 novembre 2001, n. 15111], essendo la pubblicità dei registri immobiliari impostata sul contenuto della nota; infatti, la nota di iscrizione ipotecaria serve a far conoscere a qualunque terzo interessato quale sia l’onere gravante sul bene ipotecato e la somma eventualmente necessaria per la sua liberazione, ovvero possa decidere se concedere ulteriore credito al proprietario dell’immobile sulla base di dati immediatamente percepibili dalla nota stessa con un’operazione matematica semplice; per questo non è sufficiente il rinvio al titolo da cui sorge il credito, anche se esso sia rimasto depositato presso il conservatore (Limitone G., Voce Interessi, in Ferro M. [a cura di], Le insinuazioni al passivo, tomo III, Cedam 2010, ed ulteriori riferimenti ivi).

 

La giurisprudenza

 

Secondo la giurisprudenza di legittimità gli “interessi dovuti" che il capoverso dell’art. 2855 c.c. colloca nello stesso grado di un capitale (iscritto) "che produce interessi" non sono quelli moratori che l'art. 1224 c.c. sanziona a risarcimento del danno per l'inadempimento delle obbligazioni pecuniarie, ma soltanto quelli corrispettivi, generati dal godimento del capitale altrui (Cass. 17 settembre 1999 n. 10070).

Qualora un imprenditore, poi fallito, abbia iscritto a garanzia del proprio credito per la restituzione di un mutuo in rate di importo conglobante unitariamente capitale ed interessi, un'ipoteca per un importo globale comprensivo di capitale ed interessi, ai fini della ammissione di quel credito al passivo fallimentare in rango prelatizio o chirografario occorre sempre: prima scindere, nell'ambito del credito conglobato, le componenti relative al capitale ed agli interessi; indi per quanto attiene al credito per capitale, ammetterlo in via di prelazione ipotecaria e, per quanto attiene al credito per interessi, ammetterlo in rango prelatizio o chirografario sulla base della disciplina dettata dall'art. 2855 c.c. Di conseguenza, rimangono assoggettati alla disciplina di cui al secondo e terzo comma dell'art. 2855 c.c. tutti indistintamente gli interessi prodotti dal credito originario principale, pur quando il loro importo risulti preventivamente iscritto anche eventualmente a titolo di capitale e così già ricompreso nella garanzia ipotecaria iscritta. (Cass. 20 marzo 1998 n. 2925; Cass. 29 agosto 1998 n. 8657).

Leggi dopo

Le Bussole correlate >