Quesiti Operativi

La falcidia del credito IVA nel concordato fallimentare

11 Febbraio 2016 | , Concordato fallimentare

Qual è la disciplina applicabile al concordato fallimentare relativamente alla falcidiabilità del credito IVA?

 

DISCIPLINA GIURIDICA - L’art. 124 l. fall., che disciplina l’istituto del concordato fallimentare, stabilisce che: “la proposta può prevedere che i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, non vengano soddisfatti integralmente, purché il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d) designato dal tribunale. Il trattamento stabilito per ciascuna classe non può avere l'effetto di alterare l'ordine delle cause legittime di prelazione”.

 

OSSERVAZIONI - Il citato art. 124, comma 3, espressamente prevede, senza distinzione alcuna, che i crediti muniti di privilegio, sia generale sia speciale, possano essere soddisfatti in misura percentuale purché la proposta preveda la soddisfazione dei creditori privilegiati in misura non inferiore a quella realizzabile in caso di prosecuzione della liquidazione fallimentare e purchè non vi sia alterazione delle cause legittime di prelazione.
Nè l’art. 124 l. fall., né altra disposizione in materia di concordato fallimentare richiama o riproduce l’art. 182-ter l. fall., dalla cui interpretazione dottrina e giurisprudenza hanno dedotto il principio di infalcidiabilità del credito IVA nell’ambito del concordato preventivo in quanto tributo costituente risorsa europea.
Si ritiene pertanto che il divieto di falcidia non trovi applicazione nel concordato fallimentare.
Attenta dottrina ha correttamente osservato che non sussiste alcun vincolo di livello nazionale o sovranazionale che imponga il pagamento integrale dell’IVA in ambito di concordato fallimentare (A. Caiafa, “Le procedure concorsuali”, Cedam 2011, 1466), anche se altri commentatori hanno criticato la disparità di trattamento dell’IVA che questa tesi implica nell’uno e nell’altro caso. Altri autori hanno ritenuto che nel concordato fallimentare sia sempre possibile falcidiare anche il credito iva, non potendosi estendere per analogia quanto disposto dall’art. 182-ter, trattandosi di norma eccezionale, ed in mancanza di disposizione ad hoc in sede di concordato fallimentare (Bezzi, “La falcidiabilità dell’IVA nell’ambito di una procedura di concordato preventivo”, in Il fisco, 12 maggio 2014, 1865).
Non sembra inoltre potersi desumere, nella Legge Fallimentare, un generale principio di intangibilità dell’IVA nelle procedure concorsuali alternative al fallimento, atteso che, allorquando il Legislatore ha voluto estendere detto principio ad altre procedure, lo ha previsto espressamente, come nel caso della procedura di sovraindebitamento.
La giurisprudenza di merito si è occupata raramente del tema, ma si rintraccia un cenno in una pronuncia del tribunale di Padova in linea con la tesi della falcidiabilità del credito IVA nel concordato fallimentare, in quanto nell'ambito della sua disciplina non è previsto l'istituto della transazione fiscale, con la conseguenza che l'unica norma di riferimento in relazione al trattamento da riservare ai creditori privilegiati è l'art. 124, terzo comma, R.D. n. 267/1942 (legge fallimentare), che pone come unico limite alla falcidia la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile in caso di liquidazione dei beni su cui sussiste la causa di prelazione” (Trib. Padova, decreto 16 aprile 2013).
Nonostante sia poi stata emanata la nota sentenza della Corte Costituzionale n. 225/2014, che ha definitivamente risolto la questione nel senso della non illegittimità della norma che prevede la falcidiabilità dell’IVA nel concordato preventivo, la Corte di Appello di Milano, con decreto depositato il 20 novembre 2014 ha ritenuto di poter comunque considerare falcidiabile l’IVA nel concordato fallimentare.
La Corte ha raggiunto tale conclusione osservando, da un lato, che gli artt. 160 e 182-ter regolamentano “diversamente il credito erariale IVA, riservando ad esso un trattamento necessariamente differenziato non solo rispetto ai crediti privilegiati in generale, ma anche nei confronti degli altri crediti tributari assistiti da privilegio”; e, dall’altro, che, siccome l’art. 182-ter è - sempre secondo la Corte Costituzionale - una deroga al principio generale di intangibilità dell'IVA, il mancato suo richiamo all'art. 124 l. fall. potrebbe far ritenere inammissibile nell'ambito del concordato fallimentare, oltre che la falcidia, la dilazione dell'IVA. La Corte ha optato comunque per la falcidiabilità dell’IVA nel concordato fallimentare in ragione della peculiarità, non del credito, ma di tale procedura, poichè: “la fondamentale differenza che si rinviene è rappresentata dalla diversità del contesto nel quale l’una e l’altra procedura si collocano. In particolare, relativamente al concordato fallimentare, non può non tenersi conto del fatto che quest’ultimo, rappresentando un modo alternativo di chiusura del fallimento, diversamente quindi dal concordato preventivo che ha invece, quale finalità, quella di evitare l’apertura della procedura fallimentare, si inserisce nell’ambito di una procedura di fallimento già in atto” (App. Milano decreto 20 novembre 2014).
In conclusione, per quanto sopra esposto, sulla scorta dell’unico (autorevole) precedente di giurisprudenza emanato post sentenza della Corte Costituzionale, si ritiene possibile prevedere una falcidia del credito iva nel concordato fallimentare.

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