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Retrocessione dell’azienda: quali conseguenze sui rapporti di lavoro?

21 Marzo 2016 | di Adelio Riva

Rapporti di lavoro

Il tema della retrocessione dell'azienda, oggetto di un contratto di affitto pendente al momento della dichiarazione di fallimento del locatore, assume rilevanza sia (i) nell'ipotesi in cui le parti del contratto, ossia il curatore fallimentare o l'affittuario in bonis, abbiano deciso di non subentrare nel contratto, esercitando, ex art. 79 l. fall., il proprio diritto di recesso entro sessanta giorni dalla dichiarazione di fallimento; sia (ii) nel caso in cui, non versando nell'ipotesi precedente, le parti abbiano deciso di mantenere in vita il contratto, ma questo si sciolga successivamente per scadenza del termine o perché risolto dalle parti medesime.

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Quando il recesso volontario è equiparabile al licenziamento

08 Marzo 2016 | di Alessandro Corrado

Licenziamento individuale

La recente sentenza emessa dalla Corte di Giustizia UE, originata da un caso spagnolo, introduce un principio innovativo in tema di dimissioni del lavoratore. I giudici di Lussemburgo hanno infatti affermato che il recesso di un lavoratore il cui rapporto di lavoro abbia subito delle modifiche sostanziali in senso peggiorativo, per ragioni non inerenti la sua persona, debba essere assimilato ad un licenziamento; e che pertanto, in tali casi, la cessazione del vincolo contrattuale non dipende dalla volontà del lavoratore, bensì può essere ricondotta ad una decisione assunta dall’imprenditore.

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I contenuti della proposta di concordato dopo la miniriforma del 2015

08 Marzo 2016 | di Mauro Vitiello

Bilancio d'esercizio

L’art. 160 l. fall., quarto comma, prevede che “in ogni caso la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari. La disposizione di cui al presente comma non si applica al concordato con continuità aziendale di cui all’art. 186-bis”.

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I contenuti della proposta di concordato dopo la miniriforma del 2015

08 Marzo 2016 | di Mauro Vitiello

Concordato preventivo: disciplina generale

L’art. 160 l. fall., comma 4, prevede che “in ogni caso la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari. La disposizione di cui al presente comma non si applica al concordato con continuità aziendale di cui all’art. 186-bis”.

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Sulla sempre più frequente sottrazione dei crediti alle regole del concorso

02 Marzo 2016 | di Danilo Galletti

Concorso dei creditori

Non è condivisibile la sempre più diffusa “fuga dal concorso” che il diritto di formazione giurisprudenziale sta imprimendo al sistema, attraverso la sottrazione di posizioni creditorie anteriori all’apertura della procedura alla partecipazione al concorso.

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L’irrilevanza della collocazione sussidiaria dei privilegi generali (salva l’ipotesi di classamento ad hoc)

23 Febbraio 2016 | di Filippo Lamanna

Concordato preventivo: disciplina generale

Ricordato in premessa che, secondo la S. Corte (cfr. Cass. n. 24970/2013), nel concordato preventivo il debitore è obbligato a pagare integralmente i crediti prelazionari salvo che, mancando nel suo patrimonio i beni sui quali sussiste la causa di prelazione, egli si avvalga della facoltà (che come tale potrebbe però anche non esercitare) di limitare il pagamento alla sola parte che troverebbe capienza in un’alternativa liquidazione (fallimentare o esecutiva) del bene gravato, secondo quanto previsto dall’art. 160, comma 2, l. fall.; ed inoltre che, in forza di un altro orientamento giurisprudenziale ad oggi prevalente, non solo ai crediti muniti di pegno, ipoteca o privilegio speciale, ma anche ai crediti privilegiati generali sarebbe applicabile l’art. 160, comma 2, l. fall. nella parte in cui consente il pagamento parziale dei crediti prelazionari in caso di incapienza; è conseguente chiedersi, tenuto conto che tra i privilegi generali ve ne sono alcuni che godono di un beneficio ulteriore, quello della collocazione sussidiaria sul ricavato immobiliare, se tale peculiare beneficio abbia una concreta possibilità di operare, ed in che limiti, nel concordato preventivo.

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Il giudizio di opposizione a stato passivo e quello ordinario, legati da connessione e/o di continenza, non possono essere riuniti

16 Febbraio 2016 | di Danilo Galletti

Opposizione al passivo

Non è possibile la riunione fra il giudizio di opposizione a stato passivo ed il giudizio ordinario che siano contemporaneamente pendenti, e le cui causae petendi presentino ragioni di connessione o comunque di continenza, posto che il rito speciale di cui all’art. 99 l. fall. presenta connotati di forte specificità che ostano comunque al simultaneus processus.

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La rinuncia alla domanda di concordato

08 Febbraio 2016 | di Filippo Lamanna

Rinuncia all'ammissione

La mutata individuazione ex lege – con il D.L. n. 83/2015 conv. in L. 132/2015 - del termine entro cui apportare eventuali modifiche alla proposta ed al piano di concordato preventivo trascina inevitabilmente con sé, amplificandola, la questione della facoltà di rinuncia alla domanda/proposta da parte del debitore (o dei creditori concorrenti, ove questi, come ora è concesso, abbiano fatto proposte di concordato in competizione con quella del debitore).

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La chiusura anticipata del fallimento nella pendenza di giudizi

01 Febbraio 2016 | di Mauro Vitiello

Chiusura del fallimento

Come noto, all’articolo 118 l. fall. sono state apportate modificazioni intese a consentire la chiusura della procedura di fallimento nella perdurante pendenza di giudizi. La norma è operativa a decorrere dal 21 agosto 2015 (data di entrata in vigore della legge n. 132/15, di conversione del decreto legge n. 83/15), si applica a tutti i fallimenti, ivi compresi quelli pendenti al momento dell’entrata in vigore del decreto legge, poi convertito, ed integra, senza alcun dubbio, la più problematica delle disposizioni, introdotte con la miniriforma della scorsa estate, che ineriscono strettamente alla procedura fallimentare.

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Le offerte di acquisto presentate da soggetti individuati non diventano revocabili per effetto della pubblicazione del bando

22 Gennaio 2016 | di Danilo Galletti

Offerte concorrenti di concordato

La indizione della gara prevista dall’art. 163-bis l. fall. non comporta la sopravvenuta revocabilità dell’offerta che sia stata presentata al debitore da soggetto individuato, e che l’offerente abbia qualificato come “ferma”, anche se la gara si fonda su presupposti non coincidenti con quelli contenuti nella suddetta offerta.

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