Focus

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La Corte di Giustizia e il COMI: eppur (forse) si muove!

01 Marzo 2012 | di Galeazzo Montella

Centro degli interessi principali

Nel Regolamento CE n. 1346/2000 il Centro degli interessi principali del debitore - COMI - riveste il ruolo cruciale di criterio di competenza internazionale ai fini dell'apertura della procedura di insolvenza. Per le società tale centro si presume - majuris tantum - coincidente con la sede statutaria. La Corte di giustizia sinora aveva interpretato tale presunzione forse in modo troppo rigido, con una giurisprudenza dalla quale, di fatto, molti giudici nazionali si sono poi discostati. Ora la Corte è tornata sul tema con due nuove sentenze, Interedil e Rastelli, che l'Autore esamina, ravvisando in esse una certa apertura verso un'applicazione del concetto di COMI più elastica a pragmatica.

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Una procedura per gli accordi in rimedio del sovraindebitamento

27 Febbraio 2012 | di Fabrizio Di Marzio

Sovraindebitamento

Al fine di porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento, il nuovo Governo aveva disposto d'urgenza un articolato strumento, prendendo ampia ispirazione da una proposta di legge approvata dal Senato e in discussione alla Camera (AC n. 2364). Nel corso parlamentare, il decreto ha dato impulso all'approvazione della proposta di legge nell'ultima versione: il capo II della legge 27 gennaio 2012, n. 3, intitolata alle“disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento”, è infatti dedicato al “procedimento di composizione delle crisi da sovraindebitamento”.

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La “nuova” revocatoria delle rimesse bancarie. L'impossibile convivenza degli artt. 67 e 70 l.fall. e la recente dottrina

24 Febbraio 2012 | di Giuseppe Rebecca, Giuseppe Sperotti

Azione revocatoria fallimentare

La“nuova” revocatoria delle rimesse bancarie è in vigore dal (o meglio “dopo il”, come inopinatamente precisa il d. l. n. 35 del 2005) 17 marzo 2005. Con tale d.l. è stata attuata in via anticipata una parte della riforma più generale delle procedure fallimentari (D.Lgs. n. 5 del 9 gennaio 2006).Pur con l'evidente limitazione dovuta alla riduzione a metà del periodo di riferimento (da un anno a sei mesi),la revocatoria delle rimesse ha indubbiamente ancora una sua valenza e può trovare applicazione in molte procedure concorsuali, soprattutto nel caso di consecuzione delle procedure senza soluzione di continuità. È ben vero che i curatori, per le nuove procedure, e per il momento, trascurano alquanto queste azioni, così come la dottrina non ne tratta molto, ma ciò è in gran parte dovuto a un preconcetto: che la revocatoria di fatto non esista più. Niente - però - di più errato. Certo il dimezzamento del periodo “sospetto” e i nuovi riferimenti quantitativi hanno comportato una riduzione molto più che proporzionale di quanto revocabile, ma non per questo l'azione revocatoria è sparita del tutto.

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L'esercizio provvisorio ex art 104 l. fall.: un'alchimia di managerialità mista a doti di analista delle cause del dissesto

16 Febbraio 2012 | di Andrea Ferri

Esercizio provvisorio dell’impresa

L'Autore analizza il delicato ruolo del curatore, manager temporaneo della società fallita in esercizio provvisorio ai sensi dell'art. 104 l. fall. Ci si sofferma nel dettaglio sulle funzioni di "governance" svolte per la predisposizione di un adeguato piano industriale teso a garantire il ripristino della continuità aziendale, nell'interesse del futuro acquirente ma anche della massa creditoria, sotto il controllo degli Organi della Procedura.

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Responsabilità delle banche per concessione abusiva di credito e risanamento

10 Febbraio 2012 | di Mauro Vitiello

Abusiva concessione di credito

Dopo aver esaminato la natura giuridica della responsabilità civile della banca per le ipotesi di concessione di credito abusiva, l'autore fa una breve ricognizione dei profili critici della legittimazione del curatore fallimentare ad agire nei confronti dell'istituto di credito e delle ricadute, in tema di responsabilità civile della banca, della nuova disciplina dei finanziamenti-ponte introdotta dalla legge n. 122 del 2010.

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Il commissario giudiziale e la valutazione del piano

03 Febbraio 2012 | di Massimo Mastrogiacomo

Commissario giudiziale

Il commissario giudiziale non è più considerato dall'opinione dominante un ausiliario del GD, ma ha ormai un ruolo centrale nella procedura di concordato ed è chiamato a valutare tutti gli aspetti formali e sostanziali del piano di risanamento della crisi, stilato dal debitore. L'Autore analizza nel dettaglio le funzioni e l'attività del commissario giudiziale, dalla fase iniziale di verifica e correzione dell'elenco dei creditori da ammettere al voto, all'analisi degli aspetti tipicamente negoziali che caratterizzano i creditori volontari, fino alla presentazione della relazione ex art. 172 l. fall., sintesi e conclusione di tutta la sua attività.

