Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

Ambito dell’automatic stay e contenuto essenziale dell’ADR

04 Gennaio 2012 | di Federico Rolfi

Corte d'Appello di Milano

Automatic stay

Il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive derivante dalla pubblicazione nel registro delle imprese della proposta di accordo di ristrutturazione (ADR) con contestuale istanza di concessione dell'inibitoria ai sensi dell'art. 182-bis, comma 6, l. fall. non si estende ai procedimenti per dichiarazione di fallimento. La contemporanea pendenza di questi ultimi con un procedimento ex art. 182-bis, comma 6, l. fall., tuttavia, rende opportuna la trattazione congiunta di tutti i procedimenti anche perché la valutazione della proposta di accordo di ristrutturazione può incidere sulla valutazione dello stato di insolvenza. Poiché, però, deve ritenersi radicalmente inammissibile una proposta di accordo che non sia accompagnata dalla documentazione indicata dalla legge, legittimamente il tribunale può procedere alla declaratoria di fallimento dell'impresa, senza neppure convocare il contraddittorio sull'istanza ex art. 182-bis, comma 6, l. fall.

Leggi dopo

La modifica sostanziale della proposta, il sovraprezzo come “risorsa esterna” e le regole del suo impiego

22 Dicembre 2011 | di Luigi Amerigo Bottai

Tribunale di Milano

Modifica della proposta di concordato

La modificazione della proposta di concordato preventivo deve essere qualificata come nuova proposta, da sottoporre al Tribunale per tutte le verifiche previste dagli artt. 160 e segg. l. fall., allorché diversi (rispetto all’originario piano concordatario) si presentino i mezzi attraverso i quali soddisfare i crediti o quando si prevedano pagamenti solo parziali dei creditori privilegiati e/o differente suddivisione in classi del ceto creditorio.

Leggi dopo

Trasferimento fittizio di sede legale e giurisdizione competente

21 Dicembre 2011 | di Dario Spadavecchia

Tribunale di Torino

Procedura principale e secondaria

La competenza ad aprire la procedura di insolvenza di un' impresa avente sede in uno Stato membro della UE spetta ai giudici dello Stato in cui è situato il centro degli interessi del debitore. Ove anteriormente all’istanza di fallimento la società abbia trasferito all’estero la propria sede legale, con conseguente cancellazione dal Registro delle Imprese, e tale trasferimento appaia fittizio, permane la giurisdizione del Giudice del paese originario. L’onere della prova del carattere fittizio del trasferimento verte in capo al creditore istante (massima).

Leggi dopo

Dichiarazione di fallimento: la giurisdizione italiana in caso di trasferimento della sede sociale del debitore all'estero

21 Dicembre 2011 | di Vincenzo Palladino

Cass. Civ.

Giurisdizione e competenza

Conclusosi, in primo grado, il procedimento per la dichiarazione di fallimento, in relazione al quale siano stati proposti i ricorsi per regolamento preventivo di giurisdizione, ed in pendenza di tali ricorsi, con la dichiarazione di fallimento della società e la conseguente nomina del curatore, e proposti gli stessi ricorsi dalla società fallita e dal suo ex legale rappresentante, il curatore, divenuto medio tempore parte, può intervenire nel giudizio per regolamento ed interloquire sulle questioni concernenti l’ammissibilità e la procedibilità del ricorso, prospettabili a seguito della intervenuta sentenza dichiarativa di fallimento.

Leggi dopo

Oltre Eurofood: caso Interedil, prevalenza diritto UE e rafforzata presunzione di coincidenza del COMI con sede statutaria

19 Dicembre 2011 | di Giorgio Corno

Corte di Giustizia UE

Centro degli interessi principali

La nozione di «centro degli interessi principali» del debitore (“COMI”), di cui all’art. 3, n. 1, del Regolamento (CE) del Consiglio 29 maggio 2000, n. 1346, relativo ad alcuni aspetti delle procedure d’insolvenza, deve essere interpretata - in assenza di una specifica definizione contenuta all’interno del regolamento - con esclusivo riferimento al diritto dell’Unione, privilegiandosi il luogo dell’amministrazione principale della società debitrice, determinabile sulla base di elementi oggettivi e riconoscibili dai terzi.

