Quesiti Operativi

Termini per l’esercizio della revocatoria nell’amministrazione straordinaria conseguente a concordato preventivo

23 Aprile 2015 | Amministrazione straordinaria: disciplina generale

L’art 69-bis, comma 2, l. fall., si applica anche alla procedura di amministrazione straordinaria conseguente a concordato preventivo? In altri termini, è possibile ritenere che detta previsione sia applicabile analogicamente al caso in cui ad una procedura di concordato preventivo segua una procedura di amministrazione straordinaria?

 

PREMESSA - L’art. 49 D. Lgs. 8 luglio 1999, n. 270 (rubricato: azioni revocatorie), stabilisce, al primo comma, che le azioni volte alla dichiarazione di inefficacia ed alla revoca degli atti pregiudizievoli ai creditori di cui alle disposizioni previste dalla sezione III (degli effetti del fallimento), del capo III (degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori) della legge fallimentare (per la precisione, artt. da 64 a 71), possono essere proposte dal commissario straordinario solo in presenza di autorizzazione alla esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali, ad eccezione dell’ipotesi di conversione della procedura in fallimento. Il secondo comma del suddetto articolo dispone che i termini previsti dalle sopra citate disposizioni si computano a decorrere dalla dichiarazione dello stato di insolvenza, precisando, altresì, che tale norma si applica anche in tutte le ipotesi nelle quali alla dichiarazione dello stato di insolvenza segua la sentenza dichiarativa di fallimento.
L’art. 69-bis l. fall. (rubricato: decadenza dall’azione e computo dei termini), a sua volta, dopo aver chiarito, al primo comma, che le azioni revocatorie non possono essere proposte decorsi tre anni dalla dichiarazione di fallimento e, in ogni caso, decorsi  cinque anni dal compimento dell’atto; al secondo comma, dispone che i termini di cui ai già citati artt. 64, 65, 67, commi 1 e 2 e 69, nell’ipotesi di fallimento susseguente a concordato preventivo decorrono dalla data di pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese.

LA SOLUZIONE - Alla luce di una interpretazione meramente letterale dell’art. 49 D. Lgs. 270/1999, ed in mancanza di espresso richiamo legislativo, pare lecito ritenere che l’art. 69-bis, comma 2, l. fall., non sia applicabile alla procedura di amministrazione straordinaria susseguente a concordato preventivo. Da ciò consegue che, in tale ipotesi, i termini per l’esercizio dell’azione revocatoria ex art. 67 l. fall. dovranno calcolarsi dalla dichiarazione dello stato di insolvenza di cui all’art. 3 D. Lgs. 270/1999, presupposto oggettivo dell’amministrazione straordinaria (art. 1, D. Lgs. 270/1999), a differenza del concordato preventivo che, come noto, ha quale presupposto lo “stato di crisi” (art. 160, comma 1, l. fall.).
In una visione più sistematica, tuttavia, si potrebbe anche ritenere possibile l’applicazione della detta norma anche in materia di amministrazione straordinaria, alla luce della ratio comune all’uno e l’altro caso, giacchè anche in caso di consecutio tra concordato e fallimento la seconda procedura ha come presupposto un’insolvenza che nella prima è solo una delle possibili manifestazione del presupposto oggettivo “stato di crisi”.
Giova far presente, infine, che nella procedura di amministrazione straordinaria il termine triennale previsto dal primo comma dell’art. 69-bis l. fall. entro il quale deve essere proposta l’azione revocatoria decorre, a parere dei giudici di merito, dalla data dell’autorizzazione al commissario liquidatore alla esecuzione del sopra citato programma di cessione dei complessi aziendali ex art. 49 D. Lgs. 270/1999 (cfr. Trib. Padova 11 novembre 2014; Trib. Novara 17 dicembre 2012).

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