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La fase che precede il fallimento: presupposti della sentenza dichiarativa e procedimento

29 Gennaio 2012 | di Mauro Vitiello

Istruttoria prefallimentare

L'Autore, dopo aver ricordato il recente percorso del legislatore nella delimitazione dell'area di fallibilità, analizza i due requisiti sostanziali per l'assoggettabilità al fallimento, soffermandosi poi sul terzo presupposto dell'iniziativa di parte nonché, soprattutto, sui contenuti e sui profili pratico-operativi dell'istruttoria fallimentare, esaminati anche alla luce della giurisprudenza di legittimità intervenuta in materia.

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Gli effetti sui rapporti pendenti del concordato preventivo, dell'esercizio provvisorio e dell'affitto di azienda del fallito

26 Gennaio 2012 | di Mauro Vitiello

Rapporti giuridici preesistenti nel concordato

L'Autore constata come la disciplina generale prevista per i contratti pendenti al momento dell'apertura del concorso dei creditori non sia applicabile alle ipotesi in cui il fallimento sia accompagnato dall'esercizio provvisorio dell'impresa o dall'affitto dell'azienda; esamina quindi le norme applicabili di questi ultimi casi e affronta i possibili, conseguenti problemi pratici. Muovendo dalla stessa premessa dell'inapplicabilità della normativa di cui agli artt.72 e segg. l. fall., esamina il rapporto tra contratti pendenti e concordato preventivo, evidenziando i profili problematici derivanti dalla mancanza di alcuna previsione normativa.

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Stato dell'arte su nomina e poteri liquidatore e altri organi di direzione e controllo nel concordato con cessione di beni

19 Gennaio 2012 | di Giacomo Lucente

Organi del fallimento e della altre procedure concorsuali

Si analizza la figura del liquidatore giudiziale e degli altri organi di direzione controllo nel concordato con cessione di beni (commissario giudiziale e giudice delegato). L'autore muove dall'esame della norma di cui all'art. 182 l. fall., nel testo ante e postriforma della legge fallimentare soffermandosi poi sulle modifiche apportate da ultimo dal d.lgs. n. 169 del 2007. Particolare attenzione è inoltre dedicata al dibattito dottrinario relativamente alla natura cogente o derogabile di tale disposizione normativa e agli orientamenti della giurisprudenza di merito e di legittimità sul punto.

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Critica alla legge fallimentare riformata: il regime di mercato nel concordato preventivo

11 Gennaio 2012 | di Carlo Bianco

Concordato preventivo: disciplina generale

L'applicazione della riforma fallimentare nei sei anni che corrono dalla sua emanazione giustifica ormai una complessiva riflessione critica sui nuovi strumenti giuridici della gestione della crisi d'impresa: quale il concordato preventivo, l'accordo di ristrutturazione dei debiti e i piani di risanamento. La riforma attuata a partire dal D.L n. 35 del 14 marzo 2005, era da tempo reclamata, in quanto gli operatori economici lamentavano l'assenza di un istituto giuridico efficace che regolasse lo stato di crisi delle imprese, atteso che l'istituto dell'amministrazione controllata (poi abrogato) si rivelava inadeguato per i rigorosi vincoli legislativi e per un controllo giudiziario degli organi deputati poco inclini a seguire le complesse dinamiche della ristrutturazione dell'impresa, tanto da preferire il fallimento. L'assenza di regole adatte alla gestione della crisi ed il mancato successo delle esperienze tentate con soluzioni “stragiudiziali” frustravano le iniziative dei privati per trovare le soluzioni alternative più idonee rispetto al fallimento. In sostanza la legge fallimentareante riforma non riconosceva di fatto lo stato di crisi, trascorrendo direttamente dall'imprenditore in bonis all'imprenditore insolvente. Tale lacuna ha alimentato un articolato e pluridecennale dibattito per ricercare delle soluzioni giuridiche più consone alle esigenze degli operatori economici, che reclamavano regole adeguate per gestire la crisi nella legalità. In questo contesto, dopo vari tentativi di riforma, nel marzo del 2005 si modificò la legislazione concorsuale rimasta pressoché inalterata per oltre sessant'anni, con il citato decreto legge (“Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale”). Già la stessa confermava che le attese il legislatore voleva “liberare” la gestione della crisi d'impresa per porla nelle mani degli operatori. Si tratta dunque, a distanza di sei anni dall'entrata in vigore della riforma, di fare un primo bilancio per comprendere fino a qual punto la riforma abbia portato a condizioni di mercato più efficienti, come era nelle attese degli operatori economici e del legislatore stesso.

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