Quesiti Operativi

Legittimazione del liquidatore giudiziale nel concordato

Nel concordato preventivo, dopo l’omologazione, il liquidatore giudiziale nominato è legittimato ad esercitare un’azione risarcitoria e/o comunque surrogatoria, in riferimento a beni diritti o fatti non inclusi nel piano di concordato? Ad esempio, è legittimato ad iniziare l'azione di responsabilità verso l'organo amministrativo, oppure una revocatoria ordinaria contro terzi non creditori?

 

Il quadro normativo. L’art. 182 l. fall. prevede la figura del liquidatore giudiziale nell’ambito del concordato preventivo, stabilendo che, se il concordato consiste nella cessione dei beni e non dispone diversamente, il tribunale nomina nel decreto di omologazione uno o più liquidatori e un comitato di tre o cinque creditori per assistere alla liquidazione e determina le altre modalità della stessa. In questo caso, il tribunale dispone che il liquidatore effettui la pubblicità mediante affissione nell’albo dell’ufficio giudiziario ex art. 490 c.p.c. e fissa il termine entro cui la stessa deve essere eseguita.

La stessa disposizione  rimanda alle norme applicabili al curatore fallimentare e, in particolare, richiama gli artt. 37 e 38 l. fall. (revoca e responsabilità del curatore).

Pertanto il legislatore, oltre ad estendere al liquidatore giudiziale l'applicazione, in quanto compatibili, degli artt. 28, 29, 37, 38, 39 e 166 l. fall. dettati per il curatore, ha rimodellato l'attività liquidatoria nel concordato sulla base delle norme che regolano la liquidazione del patrimonio fallimentare, attribuendo al comitato dei creditori una funzione di direzione e di controllo dell'operato del liquidatore. Quindi, attraverso il rinvio agli artt. 37 e 38, il perimetro della responsabilità dell'organo è commisurato alla diligenza professionale richiesta dalla natura dell'incarico, e, inoltre, il liquidatore si afferma quale soggetto cui spetta in via esclusiva di agire per farla valere, dato che per quest’ultimo non sussistono le incompatibilità all'applicazione del comma 2 dell'art. 28 ricorrenti, invece, per il commissario giudiziale.

 

La legittimazione del liquidatore. Il liquidatore designato dal provvedimento di omologazione del concordato è chiamato a svolgere una funzione di tutela degli interessi dei creditori in vista della migliore riuscita della liquidazione dei beni ceduti. Nell'attuazione di tale compito egli è, evidentemente, anche tenuto a far sì che la liquidazione si svolga in modo legittimo.

La Suprema Corte si è confrontata con fattispecie in cui occorreva verificare la sussistenza della legittimazione passiva in capo al liquidatore.

Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, la procedura di concordato preventivo mediante la cessione dei beni ai creditori comporta il trasferimento agli organi della procedura non della proprietà dei beni e della titolarità dei crediti, ma solo dei poteri di gestione finalizzati alla liquidazione, con la conseguenza che il debitore cedente conserva il diritto di esercitare le azioni o di resistervi nei confronti dei terzi, a tutela del proprio patrimonio, soprattutto dopo che sia intervenuta la sentenza di omologazione (Cass. Civ.- Sez. III, 03 aprile 2013, n. 8102; Cass. Civ.-Sez. trib., 13 dicembre 2013, n. 27897). Pertanto, per effetto del provvedimento di omologazione del concordato viene meno il potere di gestione del commissario giudiziale, mentre quello del liquidatore è da intendere conferito nell'ambito del suo mandato e perciò limitato ai rapporti obbligatori sorti nel corso ed in funzione delle operazioni di liquidazione (Cass. Civ.- Sez. trib., 05 settembre 2014, n. 18755).

Di conseguenza, con riferimento alla posizione che il liquidatore può assumere intervenendo in giudizi introdotti dal debitore, nella procedura concordataria, a differenza di quanto accade nel fallimento, l'unico soggetto legittimato passivo in ordine alla verifica dei crediti dopo l'omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni è il debitore. Infatti, la legittimazione del liquidatore sussiste solo nei giudizi che investono lo scopo liquidatorio della procedura. Tuttavia, pur non essendo il liquidatore legittimato passivo, né litisconsorte necessario del debitore nei giudizi relativi alla verifica dei crediti, qualora egli intervenga in tali giudizi, trattandosi di interventore adesivo, deve necessariamente ipotizzarsi un litisconsorzio processuale nei successivi gradi di giudizio, non esaurendosi in un solo grado il suo ad influire con la propria difesa sull'esito della lite.

 

La soluzione. Come affermato dalle menzionate sentenze, è certa, in relazione alle funzioni assegnategli, la legittimazione del liquidatore giudiziale a stare in giudizio nelle controversie riguardanti i beni ceduti.

Occorre tuttavia verificare la possibilità per il liquidatore di esercitare l’azione sociale di responsabilità.

Appare indiscusso che “la legittimazione del liquidatore è definita dall'ambito del suo mandato (art. 182 l. fall.) ed è perciò limitata ai rapporti obbligatori sorti nel corso e in funzione delle operazioni legate alla liquidazione” (Cass. Civ.-Sez. I, 13 aprile 2005, n. 7661, Trib. Pordenone, 22 ottobre 2008) ovvero comunque “in relazione alle liti il cui oggetto possa interferire con le attività di liquidazione” (Cass. Civ.- Sez. I, 14 marzo 2006, n. 5515).

