Quesiti Operativi

Rilevanza fiscale delle sopravvenienze attive derivanti da riduzione di debiti

A norma dell'art. 88, comma 4 ter, T.U.I.R., le sopravvenienze attive derivanti dalle riduzioni dei debiti ottenute in sede di omologa ex art. 182-bis l.fall. non sono tassabili. Si chiede se tale trattamento di favore sia riservato anche alle sopravvenienze attive derivanti da riduzione di debiti ottenute in sede di accordo ex art. 182-septies l.fall., anche in assenza di un espresso richiamo.

 

Le sopravvenienze attive derivanti dalla riduzione dei debiti ottenuta a seguito di accordo di ristrutturazione omologato ai sensi dell’art. 182-septies l.fall. sono fiscalmente equiparabili a quelle derivanti dagli accordi di ristrutturazione ai sensi dell’art. 182-bis l.fall. Ad esse risulta quindi applicabile l’art. 88 comma 4-ter del T.U.I.R..

 

Riferimenti normativi - Art. 88, comma 4-ter, T.U.I.R. (sopravvenienze attive da riduzione del debito nelle procedure concordatarie e paraconcorsuali), art. 182-septies l.fall. (accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzione di moratoria), art. 182-bis l.fall. (accordi di ristrutturazione dei debiti), art. 4 preleggi (applicazioni delle leggi penali ed eccezionali).

 

PREMESSA - L’art. 9, comma 1, D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modifiche dalla Legge 6 agosto 2015, n. 132 ha introdotto ex novo l’art. 182-septies denominato “Accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzione di moratoria”. La norma costituisce una fattispecie particolare dell’accordo di ristrutturazione nell’ambito della quale alcuni creditori “qualificati” vengono obbligati, con l’omologa dell’accordo, ad accettare le condizioni economiche applicate ad altri creditori omogenei aderenti all’accordo (c.d. “cram down”).

Il presupposto per l’applicazione della norma è la presenza, all’interno del ceto creditorio, di banche e intermediari finanziari che rappresentino più della metà dell’indebitamento complessivo dell’impresa. In conformità con quanto previsto per gli accordi di cui all’art. 182-bis l. fall. i creditori aderenti devono rappresentare complessivamente almeno il 60% dei crediti. Tuttavia, i creditori aderenti all’accordo ex art. 182-septies l. fall. devono essere collocati in una o più categorie all’interno delle quali devono rappresentare almeno il 75% dell’ammontare complessivo. Il ricorrente, oltre a depositare il ricorso contenente l’accordo presso la cancelleria del Tribunale, deve notificare il ricorso e la documentazione indicata nel primo comma dell’art. 182-bis l. fall.. ai creditori e agli intermediari finanziari non aderenti, i quali sono legittimati a proporre opposizione entro 30 giorni dalla notificazione.

 

La ratio della norma - Lo strumento risponde alle esigenze - manifestate dal Legislatore anche nel Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 69 del 23 giugno 2015, di presentazione al D.L. n. 83/2015 - di evitare “che alcuni crediti finanziari possano bloccare l’esito della procedura, e quindi si favorisce un risanamento precoce” e di “togliere ai creditori finanziari che vantano un credito di piccola entità la possibilità di dichiararsi contrari ad operazioni di ristrutturazione concordate fra il debitore e la maggioranza dei creditori finanziari, decretando l’insuccesso complessivo dell’operazione e l’apertura di una procedura concorsuale”.

La nuova figura dell’art. 182-septies l. fall. costituisce una sottospecie dell’art. 182-bis l.fall. In altre parole, non si tratta di una nuova procedura paraconcorsuale, quanto piuttosto di una fattispecie “speciale” di accordo di ristrutturazione alla quale si applicano comunque le norme di cui all’art. 182-bis l.fall. in termini di legittimazione, requisiti e documentazione a sopporto.

 

La soluzione del quesito - La premessa ci consente di cogliere i tratti caratteristici della nuova figura ed il rapporto con l’accordo di ristrutturazione disciplinato dall’art. 182-bis l. fall..

Il quesito chiede infatti se il favorevole trattamento fiscale delle sopravvenienze attive contemplato per l’art. 182-bis l. fall. possa valere anche nel caso di accordo omologato ai sensi dell’art. 182-septies l.fall..

In effetti il contenuto letterale del comma 4-ter dell’art. 88 del T.U.I.R., che richiama solo l’accordo ex art. 182-bis l. fall., pone alcuni dubbi sull’estensione della norma anche agli accordi disciplinati dall’art. 182-septies l. fall..

Va detto che, trattandosi di una norma di recentissima introduzione, non constano pronunce edite della giurisprudenza tributaria. Parimenti non vi è traccia di prassi amministrativa.

D’altro canto, è necessario confrontarsi con l’orientamento consolidato della Suprema Corte (Cassazione, Sezione Unite, 22 gennaio 2009, n. 1587) in punto di divieto di interpretazione analogica e/o estensiva in materia di agevolazioni tributarie, come sono quelle in questione.

Secondo la giurisprudenza di legittimità, l’interpretazione estensiva di disposizioni eccezionali o derogatorie, se pure in astratto non preclusa (Cassazione, Sezione Unite, 21493 del 2010), deve ritenersi comunque circoscritta alle ipotesi in cui il plus di significato, che s’intenda attribuire alla norma interpretata, si limiti ad individuare nel contenuto implicito della norma eccezionale o derogatoria già codificata, altra fattispecie avente identità di ratio con quella espressamente contemplata (Cassazione n. 9205 del 1999) (senza, tuttavia, poter ampliare/ridurre la portata della norma costituente la regola con l’introduzione di nuove eccezioni).

L’esenzione da imponibilità delle sopravvenienze attive è stata introdotta dal d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. dalla l. 7 agosto 2012, n. 134, normativa con cui - per quanto concerne in particolare le procedure concorsuali - il Legislatore ha inteso perseguire l’obiettivo dichiarato di agevolare il ricorso agli strumenti di composizione concordata o negoziale della crisi d’impresa, eliminando alcuni dei principali ostacoli alla loro concreta applicazione (“l’art. 33 [n.d.r. di modifica al R.D. 267/1942] ha il compito superare le difficoltà applicative emerse nella realtà, rendendo più efficienti i procedimenti di composizione delle crisi d’impresa disciplinati dalla legge fallimentare. Ciò, attraverso l’incentivazione degli imprenditori alla pronta denuncia della propria situazione di crisi e promuovendo l’emersione anticipata della difficoltà di adempimento”; cfr. nota illustrativa al d.l.). In questa cornice si inseriscono le modifiche al comma 4 dell’art. 88 del T.U.I.R., che il Legislatore ha implementato nell’ottica proprio di eliminare le norme fiscali che, incongruenti rispetto al nuovo assetto, avrebbero reso impraticabili gli strumenti di composizione della crisi.

Alla luce della ratio della norma, delle finalità perseguite dal Legislatore e della carenza di elementi di differenziazione sostanziale tra le due figure, è possibile affermare che la detassazione delle sopravvenienze attive da esdebitazione prevista per gli accordi ex art. 182-bis sia applicabile anche agli accordi di cui all’182-septies l. fall..

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