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Bancarotta: gli amministratori senza delega sono responsabili solo se informati dal Presidente o dall’A.d.

Nelle società di capitali, gli amministratori non operativi hanno il dovere di valutare l’andamento della gestione sulla base delle informazioni ricevute, e di attivarsi per impedire il verificarsi di fatti dannosi: per questo non sono imputabili per bancarotta se non sono stati informati, dal presidente del c.d.a. o dall’amministratore delegato, sui fatti pregiudizievoli. È il principio espresso dalla Corte di Cassazione, V sez. penale, nella sentenza n. 42519, depositata lo scorso 2 novembre.

Il caso. Un istituto di credito, posto in amministrazione straordinaria e in liquidazione coatta amministrativa, veniva dichiarato insolvente e il Tribunale di Salerno condannava l’ex presidente, vice-presidente e amministratore delegato del c.d.a. della Banca e una serie di altri imputati, tutti amministratori, per atti distrattivi che avevano determinato il dissesto dell’Istituto. In secondo grado, invece, veniva confermata soltanto la condanna per l’ex presidente, con assoluzione degli altri imputati.
La responsabilità degli amministratori privi di delega. Punto centrale della questione sottoposta all’esame della Cassazione attiene all’assoluzione degli amministratori non operativi. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza d’appello, sostenendo che sussistono specifiche posizioni di garanzia in capo a chi è chiamato a presiedere attività imprenditoriali all’interno di società di capitali, pur non avendo compiti di amministrazione diretta.
La Cassazione, però, ha l’occasione di affermare che la riforma della disciplina societaria del 2003 ha modificato, da un lato, il quadro normativo e la posizione degli amministratori chiamati a gestire la società e, dall’altro, ha "alleggerito gli oneri e le responsabilità degli amministratori privi di deleghe".
Posizione di garanzia e onere dell’agire informato. Sugli amministratori privi di delega non incombe più l’obbligo di vigilanza sul generale andamento della gestione, e al suo posto vi è ora “l’onere dell’agire informato”, sulla base delle informazioni ricevute dal presidente del c.d.a o dell’amministratore delegato.
E sono proprio le informazioni a costituire il parametro su cui fondare l’obbligo di attivarsi per impedire gli eventi dannosi: secondo la recente giurisprudenza gli amministratori sono solidalmente responsabili se, essendo al corrente di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento.
Il dovere di vigilanza attenuata, di cui alla nuova versione dell’art. 2392 c.c., viene così coordinato con la responsabilità per fatto omissivo, che incombe ex art. 40 c.p. su chi riveste una posizione di garanzia.
Per poter imputare il reato di bancarotta in capo al consigliere non operativo, insomma, occorre dimostrare, oltre alla rappresentazione dell’evento nella sua portata illecita, grazie alle informazioni ricevute, anche la volontaria omissione nell’impedirlo.
In mancanza di tali evidenze, non può che esservi assoluzione.

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