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Focus su Azione revocatoria fallimentare

I criteri della legge delega in tema di azioni di inefficacia e revocatoria

15 Novembre 2017 | di Edoardo Staunovo Polacco

Azione revocatoria fallimentare

La delega al governo per la riforma delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza contiene una sola previsione in tema di azioni di inefficacia e revocatoria, ossia l’art. 7, comma 4, lett. b), dedicato alla liquidazione giudiziale (che dovrebbe prendere il posto del fallimento), nel quale si stabilisce che la procedura è potenziata mediante l’adozione di misure dirette a “far decorrere il periodo sospetto per le azioni di inefficacia e revocatoria, a ritroso, dal deposito della domanda cui sia seguita l’apertura della liquidazione giudiziale, fermo restando il disposto dell’articolo 69-bis, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267”.

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I margini temporali nella revocatoria delle rimesse bancarie

05 Aprile 2017 | di Alberto Cimolai

Azione revocatoria fallimentare

Fra le molteplici complessità presenti in ambito revocatorio, quella riferibile alle rimesse bancarie può considerarsi un vero e proprio cluster di problematicità. Chi frequenta professionalmente questo sub-procedimento sa bene - seppur trascorsi dieci anni dalla riforma - quanto oggi ancora si dibatta in tema di individuazione del requisito della consistenza e della durevolezza delle rimesse, di rilevanza o di irrilevanza dell’affidamento...

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La revocatoria transfrontaliera nel panorama europeo

21 Marzo 2017 | di Francesco Corraro

Azione revocatoria fallimentare

È trascorso poco più di un anno da quando la Corte di Giustizia UE ha ribadito il principio secondo cui il beneficiario di un atto pregiudizievole per la massa dei creditori - compiuto prima che il suo autore fosse dichiarato insolvente e, dunque, sottoposto a procedura concorsuale - può vittoriosamente opporsi all’azione revocatoria esperita dal curatore della suddetta procedura, provando...

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La revocabilità dell’atto di scissione societaria

14 Settembre 2016 | di Alessandro Ireneo Baratta, Giuseppe Sancetta

Azione revocatoria fallimentare

Nell’attuale scenario di crisi, gli imprenditori, anche al fine di salvaguardare il proprio patrimonio, in epoca prossima al fallimento talora eseguono operazioni di scissione con potenziale pregiudizio ai creditori delle società. L’assoggettabilità ad azione revocatoria dell’atto di scissione costituisce però una questione estremamente discussa sia in dottrina che nella giurisprudenza di merito. Gli Autori ricostruiscono le diverse tesi formulate dalla giurisprudenza, fornendo infine delle indicazioni volte a tutelare gli interessi dei creditori.

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La revocatoria fallimentare in cassazione tra debito di valuta e debito di valore: è nomofilachia?

17 Dicembre 2012 | di Giuseppe Limitone

Azione revocatoria fallimentare

l pagamento ad un creditore privilegiato durante il periodo sospetto è sempre soggetto a revocatoria fallimentare, in quanto la lesione della par condicio creditorum è in re ipsa: è questo il principio espresso dalle Sezioni Unite della Cassazione nella pronuncia n. 7028/2006, nella quale è stata anche affermata la natura redistributiva, e non indennitaria, dell'azione revocatoria fallimentare. L'Autore si sofferma sulle conseguenze di questa sentenza, in particolare sulla configurazione del debito del soccombente in revocatoria come di valore e non più di valuta, e sulle modalità di calcolo della rivalutazione, auspicando futuri interventi nomofilattici sul punto.

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Brevi note sulla cessione delle azioni revocatorie (nella liquidazione dell'attivo fallimentare e nel concordato)

17 Settembre 2012 | di Giorgio Tarzia

Azione revocatoria fallimentare

L'Autore si sofferma sulla cedibilità delle azioni revocatorie a un terzo, introdotta dalla legge fallimentare ed estesa oltre i confini applicativi originari dalla riforma, analizzando sia l'ipotesi di cessioni autonome, operanti nell'ambito della liquidazione dell'attivo fallimentare, ex art. 106 l. fall., sia quella di cessioni concordatarie, ex art. 124 l. fall., e affrontando, inoltre, le problematiche legate alla salvaguardia dei diritti del terzo.

