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Concordato post “Decreto Sviluppo”: il Tribunale di Milano detta una prassi operativa condivisa

Tribunale di Milano - Sez. II - Verbale 20 settembre 2012

Il c.d. Decreto Sviluppo, convertito in legge n. 134/2012 ha introdotto rilevanti modifiche alla legge fallimentare, in particolare alla disciplina del concordato preventivo.
La nuova normativa è operativa dall’11 settembre, essendo applicabile, in base al secondo comma dell’art. 33 d. lgs. n. 83/2012, alle “procedure di concordato preventivo e per l'omologazione di accordi di ristrutturazione dei debiti introdotti dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione”.
Al fine di chiarire eventuali incertezze, derivanti dalle novità legislative, e di adottare prassi condivise da tutti i giudici delegati, il Tribunale di Milano, nel corso di un plenum della Sezione Fallimentare dello scorso 20 settembre, ha fornito una dettagliata indicazione dei criteri interpretativi ed applicativi che verranno seguiti in materia di concordato preventivo, con specifico riferimento alla nuova figura del concordato con riserva (o pre-concordato).
La domanda di pre-concordato: necessaria l’assistenza di un avvocato. Viene, in primo luogo, precisato che la domanda è unica, sempre identica, sia nel caso di concordato definitivo, sia nel caso di concordato con riserva. Di conseguenza, è sempre necessaria l’assistenza di un avvocato.
Per ogni nuova domanda di pre-concordato il Presidente di Sezione nominerà un Giudice relatore, che resterà lo stesso, in veste di Giudice delegato, nelle successive fasi.
Il contenuto. La domanda può essere formulata nel modo più semplice, con il contenuto minimo previsto dall’art. 161, comma 6, l. fall., purché il debitore richieda la concessione dei termini per le successive produzioni. Ciò allo scopo di evitare confusioni con domande di concordati definitivi, che invece dovrebbero essere dichiarate inammissibili per difetto di prova.
Le verifiche del Tribunale. Viene, altresì, precisato che il Tribunale è tenuto a verificare: a) la propria competenza, ai sensi degli artt. 9 e 161 l. fall.; b) la regolarità formale della domanda; c) la presenza dei requisiti richiesti dalla norma, tra cui l’allegazione dei bilanci d’esercizio degli ultimi 3 anni e la mancata presentazione nel biennio precedente, da parte del debitore, di analoga domanda, con esito negativo.
I termini. In mancanza di richieste specifiche o, comunque, di giustificati motivi, il termine per la presentazione del piano, della proposta e della documentazione ulteriore dovrà essere concesso nel minimo - 60 giorni - con l’indicazione della data precisa di scadenza.
Obblighi informativi periodici. Il Tribunale chiarisce che gli obblighi informativi periodici, ex art. 161, comma 8, l. fall., devono essere disposti “solo quando si tratti di concordati preventivi di grande rilievo o, negli altri casi, quando siano fatte richieste particolari”. In ogni caso le informative dovranno assumere la forma di brevi atti esplicativi.
Altri chiarimenti riguardano il concordato con continuità aziendale (ai sensi dell’art. 186-bis l. fall.) e le autorizzazioni a pagamenti di crediti anteriori, al compimento di atti di straordinaria amministrazione e alla sospensione dei contratti in corso di esecuzione.

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