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I diritti camerali italiani sono compatibili con le regole comunitarie

04 Maggio 2012 |

Corte di Giustizia UE

Diritti camerali

La Corte di giustizia UE, con sentenza datata 19 aprile 2012, in causa n. C-443/09, ha statuito che il diritto camerale annuale dovuto in Italia alle Camere di Commercio è compatibile con la normativa comunitaria, in particolare non è in contrasto con l’art. 5 § 1 lett. c) della Direttiva del Consiglio UE 12 febbraio 2008 n. 7, riguardante il divieto d’imposizione indiretta, sotto qualsiasi forma, per la registrazione o per ogni altra formalità preliminare all’esercizio di un’attività alla quale una società di capitali può essere sottoposta in ragione della sua forma giuridica.

Secondo la Corte, infatti, tale norma non vieta l’istituzione di un’imposta dovuta annualmente per l’iscrizione di un’impresa presso una Camera di Commercio quando il fatto generatore del tributo consista non già nella registrazione della società o della persona giuridica titolare di un’impresa, bensì nella registrazione dell’impresa come tale, indipendentemente dalla forma giuridica dalla stessa assunta (in effetti il diritto camerale italiano grava sia sulle imprese aventi la forma di società di capitali, sia su quelle con un’altra forma giuridica, incluse le imprese individuali); tra l’altro il fatto che il diritto camerale sia ragguagliato al fatturato dell’impresa dimostra ulteriormente come esso non sia un onere correlato semplicemente alla forma della società.

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