Quesiti Operativi

Omologa, esecuzione del concordato e chiusura della procedura

La data di “esecuzione del concordato” coincide con quella di omologa o con quella di chiusura della procedura o con quale altra?

 

Per rispondere in modo esauriente al quesito proposto, occorre innanzitutto definire i concetti di “omologazione”, di “esecuzione” del concordato e di “chiusura della procedura”, partendo dall’analisi delle norme previste dal Capo V del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, rubricato – appunto – “Dell’omologazione e dell’esecuzione del concordato preventivo. Degli accordi di ristrutturazione di debiti”.

Tralasciando in questa sede l’art. 179 l.fall. – disciplinante i casi di mancata approvazione del concordato da parte dei creditori – per fornire una corretta definizione del concetto di “omologazione” del piano concordatario occorre prendere le mosse dalla lettera dell’art. 180 l.fall., il quale disciplina il giudizio di omologazione.

In particolare, la suddetta norma prevede che, una volta superata la fase dell’approvazione del concordato da parte dei creditori (a norma del primo comma dell’art. 177 l.fall.), il giudice delegato riferisce al tribunale, il quale fissa l’udienza in camera di consiglio per la comparizione delle parti e del commissario giudiziale.

Il debitore, il commissario giudiziale, gli eventuali creditori dissenzienti e ogni altro soggetto interessato devono costituirsi almeno dieci giorni prima dell’udienza fissata.

Se alla suddetta udienza non sono proposte opposizioni, il tribunale, verificata la regolarità della procedura e l’esito della votazione, omologa il concordato con decreto, non soggetto a gravame.

Qualora, invece, siano proposte opposizioni, si apre una vera e propria fase contenziosa, all’esito della quale, il tribunale provvede con decreto provvisoriamente esecutivo, comunicato al debitore e al commissario giudiziale.

 

Il successivo art. 181 l.fall., prevede espressamente che con il decreto di omologazione si chiude la procedura di concordato preventivo, stabilendo altresì che l’omologazione deve intervenire nel termine di nove mesi dalla presentazione del ricorso ai sensi dell’art. 161, con possibilità di una sola proroga per ulteriori sessanta giorni.  

Tornando ora, più specificatamente, al quesito sottoposto, dalla semplice lettura dell’art. 181 l.fall. risulta con evidenza come con l’omologazione del tribunale si chiuda la c.d. fase giudiziale della procedura di concordato preventivo, con la conseguente obbligatorietà delle disposizioni previste dal piano per tutti i creditori anteriori alla pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese, ai sensi dell’art. 184 l.fall..

Tuttavia, se con il decreto di omologazione si chiude – per espressa previsione normativa – la c.d. fase giudiziale della procedura di concordato, è evidente come il provvedimento del tribunale non sia da solo sufficiente a realizzare la soddisfazione dei creditori, motivo per cui con l’omologazione del piano concordatario non si esaurisce del tutto la procedura avviatasi con la proposizione della domanda di concordato da parte del debitore.

Difatti, come dimostrato anche dalla disposizione delle norme della legge fallimentare, a seguito della chiusura della procedura concordataria si apre la successiva fase dell’esecuzione del concordato, espressamente prevista dall’art. 185 l.fall..

Tale ulteriore fase, non più prettamente giudiziale, è caratterizzata da una lunga e complessa attività, prevalentemente liquidatoria, che si svolge sotto la vigilanza del commissario giudiziale, il quale può essere considerato vero e proprio “dominus” di questo secondo momento della procedura, specialmente se si considerano i limitati poteri che conserva il giudice delegato.

 

Nonostante la sua complessità, la disciplina della fase esecutiva del concordato è concentrata in una sola norma della legge fallimentare, a dimostrazione del poco interesse mostrato dal legislatore a questa fase essenziale per l’effettivo soddisfo dei creditori.

La norma prevede che dopo l'omologazione del concordato il commissario giudiziale ne sorveglia l'adempimento, secondo le modalità stabilite nella sentenza di omologazione, avendo l’obbligo di riferire al giudice ogni fatto dal quale possa derivare pregiudizio ai creditori.

In questa fase il debitore è tenuto a compiere ogni atto necessario a dare esecuzione alla proposta di concordato e, nel caso in cui il commissario giudiziale rilevi che il debitore non sta provvedendo al compimento degli atti necessari a dare esecuzione alla suddetta proposta, deve immediatamente riferirne al tribunale.

Infine, la norma prevede un particolare procedimento, in camera di consiglio, laddove un creditore denunzi al tribunale eventuali ritardi od omissioni da parte del debitore, mediante ricorso notificato al debitore e al commissario giudiziale, il quale può anche revocare l’organo amministrativo della società e nominare un amministratore giudiziario.

È, dunque, solo con la corretta esecuzione del concordato, così come prevista e disciplinata dall’art. 185 l.fall., ovvero con la risoluzione e annullamento del concordato – disciplinati dal successivo art. 186 l.fall. – che la procedura concordataria può dirsi definitivamente esaurita.

 

Dunque, per tornare al quesito proposto, è evidente come la data di omologa del piano concordatario coincida – per espressa previsione normativa ex art. 181 l.fall. – con la chiusura della procedura, intesa come procedura giudiziale.

Altrettanto evidente è come, immediatamente dopo l’omologazione del piano e la conseguente chiusura della procedura giudiziale, cominci la successiva fase dell’esecuzione del concordato.

A conferma di quanto sopra, occorre rilevare come l’art. 180, comma 5, l.fall. stabilisca l’obbligo di iscrizione al registro delle imprese dell’avvenuta omologa.

Sul punto, infatti, la giurisprudenza di merito rileva come “l’iscrizione del decreto di omologa nel registro delle imprese assicura la conoscenza dell’intervenuta chiusura della procedura concordataria e il conseguente venir meno delle limitazioni poste alla capacità gestoria dell’imprenditore dagli artt. 161, comma 7 e 167 L. Fall.; detta iscrizione fornisce al contempo la notizia dell’inizio della successiva fase di esecuzione del concordato e non può essere cancellata, o contrastata con iscrizione di segno contraria” (cfr. Tribunale di Trento, 13 aprile 2017).

In conclusione, dunque, è possibile rispondere al quesito sottoposto nei termini che seguono.

L’esecuzione del concordato è fase immediatamente successiva all’emissione del decreto di omologa e alla chiusura della procedura concordataria, che sono invece contestuali.

Sicché, la contestualità dell’omologazione e della chiusura della procedura (nella sua fase meramente giudiziale), oltre ad essere espressamente prevista dall’art. 181 l.fall., è desumibile altresì dall’interpretazione della giurisprudenza di merito in tema di iscrizione al registro delle imprese.

Difatti, la giurisprudenza riferisce che non è possibile iscrivere presso il registro delle imprese la chiusura della procedura di concordato in quanto non è prevista dalla legge, ma anche perché l’onere di pubblicità notizia circa la conclusione della procedura è assolta già con l’iscrizione del provvedimento omologa, il che sottintende che i due momenti – quello dell’omologa e quello della chiusura della procedura concordataria – siano contestuali.

 

La fase dell’esecuzione del concordato, invece, non può che essere immediatamente successiva a quella dell’omologazione del piano e della chiusura della procedura, in quanto trova in questi ultimi i suoi indefettibili presupposti.

Tuttavia, come ampiamente dedotto nel corso della presente trattazione, è solo con il corretto adempimento degli obblighi previsti nella fase dell’esecuzione del concordato che la procedura concordataria intesa latu sensu – e non solo intesa nella sua fase giudiziale – può dirsi effettivamente esaurita.  

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