Quesiti Operativi

Insinuazione al passivo di crediti di lavoro per TFR e mensilità

24 Giugno 2015 | Rapporti di lavoro

Insinuazione credito di lavoro: un socio lavoratore di una cooperativa è stato licenziato dal curatore; il legale rappresentante era deceduto prima della dichiarazione di fallimento. Il lavoratore chiede, oltre al TFR maturato, anche le mensilità prima del fallimento (dal decesso dell'amministratore fino alla dichiarazione di fallimento) ma in quel periodo la cooperativa era già da tempo inattiva e il lavoratore non espletava alcun tipo di prestazione. Si deve accogliere la domanda di insinuazione del lavoratore solo in difetto formale del licenziamento prima del fallimento?

 

Il quesito pone l’attenzione sull’accoglimento o meno di una istanza di insinuazione al passivo presentata da parte di un socio lavoratore (che si ritiene e ipotizza essere un socio lavoratore con rapporto di lavoro subordinato), di una cooperativa dichiarata fallita.
Nello specifico, il lavoratore è stato licenziato dal Curatore Fallimentare, e il legale rappresentante dell’azienda in bonis era deceduto prima della dichiarazione di fallimento. Per questo il socio lavoratore ritiene di insinuarsi al passivo non solo per la quota TFR maturata durante il rapporto di lavoro effettivamente espletato, ma anche per le mensilità intercorrenti dalla data di decesso dal legale rappresentate alla data di dichiarazione di fallimento, pur non avendo espletato, nel periodo indicato, alcuna attività lavorativa, anche perché la cooperativa risultava inattiva da diverso tempo.
Si deve rilevare, innanzi tutto, che il decesso di un legale rappresentante, o comunque del datore di lavoro, non comporti automaticamente il recesso dai rapporti di lavoro.
Nel caso di specie, dunque, non essendo intervenuta alcuna procedura di licenziamento individuale, nè comunque alcun atto di recesso da parte della cooperativa, il rapporto di lavoro del socio-lavoratore si deve intendere non risolto se non con l’atto di licenziamento da parte del Curatore Fallimentare, non potendo evidentemente questi trovare soluzioni ulteriori e alternative al licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo.
In questo contesto specifico, il dipendente avrebbe diritto ad insinuarsi al fallimento, in privilegio ex art. 2751-bis n. 1 c.c., sia per i crediti derivati dalla cessazione del rapporto, sia per i crediti diversi, quali le retribuzioni maturate ante fallimento, nonché, eventualmente, per l’indennità sostitutiva del preavviso, qualora non contemplato e concesso nella lettera di licenziamento da parte del Curatore, oppure qualora non vi abbia rinunciato, ex art. 2113 c.c., con un accordo conciliativo ex artt. 410 o 411 c.p.c. .
Naturalmente l’istanza di ammissione al passivo del creditore, cosi come previsto dall’art. 93 l. fall., specificamente nei commi 2, 3 e 6, deve essere corredata da precise e specifiche prove documentali, con esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che dimostrino non solo l’esistenza del rapporto di lavoro intercorso tra il creditore e l’azienda nel periodo ante fallimento, ma altresì il diritto del creditore ad insinuarsi per le somme specifiche maturate e non erogate dall’azienda in bonis.
Nel caso proposto, si evince come la cooperativa fosse inattiva ed il dipendente non espletasse prestazioni lavorative.
A parere di chi scrive, sebbene occorrerebbero ulteriori informazioni sul merito delle motivazioni adottate dalla cooperativa per giustificare il non espletamento delle prestazioni, nonché sulla natura dell’inattività, non si vedono motivi per non accogliere l’istanza di insinuazione al passivo, così come richiesto dal dipendente, posti i vincoli ex art. 93 legge fallimentare.
Tuttavia, si potrebbe ravvisare un eventuale motivo di non accoglimento in relazione alla particolare tipologia societaria, alla luce di quanto evidenziato  dal  Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con interpello  n.1/2013: “(…) in caso di riduzione dell’attività lavorativa per cause di forza maggiore o di circostanza oggettive, ovvero nelle ipotesi di crisi determinate da difficoltà temporanee della cooperativa, il regolamento interno potrebbe prevedere l’istituto della sospensione del rapporto di lavoro e, dunque, della sospensione delle reciproche obbligazioni contrattuali, scongiurando in tal modo il rischio di eventuali licenziamenti”.
In assenza di informazioni utili, però, non possiamo sapere se sia questo il caso di specie.
Peraltro andrebbe anche considerata l’ipotesi della c.d. mora credendi del datore: infatti in caso di unilaterale sospensione del rapporto di lavoro scatta l’obbligo di erogazione delle mensilità (o parti di esse) in cui in realtà non è stata svolta la prestazione lavorativa. Essa si verifica, come da giurisprudenza consolidata, qualora non ricorra un’ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione totale o parziale.

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