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La “nuova” revocatoria delle rimesse bancarie. L'impossibile convivenza degli artt. 67 e 70 l.fall. e la recente dottrina

24 Febbraio 2012 | di Giuseppe Rebecca, Giuseppe Sperotti

Azione revocatoria fallimentare

La“nuova” revocatoria delle rimesse bancarie è in vigore dal (o meglio “dopo il”, come inopinatamente precisa il d. l. n. 35 del 2005) 17 marzo 2005. Con tale d.l. è stata attuata in via anticipata una parte della riforma più generale delle procedure fallimentari (D.Lgs. n. 5 del 9 gennaio 2006).Pur con l'evidente limitazione dovuta alla riduzione a metà del periodo di riferimento (da un anno a sei mesi),la revocatoria delle rimesse ha indubbiamente ancora una sua valenza e può trovare applicazione in molte procedure concorsuali, soprattutto nel caso di consecuzione delle procedure senza soluzione di continuità. È ben vero che i curatori, per le nuove procedure, e per il momento, trascurano alquanto queste azioni, così come la dottrina non ne tratta molto, ma ciò è in gran parte dovuto a un preconcetto: che la revocatoria di fatto non esista più. Niente - però - di più errato. Certo il dimezzamento del periodo “sospetto” e i nuovi riferimenti quantitativi hanno comportato una riduzione molto più che proporzionale di quanto revocabile, ma non per questo l'azione revocatoria è sparita del tutto.

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Non si vive di sola revocatoria: piccolo manuale di sopravvivenza per il “nuovo” curatore fallimentare

23 Novembre 2011 | di Danilo Galletti

Azione revocatoria fallimentare

Il nuovo diritto fallimentare ha molto limitato l'efficacia della revocatoria come strumento per il rifinanziamento degli attivi concorsuali. Le Curatele devono acquisire pertanto nuove professionalità, al fine di utilizzare al meglio gli strumenti offerti dal diritto comune e civile. La disciplina imperativa del mutuo fondiario, se correttamente applicata nell'ambito delle verifiche fallimentari del passivo, può condurre alla sterilizzazione dei privilegi ipotecari acquisiti dalle banche in forme patologiche, che altrimenti sono praticamente irrevocabili. Allo stesso modo, un attento esame da parte del Curatore delle modalità con cui la banca abbia rifinanziato il debitore, “convertendo” un'esposizione chirografaria in privilegiata, può spesso condurre a sanzionare l'abuso del creditore con la “disattivazione” della causa di prelazione. Tali strumenti possono agire come complemento e in modo convergente con le azioni risarcitorie, esperibili contro il finanziatore per aver colpevolmente ed artificialmente protratto la vita dell'imprenditore ormai decotto attraverso una erogazione di credito illegittima. Allo stesso modo, un attento scrutinio delle forme e delle modalità attraverso le quali si sia manifestata la “ingerenza” del finanziatore nella vita e nella gestione dell'impresa, può condurre all'emersione di pretese risarcitorie connesse alla responsabilità da lui assunta come amministratore di fatto, per abusiva direzione e coordinamento. Per finire, un'interpretazione “evolutiva” del sistema revocatorio può forse portare alla luce spazi di intervento più ampi di quanto si potrebbe pensare, agendo sulla permanenza della “consecuzione”, a date condizioni, fra concordato preventivo e fallimento; sulla possibilità di “retrodatare” altrimenti il periodo sospetto quando l'istruttoria prefallimentare comporti l' “anticipazione” di taluni effetti caratterizzanti dell'apertura del concorso; sulla sterilizzazione di talune “esenzioni” dalla revocatoria quando difettino in realtà i presupposti logici su cui le stesse si fondano.

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