Quesiti Operativi

Opposizione al passivo e tassazione del decreto di ammissione

02 Novembre 2016 | , Ammissione al passivo con riserva

Il Curatore di un fallimento propone l’ammissione al passivo di un creditore, ma con riserva, stante la pendenza di un giudizio avanti l’autorità giudiziaria ordinaria. Il Giudice Delegato, in sede di verifica dei crediti, nonostante le osservazioni presentate dal creditore, lo ammette con riserva.

Il creditore propone opposizione allo stato passivo all’esito del quale il tribunale, con decreto, lo ammette al passivo del fallimento per il medesimo importo e titolo eliminando la riserva apposta dal Giudice Delegato.

L’Agenzia delle Entrate sottopone a tassazione detto decreto in misura proporzionale ai sensi dell’art. 8, comma 1, lett. c), Tabella allegata al TUR ritenendo che detto decreto contenga un accertamento di diritti a contenuto patrimoniale.

È corretto l’operato dell’Ufficio?

 

Riferimenti normativi. Art. 8, Tariffa - Parte Prima - allegata al T.U.R. (D.P.R. n. 131/1986).

 

Osservazioni. L’Art. 8, comma 1, lett. c) della Tariffa, parte prima, allegata al TUR dispone che sono oggetto di tassazione in misura proporzionale dell’1%, tutti gli “atti dell'autorità giudiziaria ordinaria e speciale in materia di controversie civili che definiscono, anche parzialmente, il giudizio, compresi i decreti ingiuntivi esecutivi, i provvedimenti di aggiudicazione e quelli di assegnazione, anche in sede di scioglimento di comunioni, le sentenze che rendono efficaci nello Stato sentenze straniere e i provvedimenti che dichiarano esecutivi i lodi arbitrali” (…) “di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale”, mentre la successiva lettera d) prevede che siano tassati in misura fissa, pari ad Euro 200,00, tutti gli atti sopra indicati “non recanti trasferimento, condanna o accertamento di diritti a contenuto patrimoniale”.

Nel caso di specie pare che l’Ufficio abbia sottoposto a tassazione il decreto reso all’esito del giudizio di opposizione allo stato passivo del tribunale applicando l’imposta di registro in misura proporzionale (1%) prevista per la registrazione degli atti giudiziari “di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale” senza, tuttavia, tenere conto che - nel caso di specie - non è stato disposto alcun accertamento di diritti a contenuto patrimoniale.

Il credito dell’opponente, infatti, era già stato ammesso al passivo del Fallimentoe, con il decreto reso all’esito del giudizio di opposizione, è stata solamente eliminata la “riserva” apposta dal Giudice Delegato in sede di ammissione al passivo di detto credito.

L’ammontare e il titolo del credito erano perciò già stati determinati in sede di ammissione al passivo del Fallimento al momento della formazione dello stato passivo.

Si ritiene che nel caso di specie avrebbe dovuto trovare  applicazione, pertanto, la lett. d) dell’art. 8 della Tariffa, Parte Prima, allegata al TUR che prevede, per i provvedimenti dell’autorità giudiziaria, “non recanti trasferimento, condanna o accertamento di diritti a contenuto patrimoniale”, l’applicazione dell’imposta di registro in misura fissa (pari ad Euro 200,00).

 

La Suprema Corte, in casi analoghi a quelli in esame, ha infatti stabilito che “la sentenza che, in accoglimento dell'opposizione allo stato passivo, riconosca la natura privilegiata di un credito fatto valere nella procedura fallimentare, e già ammesso in via chirografaria dal giudice delegato, è soggetta ad imposta di registro in misura fissa, ai sensi dell'art. 8, comma 1, lett. d), della parte I della tariffa allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131: essa, infatti, incide esclusivamente sul profilo qualitativo del credito, determinando un mutamento della sua posizione nel concorso, in quanto l'ammontare ed il titolo,che rappresentano gli unici aspetti rilevanti ai fini dell'imposta in esame, risultano già determinati per effetto del decreto di ammissione” (Cass., 18 Settembre 2013, n. 21310; Cass. 5 Giugno 2013, n. 14146).

Le sentenze della Suprema Corte dianzi citate hanno dunque stabilito che l’imposta proporzionale di registro (di cui alla citata lett. c) dell’art. 8) si applichi esclusivamente ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria ricognitivi di crediti e non ai provvedimenti che nulla aggiungono, come nel caso in esame, rispetto al credito precedentemente accertato.

Anche la giurisprudenza tributaria di merito, seguendo l’orientamento della Suprema Corte, ha ritenuto che – in simili ipotesi – l’imposta di registro debba essere applicata in misura fissa.

 

La Commissione Tributaria Provinciale di Cremona, nella sentenza n. 34/1/13 del 21 febbraio 2013, ha così stabilito che “l'imposta di registro sulla sentenza di accoglimento di opposizione da parte di Istituto di Credito contro lo stato passivo di un fallimento per mancato riconoscimento di un credito al privilegio è da liquidarsi in misura fissa (art. 8, comma 1, lett. d) tariffa allegata al D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131)”.

Alla luce di quanto sopra esposto, si ritiene che, nel caso di specie, il decreto reso all’esito del giudizio di opposizione allo stato passivo avrebbe dovuto  essere tassato in misura fissa.

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