Leggi dopo

Credito del concedente in leasing in caso di bene non reperito dal curatore

15 Dicembre 2011 | di Marco Terenghi

Tribunale di Treviso

Leasing

Qualora, dopo lo scioglimento del Curatore dal contratto di leasing, il bene che ne è oggetto non venga restituito al concedente, costui ha diritto ad insinuarsi per un credito pari al controvalore del bene calcolato alla data del fallimento (massima).

Leggi dopo

Diritto di voto dei creditori postergati

09 Dicembre 2011 | di Luca Mandrioli

Tribunale di Milano

Postergazione

Nell’ambito della procedura di concordato preventivo i creditori postergati in forza del disposto dell’art. 2467 c.c. ovvero di un accordo di postergazione volontaria sono privi del diritto di voto, sicché la classe dagli stessi formata è dotata di carattere meramente apparente, potendo essere considerata tale esclusivamente sotto il profilo descrittivo.

Leggi dopo

Condizioni di ammissibilità della proposta concordataria e concordato con parziale cessione dei beni

30 Novembre 2011 | di Nicola Bottero

Tribunale di Torino

Concordato preventivo: disciplina generale

È inammissibile la proposta di concordato preventivo che sia presentata in forza di una delibera del consiglio di amministrazione indeterminata quanto alle condizioni del piano concordatario, atteso che ai sensi dell’art. 152, comma 2, l. fall., richiamato dall’art. 161, comma 4, l. fall., la proposta e le condizioni del concordato delle società devono essere deliberate dagli amministratori. La delibera del consiglio di amministrazione indeterminata in relazione alle condizioni del piano concordatario è insuscettibile di essere integrata ai sensi dell’art. 162 l. fall., posto che tale norma consente al Tribunale solamente di richiedere integrazioni del piano e non delle condizioni di proponibilità della domanda.

Leggi dopo

Inesperibilità dell’azione revocatoria verso un altro fallimento

23 Novembre 2011 | di Filippo Lamanna, Giorgio Jachia

Cass. Civ.

Azione revocatoria ordinaria

Non è ammissibile un'azione revocatoria, ordinaria o fallimentare, nei confronti di un fallimento, stante il principio di cristallizzazione del passivo alla data di apertura del concorso ed il carattere costitutivo della predetta azione; il patrimonio del fallito è, infatti, insensibile alle pretese di soggetti che vantino titoli formatisi in epoca posteriore alla dichiarazione di fallimento e, dunque, poiché l'effetto giuridico favorevole all'attore in revocatoria si produce solo a seguito della sentenza di accoglimento, tale effetto non può essere invocato contro la massa dei creditori ove l'azione sia stata esperita dopo l'apertura della procedura stessa. (Fattispecie relativa ad azione proposta dal curatore del fallimento di una società nei confronti di altra società fallita e volta alla dichiarazione di revoca di pagamenti fatti da una prima società alla seconda allorché entrambe erano ancora in bonis e alla pronuncia di condanna alla restituzione della corrispondente somma).

Leggi dopo

Gruppi di imprese e scissione degli accordi di ristrutturazione

11 Novembre 2011 | di Federico Rolfi

Tribunale di Monza

Gruppi di società

Poiché il legislatore non ha disciplinato il fenomeno degli accordi di ristrutturazione di gruppo, deve ritenersi che ciascuna società del gruppo medesimo sia tenuta a presentare un autonomo ricorso per omologazione, basato su un altrettanto autonomo piano industriale, ed accompagnato da un’autonoma relazione del professionista.

Leggi dopo

Pagine