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Avvocati: al via il XXXI Congresso nazionale forense, tra parametri, mediazione e riforma della professione

22 Novembre 2012 | Professionisti

Il XXXI Congresso nazionale forense, in corso a Bari, è l’occasione, per l’Avvocatura, di discutere tematiche che da tempo sono al centro di un dibattito tra le parti sociali, anche a causa dei rilevanti interventi, legislativi e della giurisprudenza, che si sono ripetuti negli ultimi mesi.
Il ruolo dell’Avvocatura. Guido Alpa, presidente del Cnf, in una lettera inviata agli Ordini e agli avvocati, rivendica per l’Avvocatura il ruolo di “presidio della democrazia”: il professionista, infatti, offre un servizio fondamentale ai cittadini, con una forma di responsabilità sociale che richiede libertà e autonomia.
Riforma forense. In questo senso, gli avvocati chiedono riforme della giustizia studiate con intelligenza e “non affidate ad interventi erratici, estemporanei e privi di qualsiasi logica sistematica”; auspicano che la riforma forense giunga al suo traguardo, dopo un iter durato troppi anni. In proposito, è stato accolto favorevolmente il ddl recentemente approvato dalla Camera.
Accesso selettivo alla professione. E proprio in tema di ulteriori riforme, si parla già di modifiche dell’accesso alla professione di avvocato: il Ministero della Giustizia ha predisposto un documento, frutto del confronto con le associazioni forensi, l’Oua e con il Miur, che formula tre distinte ipotesi di revisione dell’accesso alla professione forense, rendendolo più selettivo fin dal percorso di studi universitari. Una di queste ipotesi consiste, ad esempio, nella modifica del corso di laurea in giurisprudenza, con un quadriennio comune a tutti gli studenti e un quinto anno che, invece, si differenzia tra laurea generica e laurea specifica per le professioni legali: solo quest’ultima consentirebbe, in seguito, di partecipare all’esame di Stato e ai concorsi per magistratura e notariato.
Revisione dei parametri. Nel Congresso ci sarà spazio anche per discutere dei parametri per la liquidazione dei compensi, giudicati punitivi e irrazionali: il Cnf ha già impugnato innanzi al Tar il D.M. n. 140/12 e chiede modifiche, parlando di “dignità e decoro nella determinazione di una adeguata retribuzione”.
Su questo tema si sono concentrate forti critiche, la nuova normativa, infatti, è stata oggetto di accese discussioni e ha portato, da ultimo, a rinvii alla Corte Costituzionale per presunte illegittimità relative all'applicazione retroattiva. Ora sembrano essere state recepite alcune proposte di correzioni avanzate dall’Avvocatura: il ministro Severino, dopo un confronto con le associazioni forensi, si è detta disposta a rivedere i parametri.
Mediazione. Infine, continua l’opposizione alla mediazione obbligatoria, che il legislatore sembra voler mantenere in vita, nonostante la Corte Costituzionale ne abbia dichiarato l’illegittimità, per eccesso di delega. Di recente, infatti, sono stati presentati emendamenti a testi in discussione in Parlamento (prima alla legge di stabilità, attualmente alla legge di conversione del “Decreto Sviluppo-bis”), volti a reintrodurre l’obbligatorietà della mediazione, seppur per un periodo di tempo limitato, fino al 2017.
Il Cnf, in proposito, ha inviato un appello al Parlamento, affermando che “sarebbe poco rispettoso delle Istituzioni insistere su questa scelta ancor prima di conoscere le motivazioni della Corte. Sulla base di queste semplici argomentazioni gli emendamenti proposti dovrebbero essere dichiarati inammissibili o comunque respinti”.
Dal ministro della Giustizia, per ora, giungono rassicurazioni: “è opportuno aspettare” le motivazioni della Consulta, conferma. Ma di mediazione si parlerà ancora.

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