Quesiti Operativi

Secretazione del programma di liquidazione

Il curatore fallimentare, all'atto di deposito del programma di liquidazione per il visto di legittimità del giudice delegato (o per la sua approvazione in assenza del comitato dei creditori), può chiedere di secretare i profili del programma che attengono all'intenzione di agire nei confronti degli amministratori per la responsabilità risarcitoria derivante da atti di mala gestio?

 

Il programma di liquidazione costituisce l’atto di pianificazione e di indirizzo in ordine alle modalità e ai termini previsti per la realizzazione dell’attivo e deve specificare, tra le altre cose, anche quali azioni risarcitorie, recuperatorie e revocatorie il curatore intenda esercitare.

Tra queste, è sicuramente compresa anche quella tesa a far dichiarare la responsabilità degli amministratori e dei sindaci della società fallita a fini risarcitori.

L’azione di cognizione, che prelude, in caso di esito positivo della stessa, alla condanna dei convenuti, dev’essere opportunamente preceduta da una misura cautelare conservativa, come appunto il sequestro conservativo, per evitare che l’auspicato risultato utile del processo (la condanna) rimanga senza effetto, perché ad es. nel frattempo i convenuti si siano spogliati di ogni loro avere sensibile.

Al punto che dovrebbe dirsi che ogni azione di responsabilità, per sortire buon esito, dovrebbe essere accompagnata da un sequestro conservativo ben ponderato, eventualmente preceduto da indagine patrimoniale sui possedimenti (di ogni genere) dei convenuti.

Per questa specifica e concreta ragione, non sarebbe prudente far conoscere ai destinatari della iniziativa cautelare della procedura, attraverso il programma di liquidazione, le intenzioni della curatela.

La secretazione diventa dunque un fattore decisivo del successo dell’azione di responsabilità e si realizza materialmente, ex art. 90, comma 2, l.fall., previa autorizzazione del giudice delegato, con la creazione di una copia aggiuntiva del programma, che viene destinata ai creditori e a chi voglia leggerla, però depurata delle parti che è opportuno e necessario tenere segrete.

Meglio evitare l’uso degli omissis, che già di per sé fanno pensare a qualcosa di mancante, e possono mettere sull’avviso i futuri convenuti.

L’altra copia, quella integrale del programma, è invece destinata al G.D. e rimane conservata in un sotto-fascicolo non accessibile agli interessati, formato ex art. 90, comma 1, l.fall.

 

La dottrina

Cfr., sulla secretazione, Nonno G.M., Comm. Sub art. 104ter, in FERRO M., La legge fallimentare, Padova, 2014, 1408.

Alcuni Autori ritengono possibile, ai medesimi fini, sul presupposto che l’accesso al programma di liquidazione per i creditori non componenti del comitato dei creditori e per i terzi debba essere autorizzato dal G.D., che la medesima finalità possa essere garantita dal rigetto da parte di quest’ultimo dell’istanza tesa ad ottenere appunto l’accesso al programma di liquidazione, per le parti che debbono restare segrete (RUGGIERO A., Programma di liquidazione, in Tratt. FERRO, 2010, III, 875; PANZANI L., Programma di liquidazione, in FAUCEGLIA G., PANZANI L. (diretto da), Fallimento e altre procedure concorsuali, Torino, 2009, II, 1155-1156).

Tuttavia, rimane preferibile la secretazione ab initio (benché vi sia contraria parte della dottrina, cfr. DE SIMONE L., Il programma di liquidazione, IlCaso.it), perché anche i componenti del comitato dei creditori, che hanno libero accesso al programma (cioè senza bisogno dell’autorizzazione del G.D.) potrebbero disvelarne all’esterno, anche in buona fede, i contenuti.

 

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