In proposito, potrebbe assumere rilevanza sistematica l’art. 1979 c.c. in tema di cessio bonurum a tenore del quale “l’amministrazione dei beni ceduti spetta ai creditori cessionari. Questi possono esercitare tutte le azioni patrimoniali relative ai beni medesimi”. Tuttavia, secondo la Cassazione, “l'ordinaria cessione dei beni ai creditori, disciplinata dagli artt. 1977 ss. c.c., importa l'attribuzione ai creditori di un mero potere di disposizione, finalizzato alla liquidazione e al riparto per il soddisfacimento delle ragioni creditorie, ma non determina per il debitore cedente la perdita della titolarità dei beni e della legittimazione all'esercizio diretto delle azioni relative alle attività cedute” (Cass. Civ.-Sez. III, 11 agosto 2000, n. 10738).

In ordine alla legittimazione attiva del liquidatore, la Suprema Corte ha puntualizzato che “la riscontrata mancanza, nella "cessio bonorum", di un effetto traslativo della proprietà dei beni ceduti comporta che, durante la procedura di concordato preventivo con cessione dei beni, quest'ultima, se conferisce ai creditori il potere di esercitare le azioni patrimoniali relative ai beni ceduti, non attribuisce loro anche la titolarità del diritto di azione, che rimane al proprietario dei beni, con la conseguenza che, specie in caso di inerzia da parte dei creditori, il debitore cedente ha il diritto di esercitare le azioni o di resistervi, nei confronti dei terzi, a tutela del proprio patrimonio, sia per evitarne il depauperamento che per aumentarne il valore [...] Il Collegio dissente perciò dall'unico precedente contrario di questa stessa Corte (Cass. Civ.-Sez. I, 18 dicembre 1991 n. 13626, cit. nella sentenza impugnata), che configura una legittimazione esclusiva del liquidatore all'esercizio di tutte le azioni di carattere patrimoniale relative ai beni ceduti; e, con la chiusura della procedura concordataria, in caso di incapienza, la definitiva perdita, per il debitore, di tutti i diritti sui beni ceduti, anche se residuati alla liquidazione, di cui non è facile rinvenire il fondamento normativo” (Cass. Civ.-Sez. III, 11 agosto 2000, n. 10738). Di conseguenza, il liquidatore giudiziale non potrebbe agire in surrogatoria ex art. 2900 c.c., nell’esercizio dell’azione di responsabilità.

Potrebbe tuttavia individuarsi una legittimazione attiva diretta del liquidatore qualora si annoverasse, tra i beni ceduti, l’azione sociale di responsabilità nei confronti di amministratori e sindaci per la violazione dei propri doveri di comportamento.

Posto che anche i crediti possono essere inclusi tra i beni oggetto di cessione e la giurisprudenza di legittimità, che riconosce la legittimazione del liquidatore giudiziale ad esercitare le azioni finalizzate al recupero dei beni soggetti al concordato (Cass. Civ.- Sez. II, 09 agosto 1990, n. 8086), ha espressamente compreso tra le azioni esperibili dal liquidatore giudiziale quelle volte al recupero di crediti vantati dal cedente (Cass. Civ.- Sez. lav., 14 aprile 1987, n. 3701), costituendo oggetto della cessione i beni esistenti nel patrimonio della società alla data della proposta di concordato (art. 160 l. fall.), i crediti in questione potrebbero ritenersi esistenti in tale data, visto che trovano fonte in condotte certamente antecedenti alla domanda di concordato.

Di tale opinione è la Suprema Corte (Cass. Civ.- Sez. I, 07 luglio 2015, n.14052, in Diritto & Giustizia, 2015, 6, con nota di Papagni. Solo il nuovo liquidatore giudiziale (e non il commissario) è legittimato ad agire in responsabilità contro il predecessore).

Tuttavia, una recente decisione della giurisprudenza di merito ha ritenuto il liquidatore giudiziale privo della legittimazione ad esperire l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società ammessa alla procedura di concordato preventivo per cessione dei beni, quantomeno nei casi in cui la relativa proposizione non sia stata deliberata dall'assemblea, al fine di ricomprenderla nell'attivo concordatario (cfr. Trib. Milano, 19 luglio 2011). Infatti, secondo tale pronuncia, il liquidatore ha la funzione di mero mandatario per la liquidazione dei beni oggetto della cessione (per i limiti della legittimazione processuale del liquidatore nel concordato preventivo), e inoltre l'art. 2394-bis c.c., nel dettare una disciplina speciale in ordine alla legittimazione degli organi delle procedure concorsuali al fine dell'esercizio dell'azione di responsabilità, non contiene alcun riferimento al liquidatore giudiziale. Dunque, per il Tribunale di Milano, anche ammettendo che quando la cessione abbia per oggetto genericamente tutte le attività del debitore, tra queste rientri anche l'eventuale azione di responsabilità, alla luce del carattere eccezionale delle previsioni di cui all'art. 2394-bis c.c. e dell'art. 147 l. fall., si deve escludere che il liquidatore possa esercitare l'azione senza la deliberazione dell'assemblea. 

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