Quesiti Operativi

La prededucibilità dei crediti professionali

03 Aprile 2017 | Prededuzione

Alla luce della sentenza n. 24791/2016 della Cassazione - I sez. civile - vi è differenza, riguardo alla prededucibilità ex art. 111 l.fall., dei compensi spettanti ai professionisti che hanno partecipato alla predisposizione della domanda di concordato, tra l'ipotesi in cui il fallimento segua il concordato per mancato conseguimento delle maggioranze di legge, e l'ipotesi in cui il tribunale rigetti la domanda in origine, dichiarandola inammissibile? A mio modesto parere, la sentenza parrebbe subordinare la prededucibilità al fatto che il debitore sia stato ammesso alla procedura, e non anche quando la domanda di concordato è stata rigettata all'origine. Nel secondo caso, infatti, il debitore non potrebbe essere qualificato come "ammesso alla procedura". 

 

A stretto rigore, e confrontando il testo di questa sentenza con quello della sentenza da essa richiamata (Cass. 4 novembre 2015 n. 22450), ed alla quale la seconda si ispira, anche sulla base del senso lessicale-teleologico che viene dato alla locuzione normativa “in funzione”, ne risulta che l’effettiva ammissione alla procedura di concordato sia la precondizione perché si possa ipotizzare un qualsiasi nesso di funzionalità tra la prestazione professionale per la quale è chiesto il compenso e la procedura in vista (funzione) della quale essa fu resa.

 

Il passo rilevante di Cass. 22450/2015 (sul punto condiviso da Cass. 24791/2016) è questo:

 

“Va peraltro ribadito che la funzionalità (ovvero la strumentalità) delle prestazioni va valutata in relazione alla procedura concorsuale in vista delle quali esse sono svolte (cfr. Cass. nn. 5098/14, 8958/14): non si vede dunque in qual modo possa escludersi, una volta che l'impresa sia stata ammessa al concordato, la funzionalità delle attività di assistenza e consulenza connesse alla presentazione della domanda di concordato ed a sue successive integrazioni.”

Viene in tal modo, tuttavia, attenuato l’altro criterio posto dalla Cassazione, che è quello della valutazione ex ante, che occorre fare rispetto alla procedura, del preteso nesso di strumentalità tra la prestazione professionale e la procedura, da avviare grazie a quella prestazione professionale.

In altre parole:  è possibile che ex ante il nesso di funzionalità sussista, mentre invece ex post, ed in concreto, la mancata ammissione al concordato vada a determinare l’insussistenza del necessario nesso di strumentalità, che era stato ex ante giudicato come ragionevolmente probabile.

 

Questo il passaggio significativo di Cass. 24791/2016:

 

“La funzionalità dunque opera ad esempio quando le prestazioni erogate dal terzo, per il momento ed il modo con cui sono assunte in un rapporto obbligatorio con il debitore, si coordinino razionalmente con il quadro operazionale da questi attivato o di imminente riconoscibile adozione, così da rientrare in una complessiva causa economico-organizzativa almeno preparatoria, per quanto sia in iniziativa del debitore stesso, di una procedura concorsuale tra quelle di cui al r.d. n. 267 del 1942.”.

Ne risulta, conclusivamente, l’operatività di un doppio criterio, per il quale la prededuzione spetta al professionista se, da un lato, sussisteva ex ante un ragionevole nesso di strumentalità rispetto alla procedura che si andava a preparare, e se, dall’altro lato, vi sia stata quanto meno la ammissione alla procedura di concordato, pena la impossibilità di configurare un qualsiasi nesso di strumentalità tra due termini, per il venir meno di uno dei due necessari antipodi del rapporto di funzionalità.

 

Riferimenti normativi

Art. 111 l.fall.

 

La dottrina

Si ritiene che “il riconoscimento della qualità di credito prededucibile nel successivo fallimento deve essere verificato in concreto dagli organi della procedura attraverso il vaglio della sua funzionalità e della sussistenza di tale funzionalità già al momento del suo sorgere, funzionalità che non può che essere valutata in relazione agli interessi della massa.” [MATTEI E., La ripartizione dell’attivo, in Crisi d’impresa e procedure concorsuali, a cura di O. Cagnasso e L. Panzani, Vicenza 2016].

 

La Giurisprudenza

“L'art. 111, comma 2, l.fall., nell'affermare la prededucibilità dei crediti sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali, li individua sulla base di un duplice criterio, cronologico e teleologico, in tal modo prefigurando un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte all'interno della procedura, ma tutte quelle che interferiscono con l'amministrazione fallimentare e, conseguentemente, sugli interessi del ceto creditorio. Il carattere alternativo dei predetti criteri non consente, peraltro, l'estensione della prededucibilità a qualsiasi obbligazione caratterizzata da un sia pur labile collegamento con la procedura concorsuale, dovendosi in ogni caso accertare, con valutazione da compiersi “ex ante”, il vantaggio arrecato alla massa dei creditori, con apprezzamento che, risolvendosi in un'indagine di fatto, è riservato al giudice di merito ed è censurabile in cassazione solo per vizio di motivazione. (Nella specie, la S.C. ha riconosciuto la prededucibilità al credito del professionista che aveva predisposto una situazione patrimoniale aggiornata della società in funzione della domanda di ammissione della stessa al concordato preventivo).” [Cass. 5 dicembre 2016 n. 24791].

“Il credito del professionista che abbia svolto attività di assistenza e consulenza per la redazione e la presentazione della domanda di concordato preventivo, rientra "de plano" tra i crediti sorti "in funzione" di quest'ultima procedura e, come tale, a norma dell'art. 111, comma 2, l.fall., va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione "ex post", che la prestazione resa sia stata, concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti.” [Cass. 4 novembre 2015 n. 22450].

 

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