Quesiti Operativi

Redditi futuri e debiti non scaduti nel piano del consumatore

27 Giugno 2017 | , Sovraindebitamento: piano del consumatore

Si può affermare che con il piano del consumatore - a differenza della procedura di liquidazione - il ricorrente può tenere esterni dal perimetro della proceduta i redditi futuri (norma nella l.fall. art. 42 comma 2)? I debiti non ancora scaduti (come ad esempio rate future di un mutuo) con l'apertura della procedura scadono? (norma nella l.fall. art. 55 comma 2) e nel caso di risposta affermativa, possono essere considerati estranei alla procedura?

 

 

Per quanto attiene alla questione relativa alla ricomprensione dei redditi futuri nel piano del consumatore, occorre far riferimento anzitutto al testo della norma, ovvero all’art. 8 della L. 3/2012, in base al quale “la proposta di accordo o di piano del consumatore prevede la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri”. Il significato di tale disposizione è che il debitore deve formulare l’accordo o il piano in modo da consentire mediante “qualsiasi forma” la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti. Ciò porta alla considerazione che i redditi futuri possano, ma non debbano, essere considerati dalla proposta di piano. Si tratta pertanto di una mera facoltà.

Tale affermazione è d’altronde un riflesso del principio di privatizzazione della composizione concordata dell’insolvenza che costituisce l’architrave dell’intera normativa, e conseguentemente dell’ampia discrezionalità del debitore nell’elaborazione della proposta di piano o accordo, potendo – ma non dovendo, appunto – ricomprendervi anche beni che non sono ancora venuti ad esistenza al momento della presentazione.

La facoltà del debitore di escludere i redditi futuri dal perimetro della procedura appare ancora più evidente là dove si tenga conto che il piano del consumatore, connotato dalla atipicità dei contenuti, potrebbe prevedere anche esclusivamente un riscadenziamento del debito. Potrebbe altresì darsi il caso di debitore nullatenente, privo di beni o redditi: l’applicazione della norma dell’art. 8, comma 2, L. 3/2012 (che prevede la possibilità, ove i beni e i redditi del debitore non garantiscano di per se stessi la fattibilità del piano, che un terzo presti garanzia sottoscrivendo l’accordo) induce a pensare che il debitore possa accedere alla procedura di sovraindebitamento anche qualora sia del tutto incapiente, e ciò proprio grazie alla prestazione di una garanzia.

 

Alla luce delle considerazioni svolte, e della atipicità e flessibilità che contraddistinguono il contenuto della proposta di piano, evidentemente in linea con quanto previsto in tema di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 l.fall., è perciò possibile affermare che il debitore può non ricomprendere i redditi futuri all’interno della proposta di piano.

Questione diversa, ovviamente, è la reazione dei creditori (e l’orientamento del Giudice rispetto) all’esclusione di eventuali redditi futuri dal piano, soprattutto nell’ipotesi in cui tali redditi siano certi e di importo consistente.

La seconda questione attiene all’applicabilità del principio della scadenza anticipata dei debiti pecuniari alle procedure di sovraindebitamento.

Ebbene, l’art. 9, comma 3-quater, L. 3/2012 prevede espressamente la sospensione del corso degli interessi, richiamando in tal senso quanto disposto dall’art. 55 l.fall., ma non invece la scadenza dei debiti, rispetto alla quale nulla è detto.

Nonostante il silenzio del legislatore, tuttavia, detto principio ben potrebbe ritenersi applicabile anche al piano del consumatore, il quale ha natura para-concordataria. Infatti, trattandosi di un principio attuabile in tutte le procedure concorsuali, come applicazione del principio generale stabilito dall’art. 1186 c.c. di decadenza dal beneficio del termine, volto a poter verificare congiuntamente tutte le pretese creditorie verso la procedura e ad evitare che il curatore debba effettuare difficoltosi accantonamenti, non si vede perché non dovrebbe trovare applicazione anche alla proposta di piano o di accordo nell’ambito del sovraindebitamento. Questo argomento pare confermato anche dal rinvio all’art. 55 l.fall. operato dall’art. 169 l.fall. in materia di concordato. In analogia con tale ultima disposizione, la fictio iuris della scadenza dei debiti dovrebbe ritenersi applicabile con riferimento alla data di presentazione della domanda.

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