Bussola

Infedeltà patrimoniale

Sommario

Inquadramento | Brevi cenni sulla natura del reato | Il presupposto della condotta illecita: il conflitto di interessi. Gli altri elementi costituitivi del reato | L'evento del reato | La presenza di vantaggi compensativi quale causa di esonero da responsabilità | Il doppio elemento psicologico del reato | L’ipotesi di reato in relazione ai beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi | Sulla esclusione di una continuità normativa tra l’art. 2634 c.c. e gli artt. 2631 c.c. e 2624 c.c. | Fattispecie a confronto: concorso tra reati di appropriazione indebita e infedeltà patrimoniale | Infedeltà patrimoniale e bancarotta fraudolenta | Riferimenti |

 

La disposizione di cui all’art. 2634 c.c. punisce, con la reclusione da sei mesi a tre anni, la condotta degli amministratori, direttori generali o liquidatori che, avendo un interesse in conflitto con quello della società, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o altro vantaggio, compiono o concorrono a deliberare atti di disposizione dei beni sociali, cagionando intenzionalmente alla società un danno patrimoniale. La stessa pena si applica, secondo la previsione del secondo comma, se il fatto è commesso in relazione a beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi, cagionando a questi ultimi un danno patrimoniale. Il comma 3 esclude l’ingiustizia del profitto della società collegata o del gruppo, se compensato da vantaggi, conseguiti o fondatamente prevedibili, derivanti dal collegamento o dall’appartenenza al gruppo. La fattispecie incriminatrice di infedeltà patrimoniale, contenuta nell’art. 2634 c.c., è stata introdotta nell’ambito della più ampia riforma dei reati societari, con il fine precipuo di ancorare, da un lato, la sanzionabilità dell’infedeltà al principio di offensività, superando la criminalizzazione di scorrettezze formali caratterizzate da mero pericolo presunto e, dall’altro, di ricollocare nel loro ambito naturale figure...

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