Bussola

Risoluzione e annullamento del concordato

21 Aprile 2016 |

Sommario

Inquadramento | La legittimazione | L’inadempimento | La gravità dell’inadempimento | Il termine | Risoluzione e fallimento | Gli aspetti processuali | La risoluzione del concordato dopo la “miniriforma” estiva del 2015 | Annullamento del concordato | Riferimenti |

 

Le vicende patologiche del concordato preventivo omologato sono sostanzialmente regolate da una sola disposizione, rappresentata dall’art. 186 l. fall., cui si devono aggiungere le norme contenute negli artt. 137 e 138, in materia di concordato fallimentare, ma applicabili in quanto compatibili anche al concordato preventivo. Di queste fattispecie, la risoluzione è indubbiamente di portata pratica più rilevante rispetto all’ipotesi dell’annullamento del concordato.   L’istituto della risoluzione del concordato è stato rivisitato dalle modifiche alla legge fallimentare apportate dal D.Lgs. n. 169/07. Si è da più parti rilevato come tali innovazioni abbiano cercato di coordinare la disciplina della risoluzione, in particolare, con la nuova e rafforzata natura negoziale del concordato preventivo. I punti salienti della riforma possono essere così ricordati: eliminazione di ogni automatismo: la pronuncia della risoluzione o dell’annullamento non comporta il fallimento in via utomatica; eliminazione di ogni possibilità di iniziativa d’ufficio; introduzione della necessità di valutazione in ordine alla gravità dell’inadempimento. Le prime due modifiche, oltre a trarre ispirazione dalla riconosciuta natura negoziale del concordato preventivo, rappresentano la plastica applicazione, ...

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